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5 Serie Tv che hanno deluso le aspettative negli ultimi mesi

Una scena di Mare Fuori

5) Amor Animal: l’ambizione esagerata si trasforma in dispersione

I protagonisti di Amor Animal (TV Sorrisi e Canzoni)

Amor Animal è probabilmente il titolo che più di tutti, insieme a Mare Fuori, incarna la tipica tensione contemporanea tra desiderio di originalità e necessità di controllo. Fin dalle prime immagini, la serie si presenta come un progetto fortemente autoriale, deciso a rompere gli schemi, a sfuggire alle etichette di genere, a costruire un linguaggio proprio. Un’intenzione che, in un panorama spesso appiattito su formule riconoscibili, rappresenta già di per sé un elemento di grande interesse. Amor Animal mescola registri diversi, alterna momenti di realismo quasi crudo a derive simboliche, inserisce elementi melodrammatici accanto a suggestioni più visionarie. È una serie che non vuole essere facilmente classificabile e che prova a costruire un’esperienza più sensoriale che narrativa. Tuttavia, la narrazione procede per accumulo, introducendo continuamente nuovi elementi, nuove sottotrame (ecco quelle dimenticate dagli autori), nuovi spunti tematici, senza però stabilire una reale gerarchia tra di essi.

Questa mancanza di struttura si riflette in modo evidente nella gestione delle svolte narrative. I colpi di scena, invece di rappresentare switch costruiti con attenzione, appaiono spesso improvvisi, talvolta persino arbitrari. Più che nascere da una necessità interna al racconto, sembrano rispondere al bisogno di sorprendere, di spiazzare, di mantenere alta l’attenzione. Dunque, la serie dà costantemente l’impressione di poter andare ovunque, ma proprio per questo fatica ad andare davvero da qualche parte. La libertà narrativa, invece di aprire possibilità, finisce per disperderle, rendendo difficile costruire un reale coinvolgimento emotivo. Anche riguardo al tono, la storia passa con grande rapidità dal dramma più intenso a momenti quasi grotteschi, da sequenze cariche di tensione emotiva a parentesi più ironiche o surreali. Questo continuo slittamento potrebbe rappresentare una ricchezza, ma in assenza di una regia capace di armonizzarlo, si traduce in una discontinuità che disorienta lo spettatore.

I personaggi non seguono percorsi compiuti

Le figure che popolano Amor Animal, come quelle di Mare Fuori, sono spesso affascinanti, portatrici di conflitti interessanti, ma raramente riescono a svilupparsi in modo coerente. I loro archi narrativi appaiono intermittenti, soggetti a deviazioni improvvise che ne compromettono la credibilità. Manca una vera progressione, un senso di trasformazione che permetta allo spettatore di accompagnare i personaggi lungo un percorso riconoscibile. Nonostante ciò, all’interno di questo caos, la serie mostra lampi di grande potenza. Ci sono sequenze visivamente straordinarie, momenti in cui la regia riesce a trasformare l’instabilità in linguaggio, a dare forma a un immaginario preciso, riconoscibile, persino magnetico. In questo senso, Amor Animal diventa quasi un caso di studio. Una serie che osa, che rifiuta la standardizzazione, che tenta di costruire qualcosa di personale e non derivativo, ma che finisce per scontrarsi con la necessità di dare forma a questa ambizione.

Perché l’originalità, da sola, non basta: ha bisogno di una direzione, di un equilibrio, di una consapevolezza narrativa che le permetta di esprimersi davvero. La sua delusione non nasce quindi da un difetto di visione, ma, paradossalmente, da un eccesso di visione non governata. Parliamo di una serie che vuole dire tutto, mostrare tutto, esplorare tutto, ma che proprio per questo fatica a scegliere. E nella serialità, scegliere è fondamentale: significa dare un senso, costruire un percorso, permettere allo spettatore di orientarsi. Senza questa questa struttura, anche l’ambizione più sincera rischia di trasformarsi in dispersione. E Amor Animal, con tutte le sue intuizioni e le sue imperfezioni, resta il perfetto esempio di quanto sia sottile il confine tra sperimentazione e perdita di controllo.

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