Allora, partiamo da una premessa: non è un articolo finalizzato a parlare male delle serie tv coinvolte. Quelle che potremmo definire serie tv algoritmiche, in sostanza. Se state cercando questo, non è il pezzo giusto per voi. Perché sì: questi titoli potrebbero essere più o meno validi, più o meno apprezzabili da chi scrive o più in generale dalla critica e dal pubblico, ma il punto non è quello. Il punto è distinguere, per quanto possibile, le serie tv che nascono con l’intento di rimanere – poi realizzato o meno, altra storia – da quelle che vengono concepite col fine deliberato di offrire un intrattenimento più essenziale. Per essere guardate passandoci rapidamente, più che per viverle abitandoci dentro.
Il chiarimento è doveroso: il famigerato algoritmo può sì essere un problema, ma fino a un certo punto. E dipende sempre dalle condizioni. Perché sarebbe un errore demonizzare questa forma d’intrattenimento: coinvolge, diverte e tiene di fronte allo schermo tantissima gente, quindi ha di per sé dei meriti. E li ha anche perché si presta, talvolta, ai gusti di un pubblico alla ricerca di qualcosa di più elaborato: che si voglia ammettere o meno, i prodotti di facile consumo interessano un po’ tutti.
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