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7 protagonisti delle Serie Tv che ci mettono una tristezza infinita

Malinconia, la vediamo in una giornata di pioggia, in una canzone e persino in alcuni personaggi di serie tv. Ma è una tristezza buona quella che vivono alcuni protagonisti, una tristezza poetica, quasi filosofica, che gli dà profondità. La malinconia di BoJack Horseman, ad esempio, lo rende più complesso e sensibile a discapito del suo egocentrismo. Oggi parliamo di 7 protagonisti che vivono da eterni Pierrot, vediamo chi indossa la lacrima nera?

1) BoJack Horseman

BoJack Horseman

La serie tv cinica per eccellenza, BoJack Horseman è una serie animata che è più reale di qualsiasi altra fatta di attori in carne e ossa. BoJack è un cavallo con sembianze umane che vive il declino della sua carriera dopo il successo come attore della sitcom Horsin’ Around. Il protagonista è cinico, pessimista, egocentrico e alcolizzato; non riesce a legarsi a nessuno o a mettersi nei panni dei suoi amici, nonostante gli voglia bene. Ma oltre a questo lato tossico BoJack è un personaggio estremamente triste per cui riusciamo a provare una forma di empatia. Nella sua ricerca del senso della vita ci rattristiamo con lui perché, onestamente, anche noi ci affanniamo a cercare risposte sulla nostra identità.

2) George Lass – Dead Like Me

BoJack Horseman

Dead Like Me è una serie di nicchia finita nel dimenticatoio ma non per questo poco piacevole, anzi. George Lass è una ragazza che abbandona l’università e durante il suo primo giorno di lavoro viene uccisa da una tavoletta del WC di una stazione spaziale. Dopo la sua morte diventa una mietitrice di anime e dovrà stare sulla terra a raccogliere le anime delle persone che muoiono. In questo caso la tristezza è mischiata a un ironico destino, una sorta di dolce-amaro che caratterizza George. Gli sguardi e lo spirito della protagonista la rendono quasi un messaggero di ciò che nella vita è bello e brutto allo stesso tempo.

3) Tony – After Life

BoJack Horseman

After Life è una sitcom Inglese tipica della comicità autoctona. Tony è rappresentato dallo stand-up comedian Ricky Gervais ed è un personaggio che vive il lutto di sua moglie. Per certi versi il protagonista è simile a BoJack Horseman nel cinismo, il lutto crea una divisione tra il protagonista e gli altri personaggi, così come il fallimento distanzia BoJack dai suoi amici. Ma Tony è caratterizzato anche dalla rabbia, emozione che lo guida e lo distrugge insieme. La tristezza, in questo caso, è un’ancora di salvataggio per il protagonista perché gli consente di lasciare andare la rabbia e vivere il dolore in tutta la sua verità. Non c’è niente di più curativo del vivere la malinconia di una perdita.

4) James – The End of the F***ing World

the end of the f***ing world

James e Alyssa sono due adolescenti svogliati che scappano insieme verso mete senza senso. La coppia di teenagers incarna l’apatia, quel costante senso di vuoto che nasce perlopiù da delusione, noia e assuefazione al dolore. James inizialmente crede di essere uno psicopatico perché incapace di provare sentimenti, ma presto diventerà più che un semplice adolescente annoiato. La sua è una tristezza delicata, quasi dolce nella sua purezza. James ci ricorda che non sempre la vita è un turbinio di emozioni, a volte il vuoto può essere più potente della rabbia.

5) Riley Flynn – Midnight Mass

BoJack Horseman

Midnight Mass è un altro lavoro di Mike Flanagan che stavolta unisce le leggende dei vampiri con l’anomia sociale (sociologia e mito insieme) e Ryley Flinn è il cardine tra i due elementi narrativi. Riley torna a Crockett Island dopo aver scontato una pena per omicidio stradale. Da qui il ragazzo vivrà il ritorno come un supplizio biblico che lo porta a perdersi, morire e all’apice rinascere compiendo un gesto estremo che lo salverà dalla sua colpa. La metafora liturgica regala a Riley un percorso Dantiano, ma la tristezza lo rende terreno nella sua semplicità. Riley è triste nel suo essere uomo e la malinconia aleggia nei colori intorno a lui, nelle musiche e nelle persone che incontra in un modo realistico e onirico insieme.

6) Kevin Garvey – The Leftovers

BoJack Horseman

Il 2% della popolazione mondiale sparisce nel nulla e ogni singola persona reagisce in modo diverso. The Leftovers (qui vi spieghiamo perché dovreste guardarla) è un dilemma esistenziale che mostra le fragilità umane nella loro essenza con grande verità. Kevin Garvey è il protagonista che tenta in ogni modo di trovare il perché degli accadimenti, ma alla fine troverà solo la vita nel suo nonsense. Kevin è l’opposto di BoJack Horseman perché, nonostante la tragedia, si attacca speranzoso a qualcosa, ma la sua tristezza lo riporta alla realtà così come lo allontana. La sua è una malinconia in cui ci riconosciamo ma al contempo non capiamo, la sua ricerca spasmodica di senso lo aliena da se stesso. Solo alla fine, da vecchio e insieme a Carrie, si arrenderà al panta rei.

7) Nate – Six Feet Under

Six Feet Under

Six Feet Under è la serie più realistica tra tutte quelle che abbiamo tracciato partendo da BoJack Horseman. La serie ci fa toccare con mano la morte in tutta la sua cruda realtà, senza fronzoli o epitaffi. Possiamo quasi sentire la terra sotto cui i personaggi seppelliscono le loro paure graffiando con le unghie il dolore di vivere. Nate Fisher non fa nulla di spettacolare, anzi è sempre insoddisfatto della sua vita, soprattutto dopo aver preso in carico l’impresa funebre. Ma la tristezza di Nate è il motore che muove gli altri personaggi e le loro vite complesse. Nate incarna la malinconia universale e rende tangibili le contraddizioni umane.

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