6. It’s Always Sunny in Philadelphia

It’s Always Sunny in Philadelphia è una serie molto particolare, perché è una anti-sitcom: invece di personaggi adorabili che imparano una lezione, mette al centro cinque protagonisti egoisti, meschini e moralmente discutibili, e non li redime mai. Creata da Rob McElhenney e in onda dal 2005, è una delle comedy più longeve di sempre e una delle più radicali nel panorama televisivo contemporaneo. La serie segue le disavventure di The Gang, un gruppo di amici proprietari del malandato Paddy’s Pub a Philadelphia. Ogni episodio parte da una situazione banale, una questione politica, un trend sociale, una rivalità, che degenera rapidamente in caos, immoralità e assurdità. (Volete saperne di più?)
Nella serie vi è un’assenza totale di moralismo, infatti, a differenza delle sitcom tradizionali, qui i protagonisti non crescono e non imparano nulla. I protagonisti sono bersaglio di una satira estrema, affrontando temi delicati in modo provocatorio e mostrando la loro ignoranza e egoismo. Tutto ciò è dovuto alla libertà creativa di cui dispone la serie, grazie alla sua nascita su FX. Realizzata con un budget ridotto, ha mantenuto uno spirito indipendente e sperimentale. I motivi per cui è tanto amata all’estero sono legati al genere stesso della serie, che si rifà al cringe e alle tradizionali dark comedy anglosassoni. Presso il pubblico italiano, la serie non ha riscosso molto successo poiché l’umorismo utilizzato è culturalmente specifico e molte battute fanno riferimento a dinamiche sociali americane. Inoltre, essendo politicamente scorretta, può risultare eccessiva o fraintesa fuori dal contesto originale. It’s Always Sunny in Philadelphia è scorretta, nichilista e spesso volutamente sgradevole. Ma dietro l’apparente volgarità c’è una scrittura estremamente intelligente, e per questo è una serie tv da vedere.






