ATTENZIONE! L’articolo contiene SPOILERS della serie tv The Other Bennet Sister.
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →C’è una regola non scritta quando si parla di Orgoglio e pregiudizio: se sei Elizabeth Bennet, hai buone possibilità di diventare una delle protagoniste più amate della letteratura; se sei Jane, almeno ti aspetta un matrimonio felice; se sei Lydia, puoi combinare un disastro e diventare comunque memorabile. Se invece sei Mary Bennet, beh, buona fortuna.
La sorella pedante che suona il pianoforte quando nessuno glielo ha chiesto, cita libri che nessuno vuole leggere e interviene nelle conversazioni con una solennità decisamente sproporzionata rispetto all’interesse degli ascoltatori. Possiamo dire senza alcuna vergogna che di certo Mary non è il personaggio che più rimane impresso nella memoria di chi apprezza la storia di Orgoglio e Pregiudizio (in arrivo la serie tv su Netflix). E nessun adattamento ci ha mai fatto cambiare opinione. The Other Bennet Sister, serie BBC in dieci episodi tratta dal romanzo omonimo di Janice Hadlow (disponibile su Sky), decide finalmente di prendere Mary sul serio.
Partendo dalle sue caratteristiche meno affascinanti, costruisce lentamente una storia di formazione in cui il vero obiettivo non è trovare qualcuno disposto ad amarla, ma imparare a non considerarsi meno degna di essere amata.
All’inizio di The Other Bennet Sister siamo esattamente dove dovremmo essere. Netherfield è stato affittato da un giovane uomo facoltoso, Mrs Bennet è già proiettata verso il matrimonio delle figlie e la famiglia si prepara a entrare nel vortice sociale che porterà Elizabeth a incontrare Darcy, Jane a innamorarsi di Bingley e Lydia a combinare il disastro che tutti conosciamo. Solo che questa volta la macchina da presa non segue Elizabeth (qui trovate 10 curiosità sul film con Keira Knightley), bensì Mary.
Mary è abituata a essere presente senza essere davvero vista. Le sue sorelle possiedono qualità immediatamente spendibili nel mercato matrimoniale. Jane è bellissima, Elizabeth intelligente e spiritosa, Lydia vivace, Kitty amabile. Mary non sembra possedere nulla che possa essere facilmente trasformato in capitale sociale. E la serie insiste molto, soprattutto nelle prime puntate, sulla ferita provocata da questa consapevolezza che Mary stessa ha.
La ragazza interiorizza progressivamente l’idea di essere sbagliata.
Il suo aspetto, il suo modo di parlare, il suo interesse per i libri, la sua rigidità sociale diventano altrettante prove della propria inadeguatezza. La famiglia, invece di aiutarla a superare questa percezione, contribuisce spesso ad alimentarla. Alla pari di Penelope di Bridgerton, Mary si cuce addosso il ruolo di tappezzeria e nessuno fa nulla per smentirla.
La prima parte di The Other Bennet Sister spinge molto su questo aspetto, risultando talvolta difficile da gurdare e digerire. Mary viene ignorata, derisa, esclusa dalle conversazioni, trattata come un ostacolo persino quando cerca semplicemente di partecipare alla vita della famiglia. La sua posizione durante il ballo di Netherfield diventa il simbolo di questa esclusione, così come il rapporto con Mrs Bennet, molto più duro nei suoi confronti rispetto a quanto siamo abituati a vedere nelle altre versioni della storia.
Mrs Bennet, interpretata da Ruth Jones, è volutamente esasperata e il contrasto con la sensibilità di Mary diventa talvolta troppo netto. Anche il rapporto con le sorelle tende a semplificarsi in una dinamica di esclusione che, pur funzionale al percorso della protagonista, rischia di ridurre la complessità familiare che rende Austen così interessante.
Solo quando Mary esce dalla casa paterna, The Other Bennet Sister comincia davvero a trovare la propria voce.
L’allontanamento da Longbourn permette a Mary di entrare in contatto con persone che non conoscono la versione di lei costruita dalla sua famiglia. Attraverso i Gardiner scopre un ambiente nel quale non deve continuamente dimostrare di essere all’altezza delle proprie sorelle. Londra rappresenta la possibilità concreta di reinventarsi. È qui che la serie sviluppa il tema centrale del romanzo di Hadlow: la felicità non è necessariamente qualcosa che capita, ma qualcosa che può essere costruito.
Mary deve imparare a conoscersi al di fuori dello sguardo degli altri. Deve capire che essere intelligente non significa necessariamente essere socialmente brillante, che avere interessi eccentrici non è una colpa e soprattutto che non deve trasformarsi in un’altra persona per meritare affetto. È un percorso tanto contemporaneo da spezzare il cuore, raccontato attraverso un’ambientazione Regency. Siamo tutti un po’ come Mary alla ricerca della validazione di altri per sentirci pienamente completi. E’ solo quando ci rendiamo conto di essere protagonisti della nostra storia che diventiamo finalmente liberi.
Liberi dalle nostre stesse paure e insicurezze. Liberi dalla vocina sabotatrice nella testa. E liberi, soprattutto, di apprezzare la cornice che arricchisce il quadro. Mary è la persona che entra in una stanza e pensa immediatamente di essere quella meno interessante. Di essere sempre il personaggio secondario nel romanzo di altri, quando invece è main character della sua vita. E questo la rende sorprendentemente vicina allo spettatore contemporaneo.

Naturalmente, siamo pur sempre nell’universo di Jane Austen. Quindi a un certo punto arrivano anche i pretendenti in The Other Bennet Sister.
La serie però fa una scelta intelligente. Non presenta il romanticismo come la soluzione ai problemi di Mary. I due uomini che entrano nella sua vita, Tom Hayward e William Ryder rappresentano infatti due possibilità differenti e contribuiscono entrambi alla crescita della protagonista. Il triangolo amoroso funziona proprio perché Mary non è più semplicemente la ragazza che spera disperatamente di essere scelta. Per la prima volta può permettersi di chiedersi che cosa voglia lei.
È una differenza fondamentale rispetto alla struttura di Orgoglio e pregiudizio. Elizabeth è una protagoniste già dotata di una forte consapevolezza di sé, anche quando commette errori. Mary parte invece da una posizione molto più fragile. Il suo viaggio romantico diventa quindi anche un viaggio identitario. I personaggi che conosciamo vengono filtrati attraverso lo sguardo di Mary e, di conseguenza, appaiono diversi. La serie riesce così a inserirsi nel sempre più ampio universo degli adattamenti e delle continuazioni di Austen senza limitarsi alla semplice operazione nostalgia.
Il risultato è un period drama caldo, romantico e sorprendentemente contemporaneo. Una storia sull’autostima che non ha bisogno di slogan, sull’importanza di trovare il proprio posto e sulla possibilità di costruire una felicità che non dipenda esclusivamente dallo sguardo degli altri.





