2) Once Upon a Time

L’idea iniziale di Once Upon a Time era molto originale e interessante: nella città di Storybrooke i personaggi delle favole si ritrovano a vivere privati delle loro memorie per colpa di una maledizione.
Nelle prime stagioni ogni puntata introduceva un personaggio diverso, rivelando solo alla fine ciò che lo legava alla storia principale. I continui salti temporali erano coerenti e permettevano sviluppi e twist inaspettati, caratterizzando in maniera moderna i personaggi. Col progredire delle stagioni, però, questo meccanismo è diventato banale, i salti temporali hanno iniziato a contraddirsi e la storia sembrava ruotare sempre attorno allo stesso fulcro: un nuovo cattivo attaccava Storybrooke e costringeva gli eroi a unirsi per salvare la città.
Per salvare la serie, alla fine della sesta stagione si è deciso di cambiare completamente cast, rendendo un Henry ormai adulto il protagonista e ripetendo gli schemi iniziali con nuovi attori ad interpretare i personaggi delle favole.
Ciò non ha comunque convinto i fan e la serie si è conclusa con la settima stagione.
1) Game of Thrones

Quando una serie acquista la fama internazionale che ha raggiunto Game of Thrones, è difficile riuscire ad accontentare tutti i fan. È altrettanto difficile deluderli tutti, ma gli sceneggiatori D.B. Weiss e David Benioff sono riusciti in questa infelice impresa.
Game of Thrones, dall’inizio della settima stagione in poi, perde coerenza nella trama, delude non solo per la caratterizzazione bidimensionale dei personaggi, ma anche per la poca attenzione ai dettagli (indimenticabile la tazza di Starbucks dimenticata sul tavolo, di cui abbiamo svelato il mistero in questo articolo). Voler chiudere la storia in pochi episodi ha costretto gli sceneggiatori ad allungare il minutaggio di ogni puntata, ma non ha permesso comunque di mantenere i livelli molto alti di epicità, logicità e passione a cui eravamo abituati.







