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Strip Law – La Recensione: la legal comedy animata diverte ma resta a metà strada

Copertina di Strip Law
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La nuova serie animata Netflix Strip Law debutta sulla piattaforma con un’identità piuttosto leggibile e con un obiettivo altrettanto chiaro. Vuole inserirsi nel filone ormai densissimo delle adult animated comedy contemporanee. Fin dai primi minuti emerge una notevole consapevolezza industriale del prodotto. Il ritmo è sostenuto, l’umorismo è dichiaratamente sopra le righe, la struttura è costruita per favorire il binge-watching e il concept di base, con l’avvocato iper-rigido Lincoln Gumb costretto a collaborare con la performer illusionista Sheila Flambé, è immediatamente efficace. Funziona perché si fonda su un contrasto classico ma sempre fertile. Razionalità contro caos. Procedura legale contro spettacolo puro. Controllo maniacale contro improvvisazione (qui le scene improvvisate delle serie) sfrenata. Nei momenti migliori della stagione, questa tensione produce dialoghi brillanti e situazioni comiche ben calibrate. Ed è proprio qui che la serie lascia intravedere il suo potenziale più interessante.

Dal punto di vista della costruzione narrativa, questa prima stagione adotta una struttura ibrida ma fortemente sbilanciata verso l’episodico. I dieci episodi da circa venticinque minuti ruotano quasi sempre attorno a un caso legale autoconclusivo sempre più assurdo. Mentre, sullo sfondo, procede lentamente l’arco relazionale tra Lincoln e Sheila. È una scelta che garantisce accessibilità immediata. Strip Law, non a caso, si guarda con estrema facilità e il binge funziona senza attriti. Tuttavia, questa impostazione abbassa la percezione di progressione drammatica. Raramente si avverte un reale senso di escalation e le conseguenze tra un episodio e l’altro restano limitate. In termini di serialità contemporanea, Strip Law sceglie consapevolmente la comfort zone della comedy procedural (ecco le serie procedural intramontabili). Evita di rischiare su una costruzione più stratificata e diventa un punto di forza commerciale con un limite creativo piuttosto evidente.


I protagonisti di Strip Law (IMDb)

La scrittura di Strip Law è notevole ma non incisiva

I dialoghi sono rapidi, il timing comico è spesso ben gestito, gli scambi tra i due protagonisti risultano generalmente efficaci. La writers’ room dimostra mestiere nel costruire setup e payoff comici. Tuttavia, con una certa frequenza, la serie si affida allo shock humor come scorciatoia. Quando la battuta è sostenuta da una buona costruzione, il risultato è divertente. Quando invece punta solo sulla provocazione, l’effetto diventa meccanico. Questa oscillazione qualitativa è uno dei limiti più evidenti della stagione. Ed è anche il principale ostacolo che impedisce a Strip Law di fare il salto verso una comicità davvero memorabile. Il vero motore dello show resta comunque la coppia centrale. Adam Scott e Janelle James offrono un lavoro vocale solido, preciso e ben calibrato e la loro chimica regge gran parte del peso comico della stagione.

Il Lincoln di Scott funziona grazie a un deadpan controllato e nevrotico. Sheila, al contrario, vive dell’energia imprevedibile portata da James. Quando la serie rallenta la raffica di gag (qui il commento a una gag di Seinfeld) e lascia spazio ai personaggi, emergono momenti molto efficaci. È in queste pause che si intravede il potenziale character-driven dello show, che, se sviluppato meglio, potrebbe diventare il punto di forza in futuro. Più deboli, invece, risultano i comprimari, poiché restano funzionali alle battute e la loro tridimensionalità è ancora limitata. Sul piano visivo, invece, la produzione di Titmouse si conferma coerente con gli standard attuali dell’animazione occidentale. La palette neon restituisce bene l’eccesso di Las Vegas, con i character design espressivi e la regia che privilegia i movimenti nervosi a sostegno del ritmo. Nonostante ciò, manca ancora a Strip Law una firma stilistica riconoscibile, e questa neutralità potrebbe diventare un limite strutturale.

Una scena di Strip Law (IGN)

Interessante è il potenziale satirico del contesto legale

Strip Law utilizza il tribunale soprattutto come palcoscenico per l’assurdo e raramente lo trasforma in un vero bersaglio critico. La satira del sistema giudiziario resta superficiale e anche il commento sulla cultura dello spettacolo rimane accennato. È probabilmente qui che si colloca la più evidente occasione mancata della prima stagione, in quanto il concept prometterebbe una lettura più corrosiva; la scrittura, invece, preferisce quasi sempre la sicurezza della comicità situazionale. Una scelta comprensibile, ma anche piuttosto conservativa. Per quanto riguarda l’accoglienza, il quadro aggiornato conferma una risposta complessivamente positiva ma non entusiastica. Su Rotten Tomatoes (ecco le 25 serie peggiori per l’aggregatore) il Tomatometer si mantiene in area fresh moderata. Il consenso critico è favorevole, ma lontano dai picchi delle adult comedy più celebrate. Il punteggio audience risulta più variabile e leggermente inferiore, segno di una certa polarizzazione tra gli spettatori.


Ciò detto, le prime reazioni online convergono su alcuni punti precisi. Vengono lodati il ritmo veloce, il doppiaggio convincente e l’energia visiva. Di contro, vengono invece criticate l’originalità limitata e una comicità percepita come discontinua. Dunque, il quadro complessivo è quello di una buona partenza, ma senza vero effetto sorpresa. In prospettiva seriale, però, Strip Law non è affatto un progetto privo di margini. La dinamica tra Lincoln e Sheila funziona, il mondo di Las Vegas offre ancora molto spazio narrativo e il formato breve consente aggiustamenti relativamente rapidi. Inoltre, la promozione c’è, ma il salto di qualità, per ora, è la vera sfida che resta davanti al vero successo di Strip Law.