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5 grandissime sit-com del passato che speriamo di avere presto a disposizione in streaming

C’era una volta un mondo in cui vedere una sit-com, come, per esempio, Happy Days, era un appuntamento galante: ci incontriamo al solito orario, in salotto, sul divano, dinanzi la tv, porto io il telecomando, ci si distrae solo durante la pubblicità.

Un mondo romantico in cui l’amore si consumava lentamente, in cui l’attesa della puntata era essa stessa il piacere.

Un mondo in cui le serie tv avevano come protagonista la famiglia tradizionale con i suoi piccoli, ma sempre superabili, drammi e con tanti buoni sentimenti (un esempio fra tutte è quello della famiglia Cunningham di Happy Days).

Sarà la sindrome dell’età dell’oro, ma l’era pre-streaming ci ha regalato dei prodotti televisivi a cui leghiamo momenti e sensazioni felici e poterli rivedere sarebbe una vera gioia; inoltre siamo certi che piacerebbero, senz’altro, anche alla generazione digitale.

È proprio in questo mood un po’ nostalgico che vogliamo parlare delle 5 grandissime sit-com del passato che speriamo di avere presto a disposizione in streaming, col nobile intento di ricordare le serie tv che ci hanno regalato sorrisi, ma anche a mo’ di lettera aperta ai vari addetti delle migliori piattaforme streaming.

Prendete carta e penna, noi iniziamo,

5. Blossom – Le Avventure di una Teenager

Negli anni ’90, la domenica mattina, Rai 2 trasmetteva “Domenica Disney” e dal 1995 al 1997 tra “DuckTales” e “Che fine ha fatto Carmen Sandiego” c’era anche “Blossom-Le Avventure di una teenager”; se non l’avete mai sentita nominare vuol dire che siete giovani, ma che vi siete persi una delle prime serie a tema adolescenziale incentrata sulle avventure di una teenager che vive in una famiglia un po’ complicata.

La sit-com ha come protagonista l’adolescente Blossom Russo (interpretata da Mayim Bialik, la Amy Farrah Fowler di “The Big Bang Theory”) che non sta passando proprio un gran periodo familiare perché la madre è andata via di casa, il padre Nick è un musicista, spesso in tour e i sue due fratelli sono un po’ problematici: Joey è belloccio ma non particolarmente brillante e Tony, il fratello maggiore, ha un recente passato di abuso di alcool e droga e sta cercando di riabilitarsi.

La sit-com, in America è andata in onda nel 1990 e quindi è molto avanti per ciò che riguarda gli argomenti trattati.

Oltre, però, ai temi più spinosi, le vicende di Blossom ruotano attorno a tutto quello che può essere la vita di una adolescente negli anni ’90: dalla moda alla crescita e alle prime esperienze amorose, ma anche la spensieratezza e l’ottimismo, sentimenti che si rispecchiano nella protagonista, che quando non sa cosa fare, si affida alla sua migliore amica Six, oppure ai consigli (immaginari) di grandi personalità del mondo dello spettacolo tra cui Hugh HefnerWill Smith.

La sit-com è famosa non solo grazie al carisma della protagonista ma anche per un numero cospicuo di guest star che facevano dei piccoli cameo, quasi sempre nel ruolo di loro stessi, tra cui: Will Smith nelle vesti di  Willy, il Principe di Bel-Air che compare in un episodio “cross-over” (entrambe le serie erano prodotte da NBC), Tobey Maguire, Brittany MurphyDavid Schwimmer e persino Alf, il famoso pupazzo alieno protagonista della serie omonima.

Se siete fan di “The Big Bang Theory” vi interesserà sapere che in un episodio compare anche Johnny Galecki (che interpreta Leonard Hofstadter).

Menzione speciale va anche alla sigla “My Opinionation” in cui Mayim Bialik tra una mossettina e una ruota, sfoggia vari outfit coloratissimi oltre al suo immancabile sorriso.

4. Roseanne

Negli anni ’90 le sit-com iniziano a diversificare le loro tematiche e finalmente iniziano a parlare anche dei “looser”; in Roseanne (in Italia, con un adattamento discutibile, Pappa e Ciccia), al centro della show c’è una famiglia della classe medio bassa americana che si trova a dover affrontare una serie di problemi legati all’aspetto economico, alla mancanza di tempo per dedicarsi all’educazione dei figli, alla mancanza di gratificazione personale.

Gli sceneggiatori non ebbero paura di affrontare, in una sitcom teoricamente leggera e con le risate registrate, temi delicati come l’aborto, i diritti delle donne, l’omosessualità.

In Italia, Roseanne è arrivata all’alba degli anni ’90 trasmessa da Canale 5, riscuotendo un buon successo di pubblico che ne ha permesso la trasmissione per ben otto anni. Così come “la Tata” subì, però, una serie di modifiche in fase di doppiaggio.

Nel 2018 ne è stato fatto anche un revival col cast originale ma la serie è stata poi chiusa per un tweet razzista della protagonista, nonché ideatrice della sit-com, Roseanne Barr, che è una accanita sostenitrice di Trump; occorre aggiungere altro?

Non potendola vedere in streaming dobbiamo solo sperare che venga rispolverata come è successo ad altre serie cult vintage.

3. Otto Sotto un Tetto

Con “Otto sotto un Tetto” la famiglia si allarga anche a nonne, zie e nipoti; i temi sono sempre più o meno li stessi di tutte le sit-com degli anni ’80-’90 mentre l’elemento di originalità è dato dalla impersonificazione del Nerd all’ennesima potenza, il celeberrimo: Steve Urkel. Vicino di casa invadente, innamorato di Laura Wilson una delle figlie del capofamiglia e poliziotto Carl, è protagonista di numerosi siparietti che a noi ragazzetti degli anni ’90 facevano un sacco ridere.

Il buon Steve, sfigato e imbranato, ha aperto la strada televisiva a diversi brutti anatroccoli con gli occhialoni ( vi ricordate il “Mondo di Patty”?) che alla fine riescono a far vedere il bello che c’è in loro e a conquistare anche la donna dei loro sogni.

“Otto sotto un tetto” piaceva tanto perchè tra un “sono stato io?” (leitmotiv di Urkel) ed un altro, le avventure della famiglia Wilson ci facevano compagnia e ci regalavano leggerezza.

2. Genitori in Blue Jeans

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Di “Genitori in blue jeans” e del perchè sia una serie che anche i giovani d’oggi dovrebbero vedere ne abbiamo già parlato qui.

La sit-com cult racconta le vicende della famiglia Seaver: Jeason Seaver, psichiatra e la moglie Maggie, giornalista, genitori di quattro figli: Mike, Carol, Ben e Chrissy.

Non contenti di dover affrontare le problematiche legate alla crescita di 4 ragazzini, i coniugi Seaver decidono di prendere in affido un giovanotto problematico di nome Luke che è interpreto da Leonardo di Caprio; ci sembra questo un motivo, già molto valido, per avere la possibilità di rivedere la serie in streaming.

La sit-com tocca temi universali e senza tempo: le prime cotte, l’importanza di far parte di un gruppo, il bisogno di apparire in un certo modo agli occhi dei compagni di scuola, l’importanza della famiglia; e lo fa con dei genitori che si mettono nei panni (o meglio nei Jeans) dei loro figli, senza giudicarli ma cercando di comprenderli e di guidarli.

“Genitori in blue jeans” è un inno all’accettazione e al mettersi nei panni dell’altro avendo sempre bene in mente che la famiglia è il cardine della società; il porto sicuro in cui rifugiarsi nei momenti più difficili.

1. Happy Days

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C’è qualcuno che non conosce Happy Days?

Happy days è una storica situation comedy di grande successo, importata dalla rete televisiva statunitense ABC e andata in onda su Rai1 dal 1977; da questa data sono innumerevoli le volte in cui negli anni è stata ritrasmessa in tv.

La sit-com ha come protagonista i Cunningham, la tipica famiglia medio-borghese dell’America a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, segnati dalla fine della Guerra di Corea (1953) e ancora lontani dalla sanguinosa Guerra del Vietnam. Un’epoca di pace, di benessere, di tranquillità e spensieratezza con valori positivi che hanno costruito il mito dell’American Dream. 

Gli ingredienti per la famiglia da Mulino Bianco ci sono tutti: la madre casalinga cotonata, il pater familias che dispensa consigli, i bravi e diligenti figli, tra cui Richie interpretato da Ron Howard che diventerà uno dei più grandi registi di Hollywood.

Nel gruppo di amici di Richie emerge quella che sarebbe diventata una icona pop, celebre sino ad oggi: Arthur Fonzarelli detto Fonzie, “l’eroe” in una società che è troppo priva di figure mitiche. Sciupafemmine e “sbandato ma non troppo” con il giubbotto di pelle cucito addosso. Quest’ultimo è il più grande del gruppo, è un meccanico che non frequenta le scuole come tutti gli altri, ma è uno che ci sa fare: con le ragazze e con la vita.
Fonzie rappresenta uno stereotipo, direttamente ispirato da James Dean e/o Elvis Presley. Con un solo colpo selezionava la canzone più bella di un jukebox: idolo.

In Happy days emergono i temi riguardanti il mondo giovanile dell’epoca, la fase di passaggio dall’adolescenza all’età adulta dove papà e mamma Cunningham, in veste di genitori, ma anche Fonzie, determinano i modelli positivi e protettivi a cui rivolgersi per imparare a vivere.

Molto più di quella di “Blossom”, la sigla di Happy Days è sicuramente tra le sigle televisive meglio riuscite e più iconiche di tutti i tempi, non a caso è stata composta da Norman Gimbel e Charles Fox, autori di “Killing me softly”, per dirne una.

Queste 5 sit-com, con i loro protagonisti non privi di difetti, ma sempre positivi, sarebbero la panacea per le nostre ansie da mondo che corre veloce; il poterle avere a disposizione in streaming ci consegnerebbe la lentezza del tipico pomeriggio da bambino negli anni ’90, un antidoto alla frenesia della società del consumo in cui si ottiene tutto e subito; ci ricorderebbe quelle che sono le cose veramente importanti nella vita e come basti davvero poco per vivere happy days.

Scritto da Valeria Maria Pane

Nemica del doppiaggio.
Paladina dei personaggi che non si fila nessuno.
Avrei voluto essere Serena van der Woodsen ma mi sento più la Tata.

E voi: "Cosa ne pensate della qualità?"

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