3) American Horror Story

Da quando la tredicesima stagione è uscita, di American Horror Story si è tornato a parlare tantissimo. Una serie che dal 2011 accompagna i nostri autunni con mix più o meno completi di horror, thriller psicologico, ambientazioni storiche reali e parecchia critica sociale. Mix che hanno funzionato non sempre allo stesso modo. Come serie antologica, American Horror Story funziona a stagioni indipendenti che però – questo lo abbiamo scoperto negli anni e confermato con l’ultima stagione – indipendenti non sono al 100%. E questo comporta a ogni nuova uscita di stagione la stessa domanda: quella che abbiamo visto è o meno all’altezza delle aspettative settate da quelle che l’hanno preceduta?
La risposta non è mai la stessa, ma non si può negare che esista un pattern. Le prime stagioni di American Horror Story – Murder House, Asylum e Coven – sono e probabilmente resteranno sempre le migliori. Mistero, orrore e quel sanissimo livello di ansietta che le serie tv horror non solo possono ma devono far provare, sono state mixate alla perfezione. Talmente tanto che oggi, a un’eternità di distanza, pensare alla sigla e ad alcune scene di Asylum mi mette ancora i brividi.
E poi? Poi American Horror Story non ha fatto male in maniera assoluta, ma ha fatto tante cose diverse e non sempre ugualmente soddisfacenti. La svolta politica di Coven e NYC non è stata abbastanza impattante, quella in stile Shining di Hotel non abbastanza forte. Cosa ne sarà di 13? Questo non è ancora dato saperlo, essendo al momento a meno di metà stagione. Qualcosa mi dice, però, che le probabilità non giocano a suo favore.
4) Grey’s Anatomy

Più che di American Horror Story, di Mare Fuori e probabilmente di qualsiasi altra serie, per me è Grey’s Anatomy la serie che più di tutte ha subito una debacle non indifferente. Qui su Hall of Series ho parlato di quando ho smesso di vederla e di quando ho deciso di recuperarne un episodio dopo anni solo per capire come mi ci sarei relazionata. E, soprattutto, ho parlato di quanto nel tempo quello che nei primi anni Duemila era un medical drama incredibilmente promettente si sia trasformato nella brutta copia di se stesso.
Tra catastrofi naturali e incidenti di tutti i tipi che si concentrano nella città di Seattle, personaggi che passano a miglior vita nei modi più assurdi e dinamiche tra i personaggi ripetute fino allo sfinimento, Grey’s Anatomy è passato da essere il medical drama per eccellenza a una sorta di soap opera in cui le relazioni contano più di tutto il resto. Prima c’erano vicende mediche, personaggi approfonditi, infinite storie che si susseguivano tra i corridoi del Seattle Grace. Oggi ci sono trame uguali a quelle che abbiamo già visto e drammi su drammi su drammi. E così all’infinito. Sembra quasi un girone dell’inferno. E immagino che ormai l’unica a poterci liberare sia proprio Meredith Grey. Magari deciderà di vendicarsi di chi continua a seguirne le vicende uscendo di scena di nascosto per sfuggire al circolo vizioso a cui Shonda l’ha costretta.





