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Rooster 1×02: il gallo segnavento – La Recensione

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sul secondo episodio di Rooster!!

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C’è una tradizione, al Ludlow College, secondo cui se un professore ruba e nasconde un gallo segnavento e uno studente lo trova, è giornata libera per tutti. È una burla innocente, uno scherzo come tanti. Ma molti insegnanti ci hanno provato davvero, offrendo agli studenti la possibilità di guadagnarsi una breve vacanza dal campus. Katie ha trascorso tanto tempo al Ludlow College, ma non ha ancora mai azzardato a rubarlo. Ogni mattina passa accanto a quel simbolo svettante, ma rimanda sempre alla mattina successiva l’occasione per afferrarlo e nasconderlo agli studenti. È una tradizione sciocca, ma a Katie sarebbe piaciuto essere l’insegnante in grado di arrampicarsi sul tetto e scappare col gallo sotto la giacca. Il finale del primo episodio di Rooster ci ha mostrato che quella donna potrebbe fare molto di più – come dar fuoco alla casa di suo marito, per esempio -, ma nonostante abbia trascorso buona parte della sua vita da adulta all’interno del campus, non ha ancora trovato il coraggio – o forse solo il tempo – per provare a essere quel tipo di professoressa.

È a piccole sciocchezze come questa che pensa Katie mentre suo padre cerca di convincerla a non lasciare il lavoro. La sua posizione si è notevolmente complicata dopo che ha appiccato un incendio in una delle case assegnate dal campus agli insegnanti. Il consiglio del College sta valutando il licenziamento, ma Katie ha anticipato tutti presentando le proprie dimissioni. Vuole scappare, fuggire lontano, cambiare aria. Quando le cose si complicano, i Russo tendono a darsela a gambe, convinti che la lontananza possa attutire il senso di compressione che certe situazioni provocano. Non è però questo – almeno per il momento – il destino di Katie all’interno di Rooster. Suo padre baratta il mantenimento del suo posto di lavoro con l’accoglimento della proposta di Walter Mann di restare al Ludlow come scrittore residente.


In inglese

Il termine inglese per il gallo segnavento è proprio “rooster”, che quindi assume in questo episodio un significato simbolico più profondo.

Il gallo è simbolo di vigilanza, coraggio e rinascita. È quello che accoglie il nuovo giorno mentre tutti dormono, che sta come una sentinella a vegliare sull’alba e ad accompagnare alla porta le tenebre della notte. Il gallo è una figura protettiva, che indica la direzione in cui soffia il vento e, di conseguenza, la strada da seguire. Greg Russo vuole vigilare sul nuovo giorno di sua figlia. È lui il rooster di cui ha bisogno per navigare il mondo col vento in poppa. Oppure no? Perché, come gran parte delle commedie di Bill Lawrence (autore anche di Scrubs, di cui si sta parlando tanto di recente), anche Rooster sembra un prodotto in cui alla fine sono tutti i personaggi a imparare qualcosa. La ciambella di salvataggio che Greg sta lanciando a sua figlia potrebbe essere la stessa che lei gli rimanderà indietro una volta giunti alla fine del percorso.

Questo secondo episodio di Rooster può entrare di più nel cuore dell’opera. Non si tratta più di un episodio setup, predisposto per presentare i personaggi e il contesto. È il primo vero episodio dopo il pilot, quello che riesce a darci un assaggio più verosimile del tipo di comicità a cui stiamo assistendo. Rooster 1×02 libera le prime dosi del suo tono umoristico, dando il primo slancio allo show. È più spigliato, diretto, meno moderato. La comicità diventa fisica e imbarazzante, oltrepassando in più punti le soglie dell’assurdo. La scena della rissa tra Greg e Archie in diretta mondiale sulla BBC è slapstick puro, con tanto di sculacciate, grida e accenni di lotta vera e propria. Un tipo di comicità che si abbina perfettamente al volto e alla gestualità di Steve Carell, che infatti riesce a bilanciare benissimo il tono malincomico del suo personaggio.

Non che i primi due episodi di Rooster siano stati scoppiettanti.

Steve Carell esce a fare una passeggiata con sua figlia Katie
HBO Max

Lo avevamo detto nella recensione al pilot della settimana scorsa: siamo davanti a puntate promettenti più che elettrizzanti. D’altronde le serie di Bill Lawrence (che ha parlato delle stagioni di Ted Lasso) hanno bisogno di affrontare per intero il loro percorso per liberare del tutto la propria anima. Sono storie che arrivano un pezzettino per volta, che colpiscono veramente nel segno quando sono mature per farlo. È probabile che sia così anche per Rooster, destinata a mostrarci il cuore un episodio per volta. La trama è rimasta sostanzialmente ferma alle premesse della settimana scorsa: la crisi matrimoniale di Katie è nella fase più acuta. Archie aspetta un bambino da Sunny, la studentessa con cui ha tradito sua moglie. C’è ancora un sentimento forte a legare i due personaggi, ma il tradimento e l’arrivo di un bambino complica notevolmente il riavvicinamento di Archie a Katie.

Quel che finora appare piuttosto chiaro è che la vera contrapposizione tra personalità antitetiche e complementari in Rooster è quella tra Greg e suo genero. Il primo iperprotettivo e fondamentalmente un po’ impacciato, con un matrimonio fallito alle spalle e un bagaglio di esperienze da non condividere per impedire a sua figlia di commettere gli stessi errori. Il secondo più sicuro di sé e probabilmente un po’ narcisista. Archie (il Jamie Tartt che ci ha rubato il cuore in Ted Lasso) ci è apparso fino a questo momento come il personaggio negativo di Rooster. Il naufragio del matrimonio tra lui e Katie lo abbiamo osservato finora dal punto di vista della donna tradita, ma avremo modo di scoprire poco alla volta tutti gli strati della personalità di Archie e forse comprenderemo le ragioni dietro al suo gesto.

Greg e suo genero sono due personaggi agli antipodi, ma entrambi fondamentali nella vita di Katie.

Scena iniziale di Rooster 1x02
HBO Max

Il loro rapporto nasconde anche una buona dose di rivalità: a chi dei due uomini alla fine darà ascolto Katie? Chi riuscirà a conquistare veramente il suo cuore? Accanto al tema cardine del rapporto padre-figlia si affianca quello della rivalità tra due prototipi maschili che si contrappongono e, in qualche modo, si completano. Il resto rimane per ora in secondo piano. La storyline di Dylan è in una fase embrionale e viene toccata solo marginalmente, ma il personaggio ne è già uscito ben caratterizzato e la chimica di Danielle Deadwyler accanto a Steve Carell si percepisce sin da ora.

Anche il contesto del campus è stato solo abbozzato: due episodi da 30 minuti non sono abbastanza per tracciare tutti i contorni del mondo in cui ci troviamo. Però la serie scorre piacevolmente. La personalità di Steve Carell riesce ad accentrare su di sé l’attenzione, ma lo stile generale di Rooster risulta coinvolgente e spassoso. È un’opera che verrà fuori poco alla volta, sbriciolando la superficie ed estraendone il cuore vero.