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Che fine ha fatto la NBC delle grandi sitcom?

Chandler Bing in una scena iconica di Friends, serie monumento della NBC

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Vi siete domandati da dove provengono molte delle vostre sitcom preferite? E no, non parliamo delle piattaforme di streaming: nel mondo attuale, è molto più banale individuare l’origine delle serie tv che si guardano ogni giorno. Parliamo delle sitcom che hanno scritto alcuni tra i capitoli più importanti della serialità televisiva. Sono titoli che ancora oggi rappresentano elementi fondamentali del nostro bagaglio socioculturale. Ecco, fate un gioco se vi va: date un’occhiata ai network che li distribuiva originariamente, e vi renderete conto di aver visto un’infinità di sitcom della NBC.

L’elenco sarebbe lunghissimo e ve lo risparmiamo volentieri. Ma facciamo giusto alcuni esempi per orientarci: da Friends a The Office, passando per Seinfeld, Cheers, Willy il Principe di Bel-Air, Frasier, Will and Grace o Community, trascorremmo giorni per offrire un quadro completo.


Abbiamo a che fare, d’altronde, con un elenco mastodontico di sitcom che hanno fatto le fortune della NBC. Uno dei network di riferimento della tv americana.

Un vero e proprio re, spesso al vertice tra gli anni Ottanta e Novanta proprio grazie al successo straordinario delle sue serie comiche. Serie e non solo: il Saturday Night Live è ancora un’istituzione regina della televisione statunitense, ma è ormai considerabile come ultimo baluardo di un’era ormai conclusasi da tempo.

Come avevamo evidenziato di recente all’interno di un articolo dedicato alla golden age della NBC, infatti, oggi tutto è cambiato. Da un lato, l’ampliamento dell’offerta televisiva ha prodotto una frammentazione sempre più accentuata del pubblico. Le opzioni sono diventate così numerose da disperdere l’attenzione in direzioni sempre più diverse. Dall’altro, però, è interessante capire come sia stato possibile che un network come la NBC, capace di monopolizzare per decenni un’intera serata televisiva col brand iconico “Must See TV” (“La tv da non perdere”) sia oggi molto meno rilevante nel panorama globale. E pressoché assente, addirittura, in quello che un tempo era il suo regno.

La golden age della NBC e la Must See TV

Seinfeld
Credits: NBC

Partiamo da un presupposto, onde evitare fraintendimenti: l’obiettivo di questo articolo è di creare una sorta di allegato da unire al già citato approfondimento sulla golden age della NBC, quasi fossero due parti di un unico focus. Se preferite, potreste considerarlo addirittura un sequel, se non uno spin-off. Di conseguenza, non ci dilungheremo granché sugli elementi trattati in precedenza, rimandando alla sua lettura nel pezzo dedicato. Detto ciò, diamo comunque qualche riferimento di base.

La NBC ha vissuto un’epoca straordinaria a cavallo tra gli anni Ottanta e i primi Duemila. Non produceva solo sitcom – qualcuno ha detto E.R.? – ma è in quel genere che si è affermata per un lungo periodo come riferimento assoluto della televisione globale. Al punto che nella stagione 1993-94 propose per la prima volta una formula che verrà poi portata avanti negli anni con una forza distinguibile unica. Si parlava, in particolare, della serata del giovedì, destinata alla messa in onda di alcune delle serie tv di punta della NBC.

Dalle 20.00 alle 23.00-30 circa si susseguivano in un’unica soluzione serie tv che hanno scritto alcuni tra i capitoli più importanti del network.

Era già così anche nel corso degli anni Ottanta, ma fu solo in quel momento che la formula del “Must See TV” acquisì una rilevanza mediatica con pochissimi eguali. Nella stagione 1993-94, per esempio, la successione era la seguente: Mad About You, Wings, Seinfeld, Frasier e L.A. Law (oppure Homicide, a seconda del periodo).

Come illustrato nell’articolo originario, la NBC sviluppò nel tempo una rotazione dei suoi titoli di punta. Il quartetto più iconico resta Friends, Frasier, Seinfeld ed E.R. Basterebbe questo per rendere l’idea: il giovedì della NBC era un evento irrinunciabile per decine di milioni di spettatori. In scala, è un po’ quello che succedeva un tempo in Italia col posticipo domenicale della Serie A, o in precedenza con gli storici quiz del giovedì sera di Mike Bongiorno. Erano altre ere, ormai irripetibili. E non per il valore intrinseco delle opere, comunque rilevante: più che altro perché era più semplice catalizzare il pubblico di massa all’interno di eventi condivisi, anche solo per una carenza di alternative.

Alternative, tuttavia, esistenti già allora su più fronti per la NBC. La battaglia per la conquista del primato tra i network generalisti era serrata e aveva un valore socioculturale che ha scritto, per certi versi, la storia di un intero Paese.

I processi di evoluzione della televisione, prima passati attraverso l’irruzione delle tv via cavo con la conseguente ascesa della prestige tv, e poi con la rivoluzione dello streaming a partire dagli anni Dieci del Duemila, hanno però stravolto il panorama globale. Niente di nuovo per chi ci segue, ma a questo punto dobbiamo farci la domanda che rappresenta il vero fulcro dell’articolo: il tramonto delle sitcom NBC è legato unicamente a questo? Oppure ci ha messo del suo?

La nuova alba delle sitcom NBC e il caso 30 Rock

30 Rock, una serie per pochi
Credits: NBC

Facciamo un salto in avanti nel tempo, e individuiamo un periodo che rappresenta un vero e proprio spartiacque per la NBC. Tra il 2004 e il 2005, infatti, una sitcom iconica si è conclusa e un’altra altrettanto rilevante ha avviato il suo – tortuoso – percorso verso la gloria. Si passa, in poche parole, dal tramonto di Friends all’alba di The Office. Due serie diversissime, unite da un filo invisibile: entrambe, oggi, sono annoverate tra i migliori esempi possibili del genere. Le strade affrontate, tuttavia, furono differenti.

Friends non fu un instant cult ma riuscì a diventare l’icona di un intero decennio mentre era ancora in corso. The Office, invece, faticò a imporsi e arrivò a un passo dalla cancellazione dopo una sola stagione. Solo in seguito, grazie alla crescita costante e alla popolarità di Steve Carell, divenne il successo che conosciamo. C’è da aggiungere, però, che il successo postumo sia ben superiore a quello che ebbe fin quando rimase in onda.

Altrettanto potremmo dire, per esempio, a proposito della sua cugina televisiva, Parks and Recreation. Anch’essa zoppicò parecchio all’inizio, ma il tempo le ha restituito un corretto posizionamento nella storia televisiva.

La NBC, dal canto suo, affrontò una situazione particolare: la critica era piuttosto benevola nei confronti delle sue sitcom di punta, ma il pubblico non era altrettanto presente. Il network perse gradualmente rilevanza: non tanto perché le serie tv comiche proposte fossero meno valide, ma perché gli spettatori, scottati anche da alcuni esordi non all’altezza della situazione, non diedero sufficiente ossigeno alle nuove proposte del canale. I numeri non furono mai negativi – e non è un caso che si parli di serie tv andate avanti molto a lungo con centinaia di puntate – ma i competitor principali sembravano avere comunque una marcia in più nel rappresentare degli eventi fortemente rilevanti per il pubblico di massa.

Questo passaggio generazionale è ancora più evidente con un’altra comedy importantissima della NBC: 30 Rock.

Parlammo anche di questo in un articolo dedicato, intitolato “Quando piacere a pochi è un pregio, non un problema”. Nell’analisi avevamo sottolineato come la serie ideata da Tina Fey fosse tenuta in altissima considerazione dalla critica, vincendo decine di Emmy. Allo stesso tempo, però, aveva un pubblico piuttosto elitario. Con una sintesi brutale che tanto piacerebbe a Stanis La Rochelle, piaceva ai “ricchi” e agli “acculturati”. La questione è in realtà più complessa di così, ma emerge un dato considerevole: negli anni Duemila, la NBC scommise su un’autorialità raffinata all’interno delle sitcom. Furono scelte coraggiose e culturalmente rilevanti, ma incapaci di conquistare il pubblico di massa. Portò la prestige tv all’interno delle sitcom, sistematicamente: cambiavano le modalità da autore ad autore, ma questa era la linea di continuità su livelli diversi.

In fondo, non fu una novità assoluta. Le sitcom NBC si erano distinte anche in precedenza per una vocazione autoriale audace che ci ha regalato alcune tra le migliori sitcom di sempre.

Quella vocazione, però, portava con sé un pubblico di massa che le ha rese le icone popolari immortali ancora oggi ricordate.

Lo psichiatra Frasier durante una intervista radiofonica in una Serie tv da vedere su Paramount+
Credits: NBC

Un esempio su tutti: Frasier. Andata in onda oltre trent’anni fa, si distinse per la capacità visionaria di mettere in discussione i canoni del genere. Aveva una spinta ‘elitaria’, ma riusciva comunque a parlare al pubblico più ampio e trasversale. Piaceva ai “ricchi”, sì. Piaceva agli “acculturati”, certo. Ma piaceva anche al pubblico più tradizionale delle sitcom. Sapeva rappresentare sia la continuità che la rottura: era di lotta e di governo, direbbe qualcuno. Non è un caso che sia una delle sitcom degli anni Novanta meglio invecchiate in assoluto: al di là di alcuni timidi aspetti, è ancora oggi validissima per il pubblico contemporaneo.

Frasier è uno spunto, ma potremmo dire altrettanto per gran parte delle sitcom NBC andate in onda tra gli anni Ottanta e Novanta.

Seinfeld è un unicum del panorama globale, e non esagereremmo se inserissimo Scrubs nella medesima categoria. Serie tv come Mad About You o la stessa Friends apportarono significativi elementi di innovazione al genere, senza perdere per questo una natura rassicurante che tanto piace a chi cerca una sitcom di cui innamorarsi. Potremmo dilungarci a lungo, fin troppo: ognuna delle serie citate – e molte altre – è un caso di studio su come le sitcom possano restare ancorate alla tradizione e, al tempo stesso, osare verso nuove direzioni. Dice molto a proposito della visione globale della NBC: ha cavalcato la storia delle serie tv con grande autorevolezza, diventando a lungo la numero uno da ogni punto di vista.

Come si diceva, però, ha perso nel tempo la centralità assoluta che aveva assunto nel mondo delle sitcom. Negli anni successivi a 30 Rock, potremmo menzionare per esempio Community e The Good Place, protagoniste di due diverse stagioni che abbracciano un intero decennio. Niente di nuovo, anche in questi casi: parliamo di serie tv comedy che hanno alzato l’asticella dell’autorialità comica in televisione. E meritano per questo gli innumerevoli elogi che abbiamo dedicato a esse nel tempo. Purtroppo, però, sono serie tv sempre più apprezzate dalla critica e sempre meno capaci di conquistare la rilevanza di Seinfeld o Friends, serie tv che hanno dato vita a fenomeni globali ormai irripetibili.

Il network si così ritrovato nel tempo ad affrontare la necessità di rivedere i propri palinsesti. Per questo, ha scommesso progressivamente su generi più “sicuri”, preservando il proprio posizionamento sul mercato.

I classici procedurali, oggi, sono preferiti alle sitcom, un genere che sta vivendo di per sé una fase molto complessa e che non rappresenta più la garanzia assoluta di alcuni anni fa. D’altro canto, è evidente che negli ultimi tempi le comedy NBC siano calate globalmente anche sul piano qualitativo. La concorrenza delle piattaforme e l’espansione dell’offerta televisiva hanno ridotto gli spazi per puntare sui grandi autori. Troppo spesso, le comedy NBC sono finite dopo una stagione o poco più. Non mancano gli esempi nobili negli ultimi anni (rimarcare i meriti di Superstore è un ottimo modo per dimostrarlo) e altri si stanno affacciando timidamente all’orizzonte, ma è chiaro: la NBC non è più quella di un tempo. E le sue produzioni di genere non sono più le migliori in circolazione.

Restano gli echi di una storia gloriosa che ha fatto delle sitcom un fenomeno straordinario, pressoché irripetibile. Un fenomeno che ancora oggi accompagna tante nostre giornate tra un rewatch e l’altro. Il presente, però, parla un’altra lingua: il futuro, chissà. Il mercato televisivo è molto fluido, e al di là della concorrenza sarebbe importante avere ancora un network capace di puntare su un’autorialità comica raffinata e al passo coi tempi. È una spinta idealista, lo sappiamo. Tuttavia, è importante aggrapparsi a una speranza del genere: certe lezioni del passato, d’altronde, possono essere valide per assecondare le esigenze del futuro.

Antonio Casu