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Rick and Morty – Di nicchia, per tutti

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Rick and Morty non è una serie semplice. Non è rassicurante, non è lineare e non è nemmeno sempre “spiegabile”. È un cocktail di satira, fisica teorica, nichilismo, viaggi interdimensionali e battute su cacca e cetriolini. Se dovessimo spiegare in maniera concreta un episodio a chi non l’ha mai vista ci prenderebbero per pazzi. Eppure… funziona. Funziona benissimo. In un panorama televisivo dove spesso vince ciò che è immediato e rassicurante, Rick and Morty ha fatto il contrario: ha alzato l’asticella. Ha sfidato il pubblico, e il pubblico ha risposto “presente!”

Una serie in grado di spiazzare, togliere il terreno da sotto i piedi e mostrare tutto sotto una nuova prospettiva. Un paradosso? Forse. O forse è il segreto del suo successo: mescolare l’assurdo alla filosofia, il nonsense alla riflessione profonda, l’animazione per adulti al disincanto esistenziale.

Nonostante il suo stile dichiaratamente di nicchia, è diventata un fenomeno pop. Non solo cult per appassionati, ma meme vivente, citazione continua, merchandising globale. Un chiaro esempio di come la giusta chimica di elementi sia in grado di generare un universo di successo.

Insomma: Rick and Morty è la prova che si può essere difficili e amati. Complessi e virali. Di nicchia, per tutti.

Rick and Morty che scappano
credits: Adult Swim

Chi guarda Rick and Morty per la prima volta potrebbe pensare di trovarsi davanti a una serie per pochi eletti. Gli episodi sono infarciti di citazioni scientifiche, paradossi temporali, multiversi instabili e dilemmi morali che manderebbero in crisi anche un docente di filosofia. Ma la realtà di questa serie è proprio che rappresenta l’esistenza per com’è: complessa, caotica, incomprensibile. Non capiamo proprio tutto? Eppure funziona. E funziona su più livelli.

Perché Rick and Morty ha un dono raro: riesce a far ridere anche quando non capisci tutto. Non è necessario cogliere ogni riferimento a Schrödinger o a Nietzsche. Ti basta seguire Rick mentre si trasforma in un cetriolino per capire che sei in un mondo dove tutto può succedere. Un mondo dove anche se siamo dei “Jerry”, possiamo divertirci, emozionarci e riflettere. 

La genialità della serie sta proprio qui: è intellettuale senza essere snob, è pop senza essere banale, e riesce a far sentire a casa sia chi ama la fisica quantistica, sia chi vuole solo una risata dissacrante dopo cena. Perché nell’universo immenso creato da Rick and Morty troveremo sempre qualcosa che ci farà sentire compresi o un personaggio che ci rispecchi. Non è solo una serie da nicchia: è una nicchia che ha imparato a parlare a tutti. E a farlo con una voce inconfondibile, disordinata, brillante. Una voce che dice: “Sì, il caos è il nostro habitat naturale e siete tutti i “benvenuti”.

Dietro l’assurdo: filosofia, morte e trauma

I protagonisti incontrano i loro
credits: Adult Swim

Rick and Morty fa ridere, certo, ma spesso ci lascia addosso una strana malinconia. Come se, tra una battuta trash e una sparatoria “dimensionale”, ci stesse dicendo qualcosa di importante. Qualcosa che riguarda noi e la nostra piccolezza. Ci abbraccia facendoci sentire parte di qualcosa, ma poi ci da uno schiaffo facendoci capire che in fondo siamo tutti soli.

Dietro il suo umorismo dissacrante, Rick and Morty parla di morte, abbandono, identità, solitudine. Rick è un genio autodistruttivo che nasconde il proprio dolore dietro al sarcasmo e alla scienza. Morty è un ragazzo costretto a crescere troppo in fretta in un mondo dove nulla è stabile. E le avventure? Sono spesso metafore travestite da caos. Se tutto è caotico, nulla ci sembra pericoloso. Perché diciamocelo…in una situazione così imprevedibile è normale non avere il controllo. Eppure, riflettendoci, non servono tentacoli alieni per rendere la vita un tiro di dadi.

La serie riesce a essere esistenzialista, senza prendersi mai sul serio. Ci costringe a ridere e poi a riflettere. Ci presenta universi in cui nulla ha senso, per farci chiedere se davvero il nostro lo abbia. Insomma, alla fine ci guardiamo allo specchio e capiamo che la vita è un mix casuale di situazioni e va bene così (o anche no). E in un panorama di prodotti “comfort”, Rick and Morty osa essere scomoda. Intelligente. Dolorosa. Eppure, irresistibile.

Del resto, basta dare un’occhiata a queste 10 citazioni di Rick and Morty da usare se vuoi sembrare intelligente per capire che dietro ogni battuta si nasconde un intero universo filosofico.

Rick and Morty è ovunque: meme, tazze e TikTok

Nonostante i suoi contenuti cervellotici, Rick and Morty è diventata (come anticipavamo prima) un fenomeno pop. Non è solo una serie animata di culto: è un brand. Un linguaggio. Un’icona.

Ovunque ti giri, trovi Rick che rutta, Morty che urla, portali verdi e Pickle Rick trasformato in peluche. Le sue battute sono diventate meme virali. Le citazioni riempiono i social e, persino chi non ha mai visto una puntata, sa dire almeno una cosa: “Wubba Lubba Dub Dub”. Perché anche se si vuole far finta di non conoscerla, basta un’immagine casuale della serie per far esclamare: “Ah sì, la conosco”.

Il meme più famoso della serie
credits: Adult Swim

Come ci è riuscita? Con un’estetica forte, personaggi riconoscibili e una scrittura che premia sia l’intelligenza che l’ironia più nera (il famoso e ormai inflazionato black humor). Delle volte non servono neanche immagini complete, basta solo vedere due occhi con degli asterischi abbozzati. Rick and Morty è riuscita a camminare su due binari opposti: quello dell’élite intellettuale e quello dei fan nerd da binge-watching , mettendoli entrambi d’accordo.

Una serie che sembra nata per piacere a pochi… e invece conquista milioni. La dimostrazione vivente che la nicchia, oggi, può diventare mainstream: senza perdere la propria anima.

Rick è un antieroe. Ed è anche colpa nostra.

Rick Sanchez è l’antieroe perfetto per il nostro tempo: brillante, autodistruttivo, cinico ma anche spaventosamente lucido. In un altro contesto, sarebbe l’antagonista. Ma in Rick and Morty, è il protagonista. Anzi, è il motore dell’universo. Già da questa scelta comprendiamo l’anima più profonda dello show: il caos che genera linearità in un groviglio spaventosamente grande di insicurezze.

Non segue regole, non ha morale, distrugge intere realtà per noia. Eppure, lo amiamo. Forse perché dice ad alta voce quello che molti pensano. Il tipico elemento che vediamo con occhi quasi indignati, ma che nella solitudine della nostra mente invidiamo per la schiettezza. Forse perché è il prodotto finale di una società nichilista e iperconnessa, dove il dolore viene coperto con una risata su instagram e la solitudine con l’intelligenza.

Rick è un personaggio complesso, affascinante, tossico. Ci respinge e ci attrae. E in questo, Rick and Morty gioca una partita rischiosa: ci mette di fronte a un uomo che ha perso tutto ma ha ancora tutte le risposte. E ci chiede: è questo che volete davvero? Oppure se non lo volete, poco importa. Perché il menefreghismo che permea il personaggio non vuole giustificarlo, ma dimostrare come l’odio o il gradimento non è rilevante. In un mondo così distruttivo e caotico, farsi piacere o piacere è quasi irrilevante. Il successo di Rick non è un caso. È uno specchio. Uno specchio sporco, ma sincerissimo. E noi, inevitabilmente, continuiamo a guardarci dentro.

Rick and Morty: il caos che ci unisce tutti

Rick and Morty circondati da altri personaggi della serie televisiva
credits: Adult Swim

In un mondo seriale dove tutto tende a uniformarsi, Rick and Morty resta un’eccezione. Una serie che osa essere diversa. Che non cerca consensi facili. Che preferisce sfidare il pubblico, invece che blandirlo. Vuole essere sé stessa conscia di incarnare la frase “chi mi ama mi segua”.
È troppo per alcuni, certo. Ma per chi resta, è un’esperienza. Un viaggio che ti spiazza, ti fa ridere, ti lascia inquieto. Una serie che mescola nichilismo e affetto, brutalità e genialità, scienza e idiozia e che riesce a farlo piacendo tanto ai filosofi quanto agli adolescenti su TikTok.

Rick and Morty (disponibile su Netflix) è la dimostrazione che la complessità, se fatta bene, può diventare virale. Che il nonsense può insegnare più di mille morali. E che sì, anche il disincanto può farci sentire parte di qualcosa (magari di un multiverso, ma pur sempre di qualcosa). Chi lo avrebbe detto che un cetriolino ubriacone poteva insegnarci più cose di innumerevoli libri?

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