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Junior, hai un’anima potentissima

Dragon Ball è il simbolo di svariate generazioni di bambini.

Le corse a perdifiato per tornare a casa dopo la scuola, bypassare il pranzo della nonna e piazzarsi davanti alla TV intonando l’orecchiabilissima sigla del capolavoro di Akira Toriyama erano (o forse sono ancora?) un must. Ovviamente le maggiori attenzioni erano rivolte alle vicende di Goku, ai misteriosi Saiyan e agli epici scontri all’ultimi sangue tra il già citato ragazzone con i capelli a punta e il cattivo di turno, tuttavia oggi ci discostiamo per un attimo dalle luci della ribalta per parlare proprio di uno di quest’ultimi (almeno inizialmente): Junior (altresì definito “Piccolo” dai cultori della materia)!

Il “non esattamente logorroico” namecciano ha per l’appunto iniziato la sua storia nella veste di villain, con il chiaro intento di vendicare la dipartita del suo malvagio paparino Al Satan e magari a perditempo assoggettare tutto il pianeta Terra, anche se come vedremo le cose non sono andate esattamente così, come d’altronde accade spesso quando si parla del nostro amico color smeraldo.

Junior
Lo scontro tra Junior e Goku

Poco prima della sua morte, Al Satan riesce a generare la sua progenie e a traumatizzarla a tempo di record dicendogli una frase tipo: “A breve scomparirò, vivi la tua vita in funzione della mia vendicazione, distinti saluti“. Il pargoletto con le antenne viene quindi su con una leggerissima aggressività latente, accompagnata da un naturale disprezzo verso tutto e tutti, in particolare verso Goku, l’assassino del genitore.

Dopo anni e anni di allenamento, i due arrivano allo scontro nella finale del 23° torneo mondiale di arti marziali: la battaglia è epica, violentissima al punto che il ring e lo stadio intero vengono spazzati via dalla forza emanata da questi due combattenti, che mai potrebbero essere più diversi. Goku è altruista, genuino e leale, Junior invece è il manifesto dell’egoismo, non lesina la crudeltà e alterna una clamorosa introversione a una spavalderia degna dei peggior “sboroni” dell’Emilia Romagna. Tuttavia c’è una cosa che li accomuna: l’intensità! Entrambi danno letteralmente tutto sul campo di battaglia e proprio quando l’inerzia sembra essere passata dalla parte del colosso verde e il Saiyan attende agonizzante di incassare il colpo di grazia, le sorti si capovolgono e alla fine è proprio il beniamino di tutti noi che scaraventa il rivale fuori da quel che rimane del ring e vince il torneo decidendo poi, con un atto di estrema correttezza, di risparmiare il suo avversario, con la promessa di sfidarlo di nuovo in futuro.

Si chiude così quest’acerrima rivalità (e da lì in poi si aprirà una fraterna amicizia) oltre che il torneo mondiale, che tra i vari sconfitti ha visto nientemeno che “il Supremo”, un personaggio con cui il protagonista di questo pezzo ha un rapporto molto speciale.

Junior e il Supremo
Junior e il Supremo

Questi due nativi del pianeta Namek sono indissolubilmente legati.

Il più anziano rappresenta tutto ciò che il più giovane non ha. Purezza, altruismo, saggezza e tutta una lunghissima serie di elementi positivi che il figlio di Al Satan non si sogna nemmeno di possedere, ne tanto meno aspira ad avere.

Per un insolito scherzo del destino (una lunga storia a tinte namecciane che vi risparmio), la vita dei due è sostanzialmente condivisa: se uno di loro venisse ucciso, l’altro morirebbe immediatamente. Per questa ragione, durante il loro scontro nel Torneo Mondiale, Junior decide semplicemente di assorbirlo piuttosto che eliminarlo, divenendo automaticamente più potente e non rimettendoci le penne, mentre invece il Supremo (salvato nel frattempo dalle grinfie del rivale) arriva a un passo dall’ucciderlo dopo che Goku sconfigge la sua controparte in finale: sarà proprio il futuro guerriero più forte dell’universo a impedirgli di farlo.

Nel corso della narrazione, poi, il Nostro riconoscerà pian piano il valore e i meriti del suo conterraneo divenendone sostanzialmente un amico, prima che decidessero di diventare un unico essere, “un namecciano che non ricorda più il suo nome” (il tutto in maniera assolutamente consenziente, non pensate male birichini) per tentare di evitare le oscure trame dei cyborg C-17 e C-18. L’essere che uscirà da questa sorta di fusione sarà potente, nobile e premuroso: sono proprio queste caratteristiche che lo porteranno a diventare il mentore di Gohan, il figlio del suo più grande rivale e amico.

Junior e Gohan
Junior e Gohan

Dopo lo scontro con Radish che porta all’uccisione (momentanea: è pur sempre Dragonball!) di Goku, Junior avrebbe l’occasione di impadronirsi del pianeta come aveva da sempre promesso, invece non lo fa. Sceglie invece di allenare personalmente la sua progenie prima dell’arrivo dei due misteriosi guerrieri Saiyan, che poi si riveleranno essere Nappa e Vegeta.

Sorprendente. Ci saremmo aspettati un atto più egoistico, invece il namecciano mostra i primi cenni di “maturazione” e opta per la via più impervia e alta, quella del bene.

Tra i due nascerà prestissimo un’amicizia di incalcolabile portata: per quanto rompiscatole e molesto, quel bambino piace a Junior, che dopo qualche mugugno iniziale lo prende in simpatia e (senza mai esplicitarlo) inizia a volergli bene, ricambiato. Ci sarebbero decine di episodi che potrebbero riassumere perfettamente cosa significa per entrambi questo legame allievo/maestro, ma mi piace citare la frase di commiato scandita dallo stesso alieno poco prima della sua dipartita per mano di Baby, inevitabile per distruggere le Sfere del Drago con la stella nera:

Va tutto bene Gohan, ora so che è giusto che vada a finire così. A volte dobbiamo guardare più in là di ciò che vogliamo e fare la cosa giusta. Non preoccuparti, va tutto bene. L’ho voluto io. Ma parliamo d’altro: sei diventato un grandissimo guerriero Gohan, abbi cura di te

Serafico, di poche parole, incisivo. Questo è un discorso che solo una persona con una grande anima potrebbe fare.

Junior
Junior

Si perché c’è una cosa di Junior che lo rende inarrivabile per chiunque, forse anche per Goku: la sua potentissima anima.

Essa l’ha portato a lavorare per anni in solitudine, tra mille difficoltà, per portare a termine una vendetta assurda in nome di un padre a cui lui non doveva niente e che successivamente si scoprirà non avere praticamente nulla in comune con la serietà e la nobiltà del figlio. Giusto o sbagliato che sia, diventare così potente e andare così vicino a realizzare il suo intendo è stata un’impresa per pochissimi.

Essa gli ha permesso di capire che per migliorare doveva mettersi in discussione al punto da abbandonare l’egoismo e la cattiva strada imboccata per ammettere implicitamente il suo sbaglio e scegliere quella giusta indicatagli dal Supremo. In quanti, nella sua stessa posizione, avrebbero trovato la forza di fare un passo indietro (e contemporaneamente in avanti) simile?

Essa gli ha consentito di accettare l’idea di poter essere utile a qualcuno e di imparare il sacro valore della condivisione, il tutto in favore di un bambino pestifero e disordinato che anche grazie a lui è poi diventato un guerriero stoico e di livello assoluto.

Hombre vertical, direbbero gli ispanici. Grazie Junior.

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Written by Jacopo Bertone

Sono un appassionato di serie tv, studente di psicologia, aspirante telecronista, drogato di sport e giornalista in erba...in poche parole, un nullafacente con un sacco di cose da dire.

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