Attenzione: sono presenti spoiler sulle prime due puntate di Vision Quest.
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Mentre l’attesa si fa sempre più febbrile per Avengers: Doomsday – tanto da riportare al cinema con risultati eccezionali Endgame – su Disney+ ha fatto il suo esordio VisionQuest. L’MCU torna con un nuovo capitolo seriale, dedicato come da titolo a Visione. L’opera va a culminare la trilogia ideale iniziata con WandaVision e proseguita con Agatha All Along, continuando a esplorare le conseguenze di ciò che è successo a Westview nella prima serie tv dell’MCU.
I primi due episodi di VisionQuest ci sono sembrati tutto sommato validi. Ci è voluto un po’ di raccordo tra la situazione attuale, gli echi di WandaVision e addirittura la genesi di Visione in Avengers: Age of Ultron. Chi si è perso qualche passaggio può trovarsi disorientato, ma la serie tv fa del suo meglio – finendo per risultare anche didascalica – per tirare le fila del discorso. L’inizio è quindi un po’ compassato, ma poi si entra nel vivo dell’azione ed emerge subito l’aspetto più interessante del racconto: cosa succede nella mente di Visione.
Come ben sappiamo il protagonista della nuova serie tv di Disney+ non è esattamente lo stesso Visione che ha militato per anni negli Avengers. E proprio su questa dicotomia VisionQuest gioca gran parte del suo sviluppo, recuperando il preziosissimo Ultron – che gioca un ruolo chiave in questa serie tv – e mettendo in scena una parata delle varie IA che si sono susseguite in questi anni di Marvel Cinematic Universe. Queste due prime puntate di VisionQuest – insomma – hanno messo parecchia carne al fuoco. Andiamo ora ad analizzare con cura quanto visto in questo appuntamento d’esordio con la produzione Disney+.

Visione e Visione: un confronto all’insegna dell’umanità
Come suggerito in fase d’introduzione, uno degli aspetti più interessanti di queste prime due puntate di VisionQuest è la dicotomia che si crea tra il nuovo Visione e il vecchio. L’incursione nella mente – per così dire – dell’ex Avenger è particolarmente suggestiva. Viene costruito un modo che riflette la complessa organizzazione interna che Visione si è dato, caricando nel proprio sistema le altre IA progettate da Tony Stark. Lo storico Jarvis, Friday, Edith e naturalmente Ultron. Ognuno ha un proprio compito e tutte le IA sostengono Visione nella sua ricerca – la quest per l’appunto – dell’umanità.
Il nuovo Visione è infatti una sorta di tela bianca. È consapevole di avere un passato, che però non sente come suo. Pure se lo percepisce, ma comunque non lo comprende. Il sintezoide passa ore e ore a guardare i ricordi del suo predecessore. Cerca di afferrarne le sensazioni. Vuole catturarne l’amore per Wanda. L’amicizia con gli altri Avengers. Il dolore della morte. Insomma, Visione studia l’umanità nella sua essenza più pura.
Ed è estremamente interessante vedere questo lavoro, specialmente quando affiorano le differenze tra i due Visione. Che poi a ben vedere non sono proprio differenze, ma piuttosto diversi stadi evolutivi. Anche il Visione originale era una tela bianca, plasmata poi dall’amore e dall’amicizia. In questo senso si può già intravedere una sorta di sentiero tracciato per il protagonista di VisionQuest, che ci propone però una riflessione sempre profonda e stimolante. Grazie soprattutto al confronto con Ultron.
VisionQuest è l’apice di un delicato dramma familiare
Uno dei maggiori punti d’interesse per VisionQuest era proprio il ritorno di Ultron. Il villain ha fatto la sua prima e unica apparizione nel secondo capitolo dedicato agli Avengers, ma è riuscito a ritagliarsi un posto di primissimo piano tra i personaggi più interessanti – specialmente tra i cattivi – dell’MCU. Ci piace tantissimo che sia tornato, ma ci piace ancora di più che faccia da cassa di risonanza e da contraltare alle elucubrazioni di Visione. Ultron segue con vivace curiosità la crescita del figlio. Sa come punzecchiarlo e stuzzicarlo e si configura come il perfetto punto di riferimento – in positivo e in negativo – di Visione.
Ultron mantiene – infatti – una dimensione costantemente ambivalente. Non riusciamo a capire benissimo quali siano le sue intenzioni. Nè che idee stuzzichino il suo interesse. Resta una presenza costante ma inafferrabile. Contribuisce a dare un senso di gradevole foschia al racconto, perché si ha la costante sensazione di doversi attendere qualcosa da un momento all’altra da Ultron. Ma non si sa bene cosa.
Con questa relazione – ma non solo – VisionQuest assume i connotati del dramma familiare. Lo fa sicuramente virtù del retaggio di WandaVision, ma al contempo operando precise scelte estetiche che puntano in questa direzione. Le IA nel suo codice, il rapporto con Ultron e la scoperta dell’esistenza di Tommy: per Visione tutto sta diventando una delicata questione familiare, anche se quella famiglia lui continua a non afferrarla con precisione.

L’eredità e il retaggio di VisionQuest
E arriviamo quindi al grande tema della seconda puntata: Tommy. In Agatha All Along aveva fatto la sua comparsa Billy Maximoff. Ora è il turno dell’altro figlio di Wanda e Visione. Il retaggio di WandaVision si esplica sia a livello tematico che contenutistico. Lì VisionQuest affonda le proprie radici ed è ancora una volta – come è stato in Agatha All Along – la comprensione di ciò che è realmente accaduto a Westview la chiave per comprendere gli sviluppi attuali.
Dal proprio retaggio, VisionQuest è chiamata a costruire la propria eredità. Che nel dettaglio è dare un finale importante – magari anche con un occhio sul futuro – a quella che promette di essere una delle trilogie migliori – o quantomeno più interessanti – dell’intero MCU. La partenza sicuramente fa ben sperare. I primi due episodi sono molto validi e le basi del racconto sembrano promettenti. La speranza è che le ottime premesse – come purtroppo accaduto troppo spesso in casa Marvel – non vengano tradite.
Prima di chiudere bisogna anche fare un po’ le pulci a questi primi due episodi e sottolineare cosa non ha funzionato. Le parti action sono sembrate un po’ troppo ingessate. Nel racconto supereroistico questa è una componente importante e nelle prime due puntate di VisionQuest è parsa meno efficace. Nulla di irrecuperabile – e in realtà per ora nemmeno preoccupante – ma sicuramente andava sottolineata. A questo punto non ci resta che attendere le prossime puntate, così da capire se VisionQuest riuscirà a essere all’altezza di WandaVision e di Agatha All Along e chiudere in maniera degna l’imponente arco narrativo dedicato a Visione, Wanda e ai loro figli.







