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Rick and Morty 8 – La Recensione di un ritorno in grande stile (e di un ritorno alle origini)

Rick and Morty 8

ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILER dell’ottava stagione di Rick and Morty.

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Era accaduto con la settima stagione di essere la voce fuori dal coro, ma sembra che stavolta le cose siano cambiate con l’ottava stagione di Rick and Morty. A fronte di un’opinione quasi all’unanimità positiva, mi unisco quindi a chi ha apprezzato enormemente le nuove puntate. Anche stavolta, la stagione arriva in differita in Italia, disponibile sul catalogo Netflix a partire dal 31 dicembre. Una stagione che arriva a seguito di numerosi stravolgimenti interni alla produzione stessa, nonché a un decisivo declino di fama e hype. Ciò che poi continua a non cambiare è anche il nostro straordinario doppiaggio. Capitanato da Christian Iansante (Rick) e da David Chevalier (Morty) ai quali si affiancano le “solite” voci note e alcune aggiunte ispirate, come Rossa Caputo (doppiatrice di Charlie in Hazbin Hotel tra le altre cose).

Sono due, al contrario, gli elementi che appaiono diversi rispetto al passato più recente. Entrambi legati alla trama verticale della serie. Il primo elemento riguarda proprio la trama verticale. Quasi del tutto assente nella scorsa stagione, torna in questa a giocare un ruolo di primo piano. Fondamentalmente in quel finale che potrebbe davvero gettare le basi per una evoluzione dopo otto stagioni di onorato servizio. Il secondo elemento, che raggiunge l’apice sempre nel finale, si lega alla trasformazione interiore di Rick. Un Rick che lasciamo diverso, cambiato, forse davvero pronto a lasciarsi il passato alle spalle.

E proprio dalla trasformazione interiore dello scienziato pazzo mi sento di partire per spiegarvi chiaramente cosa ha funzionato in Rick and Morty 8.

Nella settima stagione (qui la nostra recensione) lo abbiamo visto confrontarsi con Rick Prime, anche se per un singolo episodio, scambiarsi il cervello con Jeffrey in stile “Quel pazzo venerdì”, e perfino ammettere di voler bene al nipote. Nel quinto episodio la lunga ossessione di Rick era giunta al capolinea: l’uomo che ha distrutto la sua vita viene finalmente raggiunto e fatto fuori. Fine della corsa. O almeno così dovrebbe essere. Perché subito dopo non c’è catarsi, né pace, né quel momento liberatorio che nei racconti solitamente vendica tutto.

La vendetta, una volta consumata, si rivela un guscio vuoto. Rick resta distante, emotivamente fuori fuoco, come se il resto della famiglia parlasse una lingua che lui non riconosce più. Ha passato così tanto tempo ad alimentarsi di rabbia da aver trasformato il proprio mondo interiore in un terreno sterile, e ora che l’odio ha esaurito il suo scopo non resta nulla a sostituirlo. Eliminare Prime Rick non cancella il dolore, non rimette insieme i pezzi, non riscrive il passato.

A questo punto la domanda sorge spontanea, e pure un po’ scomoda: Rick può davvero aspirare a qualcosa che assomigli anche solo vagamente a un lieto fine?

Esiste una via d’uscita per questo genio autodistruttivo con il fegato in sciopero permanente? Forse si. In questa nuova stagione sono proprio episodi come “The curious case of Bethjamin Button”, “Vallyrick” e “Hot Rick” a farci ben sperare. La famiglia non appare più come una prigione che ne incarcera il genio e neppure un limbo in cui sfogare il proprio ego. Al contrario la famiglia diventa davvero lo spazio dove essere se stesso, nel bene e nel male. Dove potersi persino sentire indifeso e proteggere la vulnerabilità degli altri, anziché semplicemente farsene beffe.

“You want me to be a parent? Fine. No more talking until you’re adults.”

Space Beth e Rick nella seconda puntata dell'ottava stagione di Rick and Morty
Credits: Netflix

Il primo episodio “Summer of All Fears” sembrerebbe smentire questa ultima frase. Nella puntata, infatti, Morty e Summer vivono per 17 anni dentro un matrix creato da Rick solo perché hanno preso in prestito il caricatore del nonno senza poi restituirlo. Un po’ eccessivo direbbero alcuni, più che giusto direbbero altri. Eppure da questa avventura in pieno stile Rick and Morty la narrazione si evolve e con essa i personaggi.

Non crediate però che Rick and Morty 8 manchi di altre storie stand-alone. Tutto il contrario.

Il cartone animato per adulti torna davvero alle origini. Se la scorsa stagione apriva uno spiraglio di luce in quel tunnel oscuro in cui ormai era precipitata da anni la serie, stavolta il tunnel è illuminato a giorno. La trama orizzontale regala storie esilaranti, brillanti e ispirate. Sempre strizzando l’occhio alla pop culture di ieri e di oggi, Rick and Morty torna a pescare a piene mani in quel bacino. Come gli è sempre riuscito meglio. Ecco quindi che non manca la puntata dedicata agli superhero movies con “Ricker than Fiction” o quella a tinte horror con Jerry nei panni di un coniglio mannaro in “The Last Temptation of Jerry”. In “The Rick, The Mort & The Ugly” c’è il rimando al classico western, senza dimenticare l’onnipresente Cittadella, mentre “Cryo Mort a Rickver” è un omaggio agli heist movie.

Rick and Morty 8 funziona alla grande, sia nell’episodio singolo che nella stagione in toto. Ogni puntata, infatti, si distingue entro i suoi 20 minuti circa nel tono e nella trama. Lineare ed efficace, centrata senza mai perdere di vista il focus. Nel quadro generale, invece, torniamo a quel primo elemento che avevamo menzionato all’inizio: la trama verticale. Tra un’avventura e l’altra, infatti, c’è tempo per far tornare qualche volto noto: Persuccello e Space Beth per esempio. Entrambi assumono il ruolo di ancore narrative che mantengono l’attenzione dello spettatore di lunga data. Se quello occasionale, infatti, può apprezzare maggiormente la creatività formato tascabile dell’ottava stagione, l’afezionados si sentirà certamente più chiamato in causa al solo nominare Diane.

Rick e Morty nel terzo episodio della ottava stagione
Credits: Netflix

“Memories aren’t real. And they can be as self-serving as any of us.[to Beth]

La nuova stagione di Rick and Morty sorprende positivamente perché riesce a trovare un equilibrio, dopo tanto tempo, tra l’avventura, il gore, la lore e l’emozione.

Sono proprio quei momenti ricchi di significato che rendono i personaggi e il mondo più coinvolgenti. Rick e Morty non sono gli unici protagonisti dello show. Jeff, Beth e Summer hanno tutti modo di brillare con puntate a loro dedicate che mettono in luce l’unicità dei loro personaggi. Circa sei episodi su dieci ci permettono davvero di esplorare le motivazioni della famiglia Smith, facendoceli scoprire con occhi nuovi persino dopo dieci anni di messa in onda.

Stesso discorso per il mondo al di fuori della Terra. La Cittadella post-distruzione è lo scenario ideale per una delle puntate migliori della stagione. Pur non avendo per protagonisti i nostri Rick e Morty. Con “Hot Rick” la serie si chiude in bellezza. Realtà, memoria, passato e presente collassano l’uno sull’altro nella mente di Beth portando a un confronto finale cuore a cuore con il padre. Visivamente ed emotivamente “Hot Rick” ci regala una storia impeccabile.

Insomma ciò che davvero rende Rick and Morty 8 una delle migliori stagioni del cartone è la sua coerenza. Non c’è una singola storia che vada fuori strada a un certo punto. Non c’è nessun mid season dopo il quale finisce tutto in caciara. Rick è la versione più open minded di se stesso che forse vedremo mai, disposto davvero per la prima volta al cambiamento. La famiglia Smith non abbellisce soltanto, ma arricchisce e noi non possiamo che volerne ancora