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The Walking Dead: Daryl Dixon 3×05 – Stiamo guardando la stessa puntata da giugno

Daryl in The Walking Dead: Daryl Dixon 3

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Ci scusiamo per il disagio: non è colpa nostra, è colpa di The Walking Dead: Daryl Dixon 3. Se, leggendo questa recensione, doveste accorgervi di aver già assistito a qualcosa di assai simile, non siamo noi a essere ripetitivi: è lo spin off di The Walking Dead a rappresentare il vero problema, totalmente incapace di offrire uno sviluppo narrativo originale, prigioniero e al tempo stesso artefice della stessa formula logora sin dalla prima stagione. Le cose – lo abbiamo detto più volte – durante il primo capitolo non erano partite male: The Walking Dead: Daryl Dixon sembrava sapere bene dove voleva andare e su cosa costruire, trasformando il viaggio di Daryl in una riscoperta intima e identitaria. Le premesse c’erano tutte, ma – come già segnalato – la delusione era dietro l’angolo, e la seconda stagione ha purtroppo confermato il declino che avevamo intravisto, soprattutto con il finale.

Ed è qui che arrivano le vere cattive notizie: la terza stagione non solo è riuscita a fare peggio di quanto potessimo temere, ma ha anche smarrito per strada ogni elemento distintivo, trasformando una trama già mediocre in qualcosa di dolorosamente piatto e privo di tensione. Non c’è nulla che catturi davvero l’attenzione dello spettatore, niente che generi attesa, coinvolgimento, urgenza. Semplicemente, non c’è più nulla che ci tenga incollati alla visione.

Quel che vediamo assomiglia a tutto ciò che abbiamo visto e conosciuto. Quel che sappiamo è che questa puntata – come le altre – le abbiamo già vissute. The Walking Dead: Daryl Dixon 3, in questa stagione, a soli due episodi dalla fine, può ormai confermarsi clinicamente morta

Daryl e Carol in una scena di The Walking Dead: Daryl Dixon 3
Credits: AMC

Non ci sono novità degne di nota sul fronte The Walking Dead: Daryl Dixon 3. La quinta puntata, ormai a un passo dal finale, ci propone l’ennesimo viaggio di Daryl, stavolta alla ricerca di Justina, trasformata nel volto sacrificabile di questa stagione. Nelle prime due stagioni bisognava occuparsi di Laurent, rintracciarlo in qualche edificio sventrato di Parigi. Ora la dinamica si ripete: stesso schema, nuovo personaggio. Un loop narrativo che continua a riproporsi, con le stesse soluzioni già viste: una nuova complicazione per Daryl, un altro viaggio – questa volta verso Barcellona – e un ulteriore ostacolo lungo la strada. In questo episodio, infatti, Daryl non dovrà soltanto raggiungere la sua meta, ma anche confrontarsi con un gruppo di persone affette da lebbra che vivono in un villaggio isolato.

Accogliendolo, gli raccontano di una banda criminale che ha rubato loro l’acqua. Poteva, il nostro eroe, voltarsi dall’altra parte? Ovviamente no. Ed ecco che arriva una nuova rivolta, una nuova battaglia, un ennesimo problema da risolvere. Un bel po’ di rumore, causato dallo scontro, forse pensato per mascherare l’assenza di una struttura narrativa realmente solida. Il nuovo scenario del villaggio, purtroppo, non aggiunge nulla di significativo alla trama. Serve solo a prolungare inutilmente il racconto, a gridare nella speranza di coprire il vuoto narrativo che questa stagione ci sta tristemente facendo percepire.

Arrivati alla quinta puntata (come sempre su Sky e NOW), viene naturale chiedersi se abbia davvero avuto senso dar vita a una stagione così debole, che – come già sappiamo – aprirà le porte a un ultimo capitolo conclusivo. Se concepita in modo diverso, con una trama più accattivante e personaggi più profondamente caratterizzati, avrebbe potuto rappresentare l’ultimo atto, la vera battaglia finale, l’estremo tentativo di tornare a casa. Invece, la sensazione predominante è che questa terza stagione esista solo per allungare il brodo, per spingere la narrazione ancora un po’ più in là, a ogni costo, rimandando il ritorno a casa a una stagione interamente dedicata. O almeno, è quello che ci auguriamo.

Perché il viaggio europeo proposto da The Walking Dead: Daryl Dixon non è stato all’altezza delle aspettative iniziali, e ciò che abbiamo visto finora ha solo contribuito a rendere ogni stagione una copia sbiadita della precedente, ogni episodio più debole di quello prima.

Daryl in una scena di The Walking Dead: Daryl Dixon 3
Credits: AMC

Non ci siamo. E non ci siamo da parecchio. The Walking Dead: Daryl Dixon 3, soprattutto, è completamente assente. Non ha forza, non ha visione, non ha coraggio. Non si reinventa, non evolve. Cammina stanca, trascinata, addormentata. Non comunica e – quando ci prova – grida, sperando di mascherare il vuoto con il rumore. Ma non è alzando la voce, né introducendo personaggi usa e getta a fine corsa, che si risolvono i problemi. Soprattutto se questi vengono scritti con la stessa superficialità di tutti gli altri, replicando l’errore per l’ennesima volta. The Walking Dead: Daryl Dixon 3 è clinicamente morta. Ora si limita a simulare un respiro, una parvenza di vita. Il gran finale, con ogni probabilità, non sarà né grande né memorabile. Ma la quarta stagione è dietro l’angolo.

La fine è vicina. E paradossalmente, è proprio questa la vera buona notizia. Comunque vada, ci basta sapere che sta per finire, per tirare un sospiro di sollievo. Perché ciò che abbiamo visto è stato fin troppo, e The Walking Dead: Daryl Dixon 3 deve trovare il coraggio di fermarsi, trovando il coraggio – almeno questo – di dire basta a una Serie Tv che ormai non comunica più nulla.

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