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Le 5 migliori Serie Tv italiane che puoi trovare su Netflix

serie tv italiane netflix

Le serie tv italiane su Netflix sono numerose e variegate.

In massima parte si tratta, a dire il vero, di prodotti non propriamente all’altezza o che hanno fortemente deluso le attese, come nel caso di Curon. Ma non è sempre vero: esistono prodotti di grande qualità, ingiustamente trascurati, che Netflix ha messo a disposizione sulla sua piattaforma. C’è per esempio la migliore comedy italiana di sempre e tanti prodotti Originali tra le serie tv italiane di Netflix, davvero meritevoli. Abbiamo selezionato per voi i migliori cinque: una comedy, un drama e ben tre teen drama che nonostante le apparenze hanno saputo offrire racconti di notevole interesse. Forse il loro potenziale non è sempre stato sfruttato a pieno ma restano comunque ottimi prodotti, in alcuni casi eccellenti, che non potete proprio fare a meno di guardare. Scopriamoli insieme!

1) Boris

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Tra le serie tv italiane Netflix è quella comica per eccellenza: Boris rappresenta un ineguagliabile esempio di comedy ed è ormai entrata di diritto nel gotha dei migliori show ironici di sempre. Peccato soltanto per la difficoltà di esportarla negli altri paesi: sì, perché Boris ha un codice tutto suo che forse non può essere compreso all’estero senza quel “lost in translation” che fa tutta la differenza del mondo. Una prima difficoltà è sicuramente legata all’espressività dialettale, in particolare quella del vernacolo romano, difficilmente trasponibile in altra lingua. Ma il problema più grande è dato da quell’intreccio di botte e risposte, relazioni, modi di fare, atteggiamenti che restituiscono perfettamente alcune “macchiette” dell’Italia attuale e che in un altro paese si farebbe difficoltà a cogliere (e quindi a riderne).

Boris, infatti, non è una commedia scanzonata in cui le risate sono fini a se stesse ma un costante andirivieni di sketch satirici che mettono alla gogna quei modi di fare tipicamente italiani, soprattutto in ambiente lavorativo: siamo negli studi di una fiction tutta italiana e il nuovo stagista, Alessandro, si confronta presto con il cinico pragmatismo che lo circonda. Il regista, Renè, in passato speranzoso e voglioso, si trasforma nel presente di Boris in un disincantato manovale che mira solo a portare a casa la giornata, tra tempi da ottimizzare, scene da completare, manie delle star da gestire. Gli attori, per l’appunto: tronfie comparse che si atteggiano a grandi divi per negare a se stessi le loro scarse capacità attoriali. Ma a far da contorno c’è tutto un humus di elettricisti, produttori, aiuto-registi e macchinisti che completano il quadro il maniera magistrale restituendo un’immagine certo esasperata ma incredibilmente vivida di certa “italianità”.

È proprio questa capacità di incidere sulla visione dell’Italia il vero punto di forza (e debolezza, per l’impossibilità di esportarne l’eccezionalità) di Boris: viene dipinto un Paese di fanfaroni, affaristi ma soprattutto di cinici rassegnati. In quasi tutti i personaggi sembra leggersi un passato in cui si sono nutrite speranze e voglia di cambiamento ma il presente predica solo attaccamento alla poltrona e volontà di limitarsi al minimo sindacale. Si ride ma a tratti la visione si fa opprimente al pensiero dell’attualità di certe situazioni. La risata diventa così smorfia, si arricchisce di significato e riflessione, diventa critica violenta a un Paese che ha smesso di credere nel rinnovamento e che si chiude in una ostinata difesa dello status quo.

Boris è stato disponibile a lungo sulla Fox, per tramite di Sky, ora però abbiamo finalmente la possibilità di vederlo con la libertà dello streaming, senza orari, su Netflix. Senza ombra di dubbio uno dei prodotti di punta dell’intera piattaforma, non solo tra le serie italiane. Speriamo proprio sia l’occasione buona per molti di recuperare un gioiello che grazie alla capacità iconica di alcune espressioni vi farà cadere nel citazionismo compulsivo e che la profondità di sguardo imprimerà nel vostro cuore. Tra le serie tv italiane Netflix probabilmente la migliore.

2) Suburra

Suburra

Non è Romanzo Criminale ma tra le serie tv italiane Netflix è il miglior palliativo possibile. Suburra è il tentativo di Netflix di replicare i fasti della serie sulla Banda della Magliana attualizzando il racconto al presente, tra la criminalità di Roma e Ostia, in un costante incontro e scontro fatto anche, spesso e volentieri, di continue collusioni con la politica. Suburra è il sostrato di Roma, i bassifondi che nell’epoca classica costituivano un luogo fisico, un miserabile quartiere tra i meno raccomandabili. Ma era anche il luogo dei segreti e delle perversioni, di quella nostalgie de la boue che accendeva le passioni e metteva in contatto con la Roma più viva e popolana.

Così anche la serie Netflix diventa luogo in cui incontriamo i personaggi più bassi, infimi ma nello stesso tempo autentici e intriganti. A partire da Samurai, il vecchio criminale che si rinnova nella nuova Mafia Capitale destreggiandosi tra sopraffazione con i clan criminali più deboli e tentativi di stringere rapporti con la politica cittadina. Ma i grandi protagonisti sono Aureliano Adami, un lanciatissimo Alessandro Borghi, nella parte di un giovane e ambizioso attivo negli ambienti criminali di Ostia. A far da inaspettato compagno Spadino, un giovane di etnia sinti che maltollera il suo ruolo subalterno e la gestione generale della sua comunità.

La serie ha il grande merito di restituire personaggi molto credibili, vivamente ispirati al contesto romano, che si destreggiano a loro agio tra le ambientazioni di una Roma decadente e crepuscolare. C’è capacità di creare un’immagine eterogenea di certi ambienti, analizzati da prospettive diverse e colti nei loro tratti salienti. Alla necessaria resa drammatica di certi aspetti corrisponde una grande consapevolezza nell’analisi della criminalità locale, frutto di attente indagini preliminari che hanno portato gli autori di Suburra a uno script credibile e ben fondato. Prima serie italiana a presentare un mafioso omosessuale, lo show riesce ad appassionare dall’inizio alla fine grazie a questo intreccio coerente ma anche della forza dei personaggi che entrano da subito nell’immaginario dello spettatore tramite un’iconicità unica. Non da meno anche la fotografia che gioca spesso con il chiaroscuro e ha il grande merito di centellinare le immagini “plastiche” di Roma che diventano invece sfuggenti, incerte, sfocate.

ll focus non è la grande Roma “imperiale”, la Roma pubblica, ma il sostrato pruriginoso di persone che vivono nei bassifondi, sopravvivono di espedienti, provano ad elevarsi nutrendo ambizioni a volte eccezionali. È una Roma sporca, imbruttita, sorda a ogni grido d’aiuto: le sponde fangose del Tevere, i barconi, il lungomare di ostia, i campi nomadi, l’oscurità dietro la quale tutte queste figure si nascondono e operano. Da alcuni paragonata a Narcos, Suburra condivide con l’altra grande produzione Netflix la presenza costante di droga e violenza e un percorso coerente e irresistibile di ascesa sociale. Più personale quello di Narcos, collettivo e multidirezionale in Suburra in cui come in un immenso risiko perdi e conquisti territori con la facilità di un lancio di dadi.

Tra le serie tv italiane Netflix, e anzi, non solo tra quelle disponibili sulla piattaforma, rappresenta un passaggio obbligato, da recuperare e apprezzare nella sua cruda ma appassionante complessità, in un gioco di lotte che vede Roma, silenziosa e indifferente, a far da sfondo alla decadente realtà criminale di Mafia Capitale.

3) Baby

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Serie spesso troppo frettolosamente messa da parte, dopo una campagna pubblicitaria in pompa magna, tra le più imponenti tra quelle delle serie tv italiane Netflix, soprattutto per le strade di Roma, Baby non è forse il capolavoro atteso ma merita tutta la vostra attenzione. La vicenda trae spunto dal fatto di cronaca ben noto delle baby squillo della capitale che tanto colpì l’opinione pubblica. Cosa aveva spinto queste giovani della Roma Bene a guadagni tanto infami? Quale rete si celava dietro l’iniziativa delle ragazze? Baby cerca di dare delle risposte a modo suo, romanzando e provando a restituire una prospettiva che in parte coglie nel segno.

Le protagoniste sono Chiara e Ludovica, due ragazze come tante e inizialmente distanti tra loro ma che condividono qualcosa che le metterà presto in contatto: si tratta di due facce diverse, una più sboccata e ribelle, l’altra timida e introversa, di una stessa medaglia fatta di quelle incertezze e fragilità tipiche dell’adolescenza. Alla patinata realtà di un perbenismo che coinvolge ogni ambito, da quello familiare a quello scolastico, si nasconde la ricerca di autenticità di chi affronta i grandi interrogativi della sua maturazione. L’ipocrisia che investe ogni cosa non può essere ignorata dalle smaliziate protagoniste: il loro rifiuto al perbenismo diviene atto di ribellione e ricerca di autenticità, desiderio di essere volute, piacere nel controllare gli altri attraverso la propria sensualità. C’è indipendenza, voglia di maturare, a modo loro, di essere padrone di sé e degli altri, di abbracciare la parte più vera, seppur brutale, della realtà.

Tirandosi via dal mondo patinato fatto di divise scolastiche e incapacità di fornire un ponte comunicativo da parte di insegnanti e famiglie, Chiara e Ludovica finiscono in breve in quella realtà autentica tanto agognata, una realtà in cui possono essere protagoniste e adulte -così vengono considerate e guardate- ma che in breve si mostra in tutta la sua complessità e pericolosità.

Non mancano momenti bassi, eccessi di trash, qualche giro a vuoto ma sicuramente il peccato più grande è quello di non aver saputo restituire a pieno tutta la complessità di queste ragazze e solo parzialmente la loro, innegabile, superficialità. Il racconto, messo in altre mani, con altri e ben più profondi presupposti, avrebbe potuto diventare straordinaria disamina sociale. Il risultato invece si ferma alla porta di ingresso: non perché non sappia ben rappresentare certa parte dell’attuale mondo adolescenziale. Tutt’altro: anzi, è serie notoriamente apprezzata dai giovani, segno che si è riusciti a restituire verità in questa messa in scena. Ma quello che è mancato è stato lo sguardo critico. Laddove l’analisi viene tentata si cade immancabilmente nel solito occhio confuso e distante dell’adulto che non comprende quel mondo, seppur riesce a rappresentarlo. A volte perfino in una visione di superiorità, per nulla utile ai fini narrativi.

Ma al di là di queste pecche e imperdonabili occasioni perse che avrebbero potuto rendere Baby un gioiello, la serie merita comunque di essere vista per comprendere più da vicino certi modi dell’adolescenza, certi atteggiamenti in cui vasta parte dei ragazzi pure si rivedono. La configurazione teen, da questo punto di vista, rappresentando da un lato un motivo di apprezzamento per i più giovani diviene anche per il pubblico adulto occasione per avvicinarsi a un mondo che scoprirà essere molto più smaliziato, furbo e ricettivo di quanto non si penserebbe.

Da vedere a tutte le età: tra le migliori serie tv italiane Netflix.

4) Skam Italia

Skam

Sembra proprio che Netflix guardi all’Italia soprattutto rivolgendosi a un pubblico adolescente. Come Baby e, come vedremo, Summertime, anche Skam è un prodotto tipicamente teen. Dal successo norvegese si è passati alle tante trasposizioni, compresa quella italiana, originariamente prodotta da TimVision e che ha visto poi l’acquisizione da parte di Netflix dando nuovo lustro a questo show. Anche in questo caso siamo in un liceo di Roma e ci troviamo di fronte alla quotidianità dei giovani. Nessun evento eccezionale o che trascende il quotidiano: solo la semplice realtà di un gruppo di ragazzi pronti a fare i conti con i problemi e le difficoltà di sempre. La componente sociale in Skam acquisisce un peso determinante prendendosi l’onere di affrontare temi sensibili e complessi come il body shaming, l’omofobia, il razzismo e le discriminazioni in tutte le diverse declinazioni.

Il risultato è interessante, constantemente oscillante tra un prodotto teen classico e qualcosa di più, pronto a venire meno a certa retorica spicciola, a sentimenti a buon mercato e romanticismo di bassa lega. Non si disdegna un’attenzione più cruda e disincantata ai giovani, ormai smaliziati, scafati e consapevoli, sessualmente, emotivamente e intellettivamente, rispetto al passato. Non mancano, certo, momenti in cui un certo trash sembra farsi volutamente largo ma l’ironia che pure accompagna la messa in scena fa da contraltare credibile a quelle rappresentazioni più basse e banali.

5) Summertime

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Altro prodotto originale tra le serie tv italiane Netflix, sono molti i punti in comune che Summertime ha con la già citata Baby.

Sicuramente il target, adolescenziale, per quello che si configura come un teen drama tipicamente estivo. Ma le qualità della serie elevano questo prodotto sopra gli altri e lo rendono degno del vostro interesse anche se non siete più tanto giovani. Come per Baby il mondo dei ragazzi di oggi è analizzato con una buona capacità espressiva restituendo un’immagine coerente e che ha ottenuto tante critiche positive. Uno dei grandi meriti è senz’altro quello di una eccellente colonna sonora. Basti pensare ai Coma Cose (già prima del loro successo a Sanremo), Frah Quintale, Salmo 126 e molti altri giovani cantautori italiani che danno alla serie sfumature sempre nuove e perfettamente coerenti col racconto. Il mondo descritto nei testi è quello dei grandi, piccoli temi: dall’amore che erompe potente negli anni dell’adolescenza, al disagio generazionale passando per il tentativo di creare una propria identità e visione del mondo. Summer, Alessandro, Dario, Sofia e tutti gli altri protagonisti trovano così una spalla perfetta alle loro avventure, pensieri ed emozioni in questi testi, attentamente selezionati.

Anche la seconda stagione, uscita lo scorso 3 giugno, si è confermata eccellente grazie anche all’ingresso di un’altra giovane promettentissima della musica italiana: Ariete, cantautrice che con la sua immatura maturità compone una poesia che va dritta al cuore dell’ascoltatore cantando di passione, disagio e diversità. Insomma, Summertime si mostra sempre sul pezzo, pronta a intercettare riflessioni interiori e spinte emotive della Gen Z. E lo fa non solo nella colonna sonora ma anche nel racconto: niente intrecci arzigogolati o complessi drammi ma la semplice quotidianità di una generazione che vive di sogni ma anche smaliziato realismo ed è costretta a confrontarsi giornalmente con le difficoltà di un’età di mezzo.

Il risultato è senza dubbio efficace e se nella prima stagione poteva registrarsi qualche incertezze a livello tecnico, la nuova stagione pare riuscita ad acquisire sempre più consapevolezza dei propri mezzi e sicurezza registica. Insomma, una serie che cresce e che può ancora restituire molto. I limiti sono quelli per certi versi già esposti per Baby: un’eccessiva semplificazione delle tematiche che pur restituendo il punto di vista dei ragazzi manca di analizzarlo coerentemente e in maniera critica. Si percepisce, distinta, la distanza culturale e anagrafica tra chi ha pensato la serie e quella generazione che fa da protagonista. In questo la narrazione scade e si perde in una superficialità d’analisi che non le rende merito. Basterebbe davvero poco per elevare ulteriormente Summertime ma intanto ci accontentiamo (si fa per dire) di emozionarci e rivederci in amori, rivalità, incompresioni e dubbi di un’età che, forse, non ci appartiene più ma a cui siamo ancora, irrimediabilmente, legati. Una delle migliori serie tv italiane Netflix.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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