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A proposito di Ditonellapiaga e TonyPitony, protagonisti di uno dei pochi momenti rilevanti dell’ultimo Festival di Sanremo.
Istruzioni per l’uso: quando finalmente ci si allaccia all’algoritmo, è fondamentale assecondarlo a ogni costo. Poi bisogna sperare che possa premiare il creator di turno con un posizionamento funzionale alla viralità. Inserirsi nel flow senza farlo necessariamente proprio. Costruire un racconto con una logica scientifica, combinando i fattori: è matematica, più che talento. Che fastidio, lo sappiamo. Se non si ha niente di davvero nuovo da proporre, va bene lo stesso: si può essere un numero uno anche quando si è uno dei tanti. Che fastidio, che fastidio.
Oppure no.
Invece di farsi usare dagli algoritmi, usarli e farli propri. Essere artisti, sul serio. Performer, meglio ancora se con un percorso alle spalle che permetta di avere una presenza e una consapevolezza sul palco e fuori da esso. Mandarli in tilt, gli algoritmi. Stando dentro il sistema, mica fuori. Un virus benevolo che ci riporta a un’idea di creatività sempre meno presente nel panorama contemporaneo.
In pratica, quello che hanno combinato Ditonellapiaga e TonyPitony all’ultimo Festival di Sanremo.

Nel corso della serata dei duetti, ormai più attesa dal pubblico della finale stessa, un uragano si è abbattuto sul piccolo teatro ligure.Una tempesta di talento ricca di personalità, spiazzante e coinvolgente. La vittoria è stata poi una naturale conseguenza, e merita una riflessione approfondita su cosa significhi essere artisti oggi. Oggi, al tempo degli algoritmi. Senza snobbarli, ma cercando l’equilibrio ideale per non essere schiavi. Perché è chiaro: si può anche decidere di ignorarli (e sia benedetto chi decide di sfidare ancora le logiche del nostro tempo), ma troppo spesso il prezzo da pagare è l’irrilevanza. Succede allora che a un certo punto, siano saliti sul palco due artisti che hanno riscritto le regole in tre minuti circa, finendo per conquistare tutti.
Ditonellapiaga, concorrente in gara col brano “Che fastidio!”, ha infatti partecipato alla serata delle cover in tandem con TonyPitony, artista siciliano del quale si è parlato parecchio nell’ultimo periodo. Il loro ingresso in scena era stato accolto con non poca curiosità: la prima era una delle voci più intriganti e innovative dell’edizione, mentre il secondo è uno che sa decisamente come attirare l’attenzione. Lo fa da qualche tempo con brani provocatori e controversi che fanno discutere non poco. La bizzarra maschera di Elvis con la quale si esibisce, poi, è emblema di un progetto indecifrabile che meriterebbe analisi approfondite. Il risultato è che molti non l’avessero preso granché sul serio fino a quel momento, salvo poi ritrovarsi sul palco con un talento notevole.
I due si sono esibiti con un medley di due brani ben distanti dagli algoritmi in cui potrebbero legittimamente albergare in comfort zone: The Lady Is a Tramp e Baciami piccina.
Il primo, in particolare, è fin troppo ambizioso: composto nel 1937 da Richard Rodgers e Lorenz Hart per il musical Babes in Arms, è stato reinterpretato nel tempo da artisti del calibro di Frank Sinatra e Tony Bennett, quest’ultimo in coppia con Lady Gaga. Il rischio di fallire fragorosamente era molto alto, ma evidentemente il pensiero ha sfiorato solo chi non avesse idea di chi siano Ditonellapiaga e TonyPitony: il risultato, infatti, è stato memorabile.
Nel Festival di Sanremo più sonnecchiante dell’ultimo decennio, la loro esibizione è stata magnetica: un musical dallo stile retrò con due performer d’alto profilo sul palco. Due voci notevoli dall’intonazione impeccabile, eleganti e allo stesso tempo ironici. Presenza scenica da artisti navigati, due voci d’altri tempi e una sinergia totalizzante con l’orchestra che ci ha riportato a epoche ormai remote dello spettacolo. Ditonellapiaga e TonyPitony hanno incantato il pubblico più giovane, ma anche quello più tradizionalista del Festival di Sanremo con un’esibizione studiata in ogni singolo dettaglio, dando vita a un momento d’altissima tv.
Tra le naturali conseguenze, c’è anche il fatto che l’esibizione sia stata tra le più rilanciate sui social nella giornata successiva.
L’algoritmo si è schiuso a ere remote con due artisti fuori dal tempo, seppure pienamente immersi in esso. Più di qualcuno, allora, si è domandato come possano aver creato uno spettacolo del genere.
La risposta è semplice, in realtà: si parla di due artisti che arrivano da lontano e che non improvvisano niente in nome della viralità. Ditonellapiaga, per esempio, arriva dal mondo della recitazione: laureata presso il DAMS con indirizzo teatrale, mostra il suo potenziale attoriale nel videoclip di Che fastidio!, uno tra i più interessanti dell’ultimo periodo. Si è poi concentrata sulla carriera da cantautrice, ma è evidente che la presenza scenica sia figlia di background in cui esperienze eclettiche trovano così una perfetta sintesi.

Altrettanto si può dire per TonyPitony. Il suo progetto scommette tantissimo sulla creazione di una community dalla forte identità, consolidato dall’esperienza peculiare dei suoi live e ben assecondato anche sul palco di Sanremo con alcuni easter egg (il caco, ma anche i “tre chili” di peso del premio ricevuto). La sua è una musica che qualcuno alla ricerca di un’etichetta a tutti i i costi potrebbe definire “demenziale”, ed è lo spunto per la costruzione di un’identità che sfugge a ogni potenziale catalogazione.
Finché non si sta attenti ai dettagli, si rischia concretamente di accoglierlo con una certa superficialità, ma in realtà la sua eccezionale esibizione a Sanremo è figlia di un curriculum con tante esperienze all’estero (a Londra) e una certa confidenza col mondo del teatro. Insomma, si parla di due che hanno studiato parecchio, ed è di per sé una notizia. Così come è una notizia che i due siano artefici di un paradosso: portati in alto dagli algoritmi, se ne appropriano per mostrare il proprio talento con voci nuove. Autentiche. Identitarie.
TonyPitony, d’altronde, è arrivato sul palco di Sanremo grazie a una rapida ascesa dettata dalla viralità su TikTok. Ditonellapiaga, invece, si è classificata terza nell’ultima edizione con un brano che sembra costruito chirurgicamente per detonare sui social.
Il suo è un “boppone” verticale e immediato con la cassa dritta e un leitmotiv (“Che fastidio”) che ben si presta alla generazione di milioni di reel e contenuti d’ogni tipo. Una scorciatoia intelligente, per molti versi. Così come è una scorciatoia quella di TonyPitony: potrebbe essere protagonista di una musica molto più riconoscibile per il grande pubblico, rischiando però di essere uno come tanti altri. La natura controversa dei suoi brani, tuttavia, gli ha garantito una visibilità impressionante nell’arco di pochissimo tempo.
In un periodo storico in cui gli algoritmi impongono una standardizzazione sempre più marcata dei contenuti, Ditonellapiaga e TonyPitony sono andati in un’altra direzione. Non per stare fuori, ma per essere dentro da protagonisti assoluti. Con talento e professionalità, facendo emergere l’artista oltre la maschera del personaggio. Ricordandoci quanto sia ancora importante studiare ed esprimere la propria unicità: gli algoritmi, a quel punto, non potranno fare altro che adattarsi.
Solo così si può diventare “virali” con un brano d’altri tempi, ed essere rilevanti con un’esibizione spiazzante e allo stesso tempo entusiasmante per un pubblico trasversale. L’auspicio è che il loro esempio possa essere una chiave di rilettura del futuro prossimo: invasi come siamo da contenuti generati artificialmente, la saturazione potrebbe riportare al centro l’arte nella sua essenza più pura. Per creare momenti speciali che rimangono negli anni, senza svanire nel tempo di uno scroll. E per trasformare il palco di Sanremo in quello di Broadway: sarà un istante lungo tre minuti, ma potrebbe durare per una vita intera. Dal manuale di istruzioni a un manuale di sopravvivenza: prenderlo alla lettera sarebbe il peggiore degli errori, ma il loro è uno spunto preziosissimo.
Antonio Casu






