Better Call Saul

- Disponibile su Netflix.
Sono passati quattro anni, ma molti di noi stanno ancora là. In una cella in bianco e nero, proveniente da pagine cinematografiche passate eppure presenti, parte della nostra quotidianità. Sentiamo ancora l’odore della sigaretta che condividono Jimmy e Kim, l’ennesima. Un momento d’intimità che non ha bisogno di troppe parole, troppi sguardi: è un’energia intangibile che attraversa ogni cosa, arrivando a noi con una forza immutata. Better Call Saul scivola così verso un finale che la immortala definitivamente nell’Olimpo televisivo, senza risparmiare i suoi personaggi e dedicando loro un’ultima carezza malinconica.
Quel bianco e nero che a un certo punto si pensava di poter mettere alle spalle è sempre là. E illumina la nuova esistenza di Jimmy McGill, finalmente capace di liberarsi dell’ombra di Saul Goodman dopo troppi anni di oblio. Una catarsi che si esprime soprattutto nell’arringa conclusiva in cui mette ogni tassello al proprio posto: non smentisce mai se stesso e ricongiunge i pezzi frammentati di un’anima che non si era mai dissolta totalmente, restituendoci l’identità definitiva di un personaggio dai troppi volti. Difficile chiedere di più a un finale: la critica lo sa, il pubblico pure. E oggi possiamo dirlo: Better Call Saul è riuscita nell’incredibile impresa di affiancarsi alla serie madre. Sembrava impossibile, ma evidentemente non lo era.
Uno dei migliori finali delle serie tv italiane: Romanzo Criminale

- Disponibile su Sky e NOW.
“‘Io stavo col Libanese’. È tutto in quel verbo volto al passato il senso del finale di Romanzo Criminale. La nostalgia per un tempo sorpassato e che non tornerà. In sottofondo sempre più forte, sempre più straziante il grido di Vasco, quel ‘Liberi… Liberi’ che sa di resa. Bufalo e Vasco insieme con la Storia condividono qualcosa. C’è un filo rosso che lega tutto”.
Il nostro Emanuele Di Eugenio lo dispiegherà poi nel suo approfondimento dedicato alla “potenza stratosferica dell’ultima scena”, celebrando nel miglior modo possibile il finale perfetto di una delle migliori serie tv italiane di sempre: Romanzo Criminale. Lo è perché ti si attacca alla pelle e non va più via, anche a distanza di decenni. Lo è perché l’eccezionale circolarità del racconto, dove il punto di partenza e il punto d’arrivo si sovrappongono perfettamente, racconta la storia di una parentesi in un quadro ben più ampio. Circoscritto, tuttavia, dallo scorrere degli eventi.
È una parentesi dalla quale uno dei suoi interpreti più rappresentativi non sfugge più, finendo per sentirsi legato a vita a un capitolo che appartiene ormai a epoche remote. Andando oltre le logiche della sopravvivenza, immortalato in un verbo al passato che diventa infinito. Romanzo Criminale finisce così, ma le parole non renderanno mai l’idea. Fatevi un favore, allora: recuperatela. Con la consapevolezza che una volta finita avrete solo una canzone in testa. E assumerà ogni volta un senso diverso.
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