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Scissione è davvero la serie dall’anno? – La Recensione

Disponibile sulla piattaforma streaming AppleTv+ a partire dal 18 febbraio, Scissione è arrivata al suo epilogo attraverso il cliffhanger finale e l’annuncio di una seconda stagione.

You’ll feel like you never left. L’universo distopico di Scissione ha scelto non a caso queste parole per annunciare il rinnovo della serie, ambientata nell’azienda più angosciante del piccolo schermo, la Lumon Corporation, in cui, la percezione dei suoi dipendenti, è esattamente quella di non andare mai via (dal lavoro) a causa del processo di scissione a cui sono stati sottoposti. Questa procedura chirurgica consiste nella separazione dei ricordi della vita lavorativa da quelli della vita privata che, se da un lato rappresenta il modo perfetto per cancellare in maniera definitiva lo stress del lavoro una volta abbandonato l’ufficio, dall’altro lato imprigiona i dipendenti alle proprie scrivanie in un loop infinito, scindendo le persone stesse in quelli che vengono chiamati esterni ed interni. Quando si è all’interno della Lumon non si conosce nulla della propria versione esterna all’azienda e viceversa, mettendo in luce la prima sottotrama filosofica della serie diretta da Ben Stiller: siamo i nostri ricordi.

Procedendo con ordine, la serie si apre con un incipit didascalico che mostra il processo di assunzione di una nuova dipendente, Helly (Britt Lower). La donna si sveglia confusa in un ufficio vuoto, mentre dall’alto una voce dall’altoparlante le pone alcune strane domande; smarrita e senza ricordare nulla di sé stessa, Helly viene poi portata in un altro ufficio, in cui fa la conoscenza dei suoi colleghi di dipartimento capeggiati da Mark (Adam Scott), e le viene mostrato un filmato di sé stessa in cui dichiara di essersi sottoposta volontariamente al processo di scissione spiegandone il procedimento. Insieme ad Helly, anche il telespettatore viene dunque messo al corrente dell’irreversibilità del processo e del suo funzionamento; lo switch tra ricordi privati e lavorativi avviene entrando in ascensore, disponendo quest’ultimo di alcuni sensori che attivano il chip impiantato nel cervello dei dipendenti sottoposti alla procedura. Ma è soprattutto l’elemento visivo a rendere chiaro il processo: poco prima dell’apertura delle porte, infatti, l’immagine dello schermo appare allargata, segnalando percettibilmente il cambiamento.

Scissione

L’elemento visivo è anche responsabile del sentimento che prevale nel corso della visione dei 9 episodi che compongono la prima stagione: l’angoscia. L’oscura azienda infatti è strutturata in claustrofobici corridoi lunghi e stretti, uffici spogli, porte che danno su altri corridoi enfatizzando la sensazione di loop e di trappola in cui si trovano i dipendenti, ignari non solo delle attività degli altri dipartimenti che compongono la Lumon, ma di quelle del loro stesso ufficio. Prevalgono i toni freddi, che conferiscono agli ambienti un aspetto asettico e distaccato, creando empatia nello spettatore con l’alienazione dei protagonisti che, puntata dopo puntata, tentano sempre più di indagare su ciò che accade davvero tra quelle mura, desiderosi di risposte tanto sull’azienda quanto su sé stessi: chi sono davvero all’esterno? Questo aspetto pone l’attenzione sull’altro elemento che rende la serie Apple pressoché perfetta: la recitazione. In Mark in particolare è possibile intercettare il cambiamento espressivo tra quando è all’esterno e all’interno della Lumon, passando dall’essere la persona stanca e divorata dal lutto quando è in casa a diventare un sereno dipendente sicuro di sé in ufficio, cambiamento riscontrabile soprattutto attraverso il linguaggio del corpo. Il passaggio in ascensore, infatti, libera Mark dal peso che sente addosso, assumendo una posizione più eretta quando rientra al lavoro.

Alla fotografia e recitazione impeccabili, si affianca l’universo simbolico di Scissione. La perfezione geometrica degli ambienti prevalentemente spogli dà la percezione che i pochi elementi presenti abbiano un significato simbolico specifico, accrescendo la sensazione di dubbio e tensione nello spettatore. La serie si muove in modo perfetto nelle dicotomie che la compongono (interno ed esterno dei dipendenti, il ricordo e l’oblio, la vita e la morte, il moderno e l’antico, rappresentati sapientemente affiancando agli elementi futuristici altri che rimandano agli anni ’90 come la televisione o lo schermo pixelato dei computer). Abbiamo già citato la centrale importanza dei ricordi nella serie; a rendere pedine vuote i dipendenti è proprio l’assenza di un passato, o la percezione del vissuto. Per alcuni protagonisti, la differenza tra la versione di sé esterna ed interna è talmente netta da regalarci un nuovo spunto di riflessione riguardo l’importanza del contesto sociale e famigliare in cui si cresce; se si azzerasse la memoria di ognuno di noi ritrovandoci in un altro spazio e tempo, inizieremmo una nuova vita uguale a quella precedente? Quasi sicuramente no, e non è forse il contesto di vita l’unica differenza tra gli esseri umani? Questo non è l’unico significato nascosto dietro l’ambiziosa trama, che pare voglia porre l’attenzione (anche) sulla spersonalizzazione dei lavoratori delle grandi multinazionali, estendendosi a una critica al capitalismo e al lavoro come elemento centrale e portante nella vita degli esseri umani. I dipendenti della Lumon, infatti, sono letteralmente il loro lavoro, non avendo alcuna coscienza della vita esterna.

Agli elementi qualitativi e simbolici a cui risulta difficile trovare difetti (è d’obbligo citare anche la magnetica performance di Patricia Arquette nel ruolo della temibile Cobel e di John Turturro in quello di Irving), ciò che più ha stupito il pubblico di Scissione sono sicuramente gli inaspettati colpi di scena che, nonostante abbiano lasciato molte più domande di quante abbiano avuto risposta, hanno tenuto tutti incollati allo schermo, cosa non di poco conto per una serie dal ritmo così altalenante, che passa dall’essere estremamente lento a notevolmente veloce non solo tra un episodio e un altro ma anche nell’arco della stessa puntata.

Tornando alla domanda iniziale, Scissione è dunque la serie dell’anno? Per qualità ed originalità del prodotto sicuramente è tra le migliori che possiate vedere quest’anno, ma dovremmo aspettare l’uscita della seconda stagione per la consacrazione definitiva del nuovo gioiellino AppleTV (qui trovate le migliori nuove serie del momento sulla piattaforma), e per dare una risposta a tutti gli imprevedibili interrogativi rimasti in sospeso.

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