6) Stanis La Rochelle è uno dei Migliori personaggi delle Serie Tv nati da Boris

Dal mondo del poliziesco passiamo a quello di Boris, una delle Serie Tv che più hanno rivoluzionato il panorama televisivo, dando vita – tra le tante cose – a personaggi diventati rapidamente simboli della televisione italiana. Tra questi troviamo Stanis La Rochelle, protagonista de Gli Occhi del Cuore e classico divo pieno di sé, convinto di essere un grande artista. Peccato che la realtà sia ben diversa, e che sia in realtà un attore molto limitato nelle sue capacità recitative. Uno dei suoi tratti principali è l’ego smisurato, che genera un costante contrasto tra ciò che vede lui e ciò che vedono gli altri. Tutto ciò che gli importa è la popolarità, il successo e il riconoscimento del pubblico. Per questo ogni sua decisione si basa su quanto potrà renderlo visibile, più che sulla qualità del lavoro.
Nonostante questi aspetti negativi, ma iconici, Stanis La Rochelle è da sempre considerato uno dei personaggi che meglio incarnano il senso di Boris, tutto ciò che si nasconde dietro le risate. Rappresenta una critica precisa al sistema televisivo italiano, dove spesso conta più l’apparenza e il successo commerciale che il vero talento. Ma la sua spavalderia nasconde anche profonde insicurezze e un bisogno costante di conferme, oltre a un forte timore di perdere il successo. Ed è proprio questa fragilità a conferirgli, nonostante tutto, una dimensione umana che lo rende meno spietato di quanto sembri.
5) Rocco Schiavone

Ad aprire la Top 5 non poteva che esserci un personaggio come Rocco Schiavone, una delle figure più poetiche delle produzioni italiane. Rocco Schiavone non voleva diventare grande, non voleva diventare imbattibile. Voleva soltanto allontanarsi dal caos per fare i conti con la morte di Marina, sua moglie e sua musa. Se Dante aveva la sua Beatrice, Petrarca la sua Laura, Rocco ha e continua ad avere la sua Marina. La custodisce in un angolo di sé, tra un momento e l’altro del suo lavoro. Le chiede consiglio, perché è l’unica che può capirlo. Il loro è un rapporto che va oltre il sentimento umanamente comprensibile, un legame indissolubile che prescinde dal tempo e dallo spazio e che, in modo permanente, lo tiene ancora in vita emotivamente.
Vicequestore della polizia di Roma, si trasferisce ad Aosta continuando a svolgere il suo lavoro. Lo fa in modo cinico, disilluso. Non crede più in niente e nulla di ciò che accade intorno a lui riesce a sorprenderlo. Rocco sa. Conosce già quel dolore. E conosce anche la brutalità umana. E questa diventa presto la storia di un uomo qualunque che lotta contro un male comune, più comune di quanto si possa immaginare. È la storia di chi prova a sopravvivere raccontando il proprio dolore nel modo più umano e vicino alla realtà possibile, riuscendo a trarre da esso sempre nuove cose da dire, o da non dire. Perché il dolore cambia, si trasforma. Ma l’unica certezza è che non ci abbandona mai davvero. E questo Rocco Schiavone ha sempre saputo raccontarlo.






