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Da Merlino a “Merlin”: la storia infinita del mago supereroe

rapporto mentore-studente

Settembre 2008: i vertici di Mediaset hanno capito l’enorme potenziale della nuova serialità estera e decidono, forse per l’unica volta nella loro storia, di fare sul prodotto un investimento a medio-lungo raggio. Il discorso è facile: su Italia 1 mandiamo tre serie, insieme, una dopo l’altra: vediamo quale funziona e quella manteniamo per sempre. La scelta cade su una categoria: amarcord, ovvero riproposizione aggiornata ai tempi di tre storie, a loro modo, classiche. Il range è simpaticamente diversificato, è quasi un’analisi di mercato dell’utenza. Vinceranno gli amanti degli anni ’70 con Bionic Woman, la riproposizione de “La donna bionica”? O avranno la meglio gli amanti di Terminator e delle teorie anni ’90 con “The Sarah Connor Chronicles”? Infine c’era il prodotto per gli amanti del fantasy mitologico, ovvero “Merlin”. Tutti insieme, tutti nella serata domenicale di Italia 1, pronti ai nastri di partenza. Come andrà a finire?

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IL DIRITTO DI SOGNARE – Va a finire che Merlin straccia letteralmente gli avversari, sia in Italia (media di tre milioni di spettatori a puntata) che in Europa (sei milioni di spettatori), si merita la riconferma per cinque stagioni, produce merchandising proprio, mentre le altre due series chiudono i battenti abbastanza presto, nonostante le aspettative e il budget piuttosto alto. Cosa succede? Succede che in Italia soprattutto (ma in fondo anche in Europa), se c’è un genere che non ha mai conosciuto crisi nei secoli è quello del cantare epico (narrazioni di battaglie con la storia personale dei protagonisti) e nelle sue varie declinazioni moderne. Il prodotto in assoluto più notevole e famoso è costituito da tutto ciò che ruota intorno alla corte di Re Artù, di cui Merlin fa un sunto molto (a volte troppo) romanzato, ma inserendo trame che non stancano e non stancheranno mai. Merlin, per dirla, in altro modo, ha scommesso su un argomento sicuro da tremila anni a questa parte.

LO SHARE DI OMERO – Sapete quali sono state le prime due parole della letteratura europea? Sono state l’invito al pubblico più antico della storia, nonché il più forte e sincero: “Menin, aeide”, tradotto dal greco antico “Canta l’ira”, incipit dell’Iliade di Omero, datato nell’ottavo secolo a.C. o forse anche prima. L’ira, ovvero il primo sentimento di cui l’uomo vuol sentire narrare, per empatia, ma anche per purificarsi (lo diceva Aristotele,  ma l’insegnamento lo praticano i giapponesi ancora oggi); e il cantare, ovvero la trasposizione artistica, raffinata e versificata, fondamentale per mantenere la giusta distanza tra il pubblico e la materia narrata. Ciò che si sta narrando è eticamente attuale ma non eticamente attuabile, se non in forma privata. Cosa offriva Omero all’ascoltatore quindi? Un personaggio di cui cantare gli sfoghi di rabbia, che spesso sfociavano anche in massacri cruenti (vedere l’Odissea, alla voce “impicchiamo all’entrata della casa le serve che hanno tradito”). Non solo: nel mondo dei protagonisti,  che gravitava intorno alle loro guerre, c’era lo spazio per tutti i futuri generi letterari, dal fantasy all’intimistico ecc. Il tempo ha dato ragione al mitico aedo di Chio e i suoi epigoni sono innumerevoli. Dall’Iliade e dall’Odissea, in contesti diversi, nasce la letteratura cavalleresca, il cavaliere come personaggio principale e la magia come prima alleata o nemica: le creature fatate, figlie della teologia omerica che fregava così il monoteismo cattolico, erano personaggi fondamentali per ogni storia che volesse chiamarsi tale.

IL SUO NOME E’….. MERLINO! – E Merlino è la creatura magica per eccellenza, nato da spirito (almeno a sentire la madre) e presente in tutte le fasi del ciclo arturiano, anzi, decisivo per la nascita di Artù. Sa tessere inganni, sa amare come nessun cavaliere riuscirà mai, è precettore, consigliere, amico, alleato, sa piegare la natura ai suoi voleri, ed anche il cuore degli uomini. Ma ciò che lo rende speciale  è altro: il vero potere di Merlino è la conoscenza: nessuno gli ordina di fare una determinata cosa, ma tutti gli chiedono cosa è meglio fare perché quella determinata cosa sia compiuta. Dietro tutto questo c’è ammirazione, rispetto, stima, ma soprattutto l’immenso bagaglio di conoscenze, nozioni e (perché no?) savoir faire costruito con gli anni, iniziato tra lo stupore, consolidato tra le lodi e ormai conosciuto da chiunque si rivolga al mago per antonomasia. Merlino è il trait d’union di ogni storia cavalleresca, e lo resta nella serie che da lui prende il nome, pur dovendo nascondere i suoi poteri per molto tempo.

SOMEBODY SAVED ME – Chi ha definito Merlin “un restyling del mito arturiano in salsa Smallville” è andato molto più vicino al vero di quanto pensasse, semplicemente perchè  cavalieri non erano nient’altro che i supereroi del medioevo: solo che ciò che nel Superman di Smallville è unito (poteri, valori ed età adolescenziale), in Merlin è diviso, in maniera tale che al mago restino i poteri e ad Artù ed Uther i problemi da affrontare di volta in volta. Ma non cambia la riproposizione di ciò che è in grado di solleticare il pubblico: le passioni e l’avventura sublimate con la magia (quella moderna ha solo cambiato nome, si chiama “tecnologia”) e ambientate in un tempo abbastanza distante da poterci permettere di scegliere i valori di riferimento da assimilare. Cantami l’ira, oggi più che mai: Omero in questo è il Dio e Merlino la sua creatura più riuscita.

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