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Mozzie, il passepartout umano

Mozzie
Mozzie
Infame, ma necessaria premessa : codesto insieme di sillabe contiene qualche spoiler, se ne raccomanda la lettura a un pubblico di adulti consenzienti e coscienti di aver appena letto questo mini-foglietto illustrativo d’apertura. Tenere lontano dalla portata degli analfabeti.

45 anni fa un enigma diede ad un paradosso un abbraccio speciale” (CIT.) e da qui nacque uno dei personaggi più poliedrici, divertenti e interessanti della storia delle Serie TV : Mozzie.

Niente nome e cognome per questo ometto occhialuto, che altri non è se non uno dei protagonisti di “White Collar”, solo un buffo nomignolo derivante dalla sua passione infantile per la musica di Mozart, una melodia che accompagnava molto spesso le sue giornate nell’orfanotrofio in cui è cresciuto, privo di quei genitori che gli piace così tanto nominare, per poterli sognare con più costanza.

La sua figura parte in seconda fila rispetto a quelle di Neal Caffrey e Peter Burke, la cui pole position carismatica non è in discussione, eppure istintivamente il personaggio che ti viene più a mancare dopo aver finito le 6 stagioni è proprio Mozzie, ma perché? Per rispondere è bene conoscerlo un po’ meglio.

Mozzie
Mozzie

Truffatore, complottista, erudito, amante del buon vino, amico fidato : Mozzie è queste cose e molte altre. Meglio, MOLTISSIME altre. Si perché stiamo sostanzialmente parlando della spalla perfetta, in grado di riempire con maniacale precisione ogni buco lasciato dai protagonisti. Serve una battuta per smorzare la tensione? Eccola. Urge un esperto informatico per craccare il super computer di turno? Presente. L’ennesima delusione amorosa vi ha spezzato il cuore e non sapete dove andare a piangere? Sapete già a chi dovete citofonare.

Il suo lungo passato nel crimine (ha iniziato con il gioco delle 3 carte per le strade di New York, non manca mai di ricordarlo) abbinato al disturbo ossessivo compulsivo di cui chiaramente soffre l’hanno reso un passepartout umano, portatore sano di ogni tipo di competenza che spazi tra la letteratura russa di fine ‘700 alla fisica quantistica, il che lo rende un grandissimo del suo campo.

Certo, gli mancano la bellezza e la presenza di Caffrey, il suo più grande amico e socio, ma in tutto il resto Moz è come minimo al livello di Neal, anche perché le loro carriere sono sostanzialmente nate e proseguite parallelamente, sempre alla ricerca della prossima truffa da mettere in piedi e con gli sbirri alle calcagna.

Già, gli sbirri. Il nostro piccolo amico ha un pessimo rapporto con loro e con qualsiasi cosa abbia anche solo minimamente a che fare con il governo, questo perché, lo abbiamo già anticipato, stiamo parlando di un uomo convinto che Elvis sia una spia della CIA, che l’FBI usufruisca di tunnel sotterranei segreti in grado di favorirne i movimenti in tutto il Mondo e che Kennedy sia ancora vivo. Strambo? Senza dubbio, ma anche assai spassoso. Il lessico raffinato e il tono pacato di cui si serve per enucleare le sue idee costituiscono infatti l’elemento principale che rende Mozzie praticamente necessario nella vita di tutti noi “seriali”.

Neal e Mozzie
Neal e Mozzie

Tornando al suo rapporto con Caffrey, è bene dire che tra di loro c’è molto da condividere, ma anche alcune differenze cruciali. Ad esempio Neal avverte dentro di sé il bisogno di legarsi a qualcuno, mentre Mozzie mette il lavoro al primo posto e sfugge volutamente ai rapporti umani. L’uno scende molto spesso a compromessi, l’altro assume costantemente posizioni estreme e non trattabili. Il primo si fida di Peter, il secondo no.

“Mister FBI”, l’appellativo con cui molto spesso si rivolge a Burke, rappresenta tutto ciò che Mozzie ha combattuto fin da quando era bambino : i regolamenti. Per un anarchico come lui, il viso spigoloso e il carattere da boyscout di quell’agente sono inizialmente indigesti e la cosa è ovviamente reciproca, tuttavia piano piano i due finiranno con il riconoscersi tacitamente il loro rispetto e addirittura collaboreranno, anche perché il nano va a genio ad Elizabeth, e tutti sanno chi porta i pantaloni in quella casa.

Mozzie ed Elizabeth Burke
Mozzie ed Elizabeth Burke

Nonostante qualche sporadico legame, però, Mozzie rimane fondamentalmente un solitario. La sua personalità abrasiva lo rende difficilmente collocabile all’interno della società, e non a caso lui sceglie di stare al di fuori di essa, sceglie di essere un fuorilegge.

Uno con quell’intelligenza, quell’umorismo, quella profondità d’animo e quelle competenze potrebbe fare le fortune di qualche grande azienda, fare leva sui vantaggi del sistema capitalistico e arrivare a ricoprire una posizione importante, magari con accanto la donna giusta. Invece no. Quel gioco prevede regole ingiuste, meglio farne un altro, tanto eccitante quanto rischioso, tanto sbagliato quanto romantico, meglio essere un criminale.

L’epilogo che gli sceneggiatori hanno scelto per le sue vicende è tutto sommato abbastanza deludente, ovverosia con l’accettazione del suo nome legale (Teddy Winters) e l’apparente volontà di cambiare vita, ma in cuor nostro sappiamo che è impossibile; un truffatore è un truffatore finché non smette di respirare, e allora a noi piace immaginarcelo sprofondato in una poltrona elegante che non gli appartiene, intento a sorseggiare del Chianti e a leggere un libro di storia rinascimentale, pensando nel frattempo in quale isolotto caraibico potrebbe essersi nascosto Steve Jobs!

 

 

 

 

Written by Jacopo Bertone

Sono un appassionato di serie tv, studente di psicologia, aspirante telecronista, drogato di sport e giornalista in erba...in poche parole, un nullafacente con un sacco di cose da dire.

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