Home » SERIE TV » Ashton Kutcher è un bravo attore?

Ashton Kutcher è un bravo attore?

Ashton Kutcher

Christopher Ashton Kutcher è un mistero: è oppure non è un bravo attore? Chiunque abbia provato a risolvere questo dilemma più irrisolvibile della congettura dei numeri primi gemelli è stato assalito dall’incertezza perché, anche se sembra una domanda sciocchina, se ci pensate per più di venti lunghi secondi, non è per niente facile dare una risposta. L’attore, modello, produttore, venture capitalist, autore, attivista e conduttore televisivo originario dell’Iowa, con i suoi 43 anni portati come li porterebbe Peter Pan, vanta una carriera lunga e fortunata, sbocciata in ambito seriale nel 1998 con That ’70s Show nelle colorate vesti di Michael Kelso. Se da un lato è stato nominato ben tre volte ai “prestigiosissimi” Razzie Awards – portandosene a casa uno come Worst Actor (peggior attore) nel 2011 per i film Killers e Valentine’s Day – dall’altra ha ricevuto decine di nomination e premi (questa volta seri) che incensano le sue qualità recitative. L’attore ha ottenuto diversi tipi di riconoscimenti nel corso della carriera, soprattutto quelli che premiano la sua personalità e dimostrano quanto il pubblico gli voglia bene, come il People’s Choice Awards Favorite Web Celeb e il Teen Choice Awards Choice TV: Personality e il Choice TV: Male Reality/Variety Star. Su una cosa siamo tutti d’accordo: Ashton Kutcher è simpatico. Non perché scuciti risate o fiumi di ilarità, e neanche perché va a tutti i match sportivi indossando tuta e infradito. Parliamo di una simpatia intesa nell’accezione più classica e più profonda del termine: sympatheia, dal greco syn + pascho = “patire insieme”, “provare emozioni con”. Ogni volta che guardiamo un suo film oppure una serie tv che lo vede protagonista è impossibile volergli male e ci lasciamo spesso coinvolgere dalla sua personalità melliflua e genuina. Anche se molti mettono in dubbio la sua recitazione, è altrettanto innegabile che Ashton riesca sempre a portare a casa il personaggio. Considerato un sex symbol, è simpatico, spiritoso ed è anche intelligente: un QI di 160! Eppure, come il suo Michael Kelso, resta troppo spesso relegato nel ruolo del ragazzo sciocchino, belloccio e dall’atteggiamento infantile che fatica a essere preso sul serio. I critici lo stroncano puntualmente, nonostante al botteghino i film che interpreta ottengano sempre dei cospicui incassi.

Insomma, non riusciamo a venirne a capo! Perciò oggi, insieme a voi, tenteremo di rispondere a una delle domande più misteriose e spinose del secolo: Ashton Kutcher è un bravo attore?

Ashton Kutcher

Strano ma vero, sul web non siamo gli unici a interrogarci sullo stesso dilemma. A partire dalle chiavi di ricerca più googlate dagli utenti fino alle riviste che gli hanno dedicato non pochi approfondimenti, c’è chi si chiede se Ashton Kutcher abbia mai interpretato un ruolo serio, se sappia recitare oppure se possa essere considerato un method actor. Per method acting s’intende brevemente una tecnica orientata alle emozioni autentiche piuttosto che alla recitazione classica, spesso troppo impostata e poco veritiera, e si focalizza sul restituire al pubblico una performance sincera, basata su azioni e sensazioni realmente vissute. Insomma, alla maniera di attori monumentali come Christian Bale e Joaquin Phoenix, per non dilungarci troppo su questo argomento tanto complesso quanto dibattuto. Per rispondere all’annosa domanda dobbiamo però capire prima cosa significa essere un bravo attore o una brava attrice. Si tratta di una domanda altrettanto difficile che non trova una risposta univoca. Forse sarebbe più facile stabilire cosa significa essere un “attore cane”, per dirla alla maniera di Boris. Non è un bravo attore Stanis La Rochelle e non è una brava attrice nemmeno Corinna Negri de Gli occhi del cuore (al contrario dei loro veri interpreti, Pietro Sermonti e Carolina Crescentini, che invece sono strepitosi).

Un attore, per essere bravo, deve essere consapevole del proprio strumento, cioè del proprio corpo, modularlo e ricalibrarlo in funzione del personaggio che come ogni individuo reale è sempre diverso, complesso e sfaccettato. Avere un repertorio di “quattro faccette” con cui coprire un’intera serie, proprio come fa il leggendario Stanis, non significa saper recitare. E neanche ripetere all’infinito un personaggio che ha contribuito a rendere un professionista celebre, come nel caso di Michael Kelso. Perché purtroppo è quello che spesso fa Ashton Kutcher. Questa abitudine però non è sempre da intendersi negativamente. Pensiamo a Benedict Cumberbatch, Seth Rogen, Morgan Freeman e perfino Maggie Smith, i quali sono attori amatissimi, considerati all’unanimità degli interpreti di talento, ma che spesso riversano le stesse caratteristiche del loro personaggio più riuscito in (quasi) ogni nuovo progetto. Nel caso del nostro Ashton, dunque, è colpa delle sue capacità artistiche oppure delle sue scelte di carriera se tende a ripetere a oltranza 50 sfumature di Kelso?

È colpa delle sue pessime scelte oppure di quelle di un pessimo agente.

AMC Theatres, una prestigiosa catena di cinema e teatri, in questo video ci regala un punto di vista esaustivo e convincente sull’argomento. Amirose Eisenbach, regista e produttrice che ha lavorato per Warner Bros., FOX Interactive Media (IGN) e per AMC Theaters, sostiene che Kutcher abbia talento, ma che per qualche motivo ignoto si ritrovi a scegliere dei ruoli che non richiedono di impiegare al massimo le sue doti attoriali. Prendendo come esempio il film del 2004, The Butterfly Effect, Eisenbach fa notare quanto l’attore si stato impeccabile nelle vesti di Evan Treborn, regalandoci un’interpretazione intensa che gioca con le diverse sfumature del dolore, della confusione e dell’oscurità. A partire dal That ’70s Show, passando per Due uomini e mezzo, fino a The Ranch, per non parlare di tutte le rom-com sia cinematografiche che seriali, la maggioranza dei ruoli che ha interpretato hanno consolidato nel tempo l’immagine del tipo goffo, scemo ma piacente. Quindi è estremamente facile considerarlo di getto un “attore cane”. Una nomina che si è cucito addosso da solo, in fondo, ma che ha saputo sfruttare anche con bravura, modulandola all’occasione su tonalità molto interessanti. Pensiamo al film del 2009, Toy Boy – Un ragazzo in vendita (Spread), dove interpreta un gigolo al quale ha saputo donare una certa complessità e una profondità inaspettata. Ashton Kutcher è stato un dignitoso Steve Jobs nel film del 2013 dedicato all’imprenditore informatico e ha convinto il pubblico con Bobby, nel ruolo di Fisher. Un punto a suo favore va all’ottimo lavoro svolto nei panni del personaggio di Walden Schmidt, con il quale è riuscito a colmare il vuoto lasciato da Charlie Harper (Charlie Sheen) e – pur non eguagliando le prime stagioni di Two and a Half Men – gli ultimi capitoli della serie hanno retto il colpo anche grazie alla sua presenza, sempre piacevole e divertente.

Dunque, abbiamo o non abbiamo un verdetto?

That '70s Show

Kutcher sventola con orgoglio la bandiera del him-bo (un giovane carino ma poco intelligente, il cosiddetto bimbo-m****a) ma ha dimostrato più volte di possedere delle capacità drammatiche di spessore e di saper sostenere anche dei ruoli seri (come ha fatto in The Guardian). Quando vuole sa essere versatile eppure preferisce nuotare in acque dove si sente a suo agio, interpretando lo stesso ruolo che poi, ammettiamolo, gli riesce benissimo. Così come Adam Sandler, l’industria ha bisogno di attori che sappiano rendere credibile un personaggio idiota ma sexy, leggero e sempre simpatico, capace di farsi amare incondizionatamente e di portare a casa il risultato. Ashton Kutcher dà il meglio di sé quando è semplicemente Ashton Kutcher. L’attore vanta lo stesso QI di Stephen Hawking e ha sfruttato a modo suo l’enorme materia grigia di cui è dotato. Non sarà forse che ha capito qualcosa che noi quaggiù, con il nostro scarso quoziente intellettivo, non riusciamo ad afferrare? L’attore statunitense sembra incarnare a meraviglia il Principio di Pareto: ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, raddoppiare gli sforzi su quello che funziona ed evitare ciò che non genera risultati soddisfacenti. Perché infilarsi in una carcassa di orso e farsi venire l’influenza come Di Caprio? Perché dimagrire fino all’osso o ingrassare a dismisura come fa spesso Christian Bale? Che senso ha entrare talmente tanto nel personaggio da non riuscire a uscirne, come è successo a molti grandi attori, quando con il minimo impegno possiamo portare a casa la proverbiale “pagnotta” come fa Ashton? Una “pagnotta” del valore di milioni di dollari che lo rende uno degli attori più ricchi al mondo e uno degli investitori della Silicon Valley più attivi di Hollywood.

Ashton Kutcher

Insomma non abbiamo un verdetto. Indubbiamente Ashton Kutcher non è il migliore attore di Hollywood e con ottime probabilità non eguaglierà mai i livelli dei vari De Niro, Pacino, Washington o Di Caprio. Di sicuro viene sottovalutato troppo da alcuni e sopravvalutato troppo da altri, ma di certo non è un pessimo attore. In ogni film o serie tv riesce sempre a offrire un’interpretazione credibile e dignitosa e a pensarci bene, con il suo modo di essere, potrebbe averci donato addirittura una lezione di vita inaspettatamente saggia: non dare troppo peso alle opinioni degli altri, fai quello che sai fare meglio – soprattutto se ti rende felice – fai del bene, sii generoso (è noto il suo impegno a sostegno di diverse cause umanitarie), non prenderti troppo sul serio e divertiti.

Non credo al vecchio cliché secondo cui le cose buone arrivano a chi sa aspettare. Penso che le cose buone arrivino a coloro che vogliono qualcosa così tanto da non riuscire a stare fermi.

Amen, fratello.