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The Night Manager 2×04 – Carte in tavola: finalmente trova il suo ritmo

Angela e Jonathan si confrontano. La donna deve qualche spiegazione all'uomo, su The Night Manager 2

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su The Night Manager 2.

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Dopo tre episodi che procedevano con cautela, quasi timore, l’episodio 4 di The Night Manager 2 segna una svolta netta. Non più osservazione silenziosa, non più ambiguità elegante. Qui la serie accende il fuoco su tutti i fronti. I pezzi del puzzle geopolitico, familiare e istituzionale si incastrano con una precisione che ricorda il meglio del genere, pur senza raggiungere la profondità morale della prima stagione. Ma va bene così. Perché ciò che emerge in questo episodio non è nostalgia ma urgenza. Quell’urgenza di cui il pubblico aveva bisogno

The Night Manager 2 non cerca più di nascondersi dietro atmosfere rarefatte o sguardi carichi di non detto. Ora agisce. E lo fa con una chiarezza quasi sorprendente. Roper è vivo, Angela sapeva, l’MI6 è un covo di vipere, e il Regno Unito sta finanziando un colpo di stato in Colombia. Non ci sono più zone grigie. Solo linee di battaglia tracciate con sangue, bugie e… fax.

Angela Burr: non debolezza ma scelta umana

L’episodio si apre con Angela Burr (Olivia Colman) nella sua nuova vita. Una casa tranquilla, una figlia piccola, un’apparente normalità. Ma basta un messaggio da un amico dell’Egitto con la didascalia “perché mi hai mentito?” per far crollare la facciata. La sua reazione non è teatrale ma fisica. Panico, respiro corto, occhi che cercano subito la bambina. Angela non teme per sé ma per sua figlia. È un momento di rara efficacia, perché non racconta una spia in crisi ma una madre costretta a scegliere.

Più tardi, all’aeroporto, Angela rivela la verità a Jonathan Pine. Roper si presentò nella sua stanza d’albergo la notte prima dell’identificazione del cadavere e minacciò di uccidere sua figlia se non avesse collaborato. Non è un tradimento ideologico ma un atto di protezione radicale. E non è neppure un gesto di vigliaccheria. È puro pragmatismo, coerenza. Umanità. Lei ha lasciato il servizio, si è ritirata, ha fatto ciò che andava fatto.

Ciò che conta ora non è il senso di colpa ma la responsabilità. Angela torna non per redimersi ma per avvertire: all’interno dell’MI6 sta per scoppiare una guerra civile. E chiede a Pine di darle tempo. Lui, ovviamente, sa che il tempo è finito. In questo scambio, The Night Manager 2 rispolvera uno dei suoi migliori personaggi della prima stagione dandogli un inedito spessore emotivo. Angela, infatti, non è mai stata un’eroina o una combattente. Era, semmai, una burocrate grigia, una passacarte, una persona comune, di quelle tanto care alla narrazione inglese dello spionaggio. Adesso, però, è una donna che rischia di pagare un prezzo altissimo cercando di salvare ciò che le importa di più. Sostenendo al tempo stesso un collega. E amico.

Roper: l’aristocratico in esilio

Lo sguardo nostalgico di Roper, stufo di stare in un posto che non è alla sua altezza
Credits: Prime Video

Hugh Laurie torna con una presenza più stanca, più logorata. Richard Roper non è più l’uomo impeccabile che citava poesia tra un omicidio e l’altro. Dorme con le luci accese, parla con voce più bassa, sembra tormentato dal tempo trascorso in Siria. Quando Sandy Langbourne (Alistair Petrie), il suo fido braccio destro appena uscito di prigione, gli mostra un opuscolo di una tenuta inglese, Roper ascolta con attenzione. Non vuole più solo potere ma ordine. Vuole tornare “a casa“, nel suo mondo, tra le sue regole. Nel suo paese natio dove non ci sono coccodrilli nel fiume sotto casa.

La preferenza nei confronti di Danny (Noah Jupe), che abbiamo visto alle prese con Jonathan nella prima puntata, non è solo affettiva. È gerarchica perché è il figlio “vero ed erede“. Teddy (Diego Calva), nato fuori dal matrimonio, cresciuto altrove, è definito “selvaggio“. C’è un razzismo sottile, molto old british (e perfettamente coerente) quasi inconsapevole, nella sua nostalgia per un’Inghilterra che considera l’unica civiltà degna di questo nome. Questo non lo rende simpatico ma comprensibile. E forse, proprio per questo, più pericoloso. Perché dimostra tutta la sua disperazione. E chi agisce per disperazione non teme le conseguenze.

Attraverso il microfono nascosto sul collare di un cane (un tocco caotico, quasi goffo ma credibile), Martin, l’investigatore assoldato da Pine e i suoi, registra Roper mentre espone il piano completo: scatenare una guerra civile in Colombia, controllare le risorse, tornare in Inghilterra con il sostegno di Mayra (Indira Varma. Non è più un trafficante d’armi. È un aspirante sovrano. E The Night Manager 2 lo mostra senza enfasi, senza musica drammatica. Solo un uomo che parla di distruzione come se fosse un affare immobiliare.

Pine e Teddy: dominio, non seduzione

Una delle scene più efficaci dell’episodio è il commiato all’aeroporto. Teddy accompagna Pine (ancora nei panni di Matthew, il banchiere svizzero) con l’ordine di dimenticare tutto e tornare a Parigi. Ma Pine, all’ultimo istante, si avvicina e sussurra: “pregherò per la tua anima, Eduardo”. Usa il vero nome di Teddy. Non è un gesto di compassione, né tanto meno di desiderio, considerata la danza a tre nello scorso episodio. È, semmai, un atto di dominio. Sa qualcosa che Teddy credeva segreto, e glielo ricorda con intimità violenta.

Teddy, infatti, reagisce con rabbia, non con turbamento. Chiama subito il suo sicario e ordina l’uccisione di Alejandro (Alberto Ammann). È un gesto impulsivo, disperato perché cerca di dimostrare al padre di essere all’altezza, di meritare fiducia. Ma mente quando Roper gli chiede se Alejandro è morto venendo, tra l’altro, scoperto quasi subito. Questo episodio ci mostra un Teddy che ha perso la sua sicurezza. E anche il suo fascino. Non è più un villain caliente che agisce come il boss. Piuttosto è un figlio come tanti, ansioso di approvazione, fragile sotto la maschera di sicurezza. E in questo, The Night Manager 2 riesce a dare una dimensione psicologica reale a un personaggio che fino a ora sembrava costruito solo per contrasto.

The Night Manager 2: quando il male è domestico

Nel frattempo, in Inghilterra… Che l’MI6 non fosse pulitissimo lo avevamo capito già nella prima stagione. La quale, per altro, alla fine faceva solo una pulizia sommaria dei suoi ufficiali corrotti. Come a lasciare intendere che, proseguendo nella storia, la resa dei conti era solo posticipata (di una, due stagioni?). In ogni caso a Londra abbiamo Basil (Paul Chahidi) che, con pazienza e astuzia, scopre che Mayra, Adam Holywell (Kerr Logan) e Sandy Langbourne stanno orchestrando un cambio di regime in Colombia, sostenuto, almeno in parte, dallo Stato britannico.

Ci andiamo con i piedi di piombo. Apparentemente sembra essere una sorta di agenda ufficiale vista la presenza di certi pezzi grossi dei servizi e non qualcosa di deviato. Ce lo fa capire il dispositivo nella spedizione, capace di causare un blackout nazionale. Insomma, non è proprio un gadget da ridere. Semmai lo strumento perfetto per innescare il caos necessario a giustificare un intervento militare.

Qui The Night Manager 2 alza la posta in modo significativo. Non si tratta più di fermare un criminale ma di smascherare un sistema. E il fatto che il tradimento venga dall’interno, da figure legittime dell’intelligence, rende il conflitto molto più complesso. Basil, con il suo telefono rubato e i suoi appunti furtivi, rappresenta l’ultima scintilla di coscienza in un apparato che, ormai, ha smesso di distinguere tra ordine e crimine.

Alejandro e Roxana: vittime, non pedine

La morte di Alejandro è uno dei momenti più crudi dell’episodio. Viene rapito, portato in una fabbrica abbandonata e giustiziato da Teddy con brutalità banale. Non c’è eroismo, non c’è discorso finale. Solo un corpo che cade. Eppure, la sua morte non è inutile. È la prova che i buoni possono morire, e che la giustizia non è garantita. E per questo ci fa soffrire. Pine arriva troppo tardi per salvarlo ma in tempo per proteggere il giovane autista, un ragazzo senza nome, senza potere. È un gesto piccolo ma moralmente centrale.

Parallelamente, Roxana (Camila Morrone) smette di essere solo un ponte narrativo. Intrappolata in casa da Teddy, riesce a mandare un avvertimento in codice a Pine. Non lo fa per ideale ma per sopravvivenza. E quando Pine la salva, uccidendo il rapitore con un colpo secco alla testa, non c’è musica, non c’è dramma. Solo azione. In questo episodio, Roxana diventa finalmente una sopravvissuta attiva, non un oggetto di scena. Resta da vedere se The Night Manager 2 le concederà una voce autonoma nei prossimi episodi ma almeno ora ha dimostrato di voler vivere.

Il fax che cambia tutto

Jonathan parte all'inseguimento di Teddy sperando di salvare Alejandro, in The Night Manager 2
Credits: Prime Video

L’episodio si chiude con due azioni parallele: Pine che fugge con Roxana, e Roper che riceve una foto via fax. È il volto di Pine. Non c’è bisogno di parole. Roper capisce ancora prima di guardare l’immagine che la sua vecchia nemesi è tornata. Non come fantasma ma come minaccia reale.

Questa immagine, un fax che sputa fuori un volto, è potentemente anacronistica, e forse per questo efficace. In un’epoca di messaggi criptati e intelligenza artificiale, è un dispositivo obsoleto a rivelare la verità. E in quel momento, finiscono le maschere. Non ci sono più Matthew, né investitori anonimi. Ci sono solo Jonathan Pine e Richard Roper. Due uomini che si conoscono troppo bene.
Ma la vera posta in gioco non è il loro duello personale. È il fatto che Pine deve ora combattere non solo Roper ma gran parte dell’MI6. E con solo due episodi rimasti, ogni mossa sarà letale.

The Night Manager 2 e la svolta necessaria

L’episodio 4 di The Night Manager 2 non è perfetto ma è decisivo. Finalmente la serie smette di guardare indietro con nostalgia e comincia a guardare avanti con urgenza. Certo, manca ancora la finezza le carréiana, quel realismo morale, quella malinconia istituzionale che permeava ogni scena della prima stagione. Al suo posto, c’è un approccio più diretto, più “americano”. Volendo restare in tema di letteratura più vicino a Tom Clancy che a John le Carré.

Ma va bene così. Perché The Night Manager 2 non deve ripetere il passato ma deve trovare una sua strada. E in questo episodio, per la prima volta, sembra averne intravista una. Non è più un sequel incerto ma un thriller che sa dove va, anche se non sa ancora chi salverà. E con due episodi rimasti, questa consapevolezza potrebbe bastare.