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Scene da un Matrimonio – La Recensione: l’amore dissezionato

Siamo cresciuti, però su questo restiamo analfabeti. Avremmo dovuto essere più preparati al fatto che non finisce sempre così e nemmeno si risolve sempre così.

Con queste parole Mira si rivolge a Jonathan in uno degli episodi più sentiti e traumatici di Scene da un matrimonio, durante una di quelle scene, appunto, che va a comporre il quadro frammentato e lacerato della loro relazione. Nel 1972, Ingmar Bergman dava alla luce una miniserie, poi rimontata in film, sulla difficoltà dei rapporti amorosi. Dopo numerose riflessione sull’incapacità comunicativa delle persone, il regista aveva concluso, infatti, come il matrimonio fosse “l’agonia della coppia” e aveva dunque riassunto questa amara considerazione in Scene da un matrimonio. L’opera, in cui gli interpreti erano Liv Ulmann (musa e compagna del regista per molto tempo) e Erland Josephson, suscitò molto scalpore e fu la causa, almeno così si dice, di un aumento repentino dei divorzi in Svezia. Come tanti “fenomeni” cinematografici, anche in questo caso, il confine tra mito e verità è abbastanza sottile ma quel che è certo è l’influenza, a posteriori, che l’opera ha suscitato in cineasti come Woody Allen o Noah Baumbach e, più in generale, sulla rappresentazione del matrimonio al cinema.

Adesso, dopo quasi cinquant’anni, quella stessa storia è stata ripresa e riadattata da Hagai Levi (autore di The Affair) e a vestire i panni della coppia sono Oscar Isaac e Jessica Chastain. Le differenze rispetto alla pellicola di Bergman sono alcune, nate dalla necessità di rendere questa nuova serie tv più coerente con i tempi che corrono: ecco quindi che non è più l’uomo a tradire ma la donna, è lei, per sua stessa ammissione, a sentirsi stretta in una morsa e incapace di respirare. Il marito Jonathan, qui, è un uomo affranto, ossessionato dal suo amore, padre che si sacrifica e, soprattutto, religioso che ha perso la proprio fede. La moglie Mira è la donna in carriera, che si sente spenta e vuota, indesiderata e non capita, pronta a lasciare ogni cosa per inseguire una passione repentina.

Scene da un matrimonio

Suddiviso in cinque capitoli, uno in meno rispetto alla miniserie originale, Scene da un matrimonio tratteggia la discesa nell’abisso di una coppia apparentemente felice e lo fa con una penna che si spezza a ogni gradino.

Jonathan e Mira sono una coppia privilegiata, bianca e borghese. Lui è un professore universitario di filosofia, lei una donna d’affari che acquisisce e gestisce start up in tutto il mondo. Sono loro stessi, nel primo episodio, a dare consigli ai loro amici, a osservare il loro litigio con boria ma poi, quando le maschere scivolano dal viso come una crema, ecco che appiano le prime crepe. Il ragionamento logico sull’avere o non avere un secondo bambino verrà di lì a poco abbandonato in virtù di un linguaggio violento e animale. Proprio il linguaggio rappresenta uno degli elementi stilistici più evidenti che serve a rappresentare la lenta agonia di questa coppia. Le parole usate da lui o da lei si fanno sempre più velenose, cattive, diventano messaggere di quel non detto che per anni ha scavato un solco nella loro anima e un abisso nel loro matrimonio. Da quel ragionare a letto in Innocenza e paura si arriva all’annullamento verbale in Gli analfabeti, fino a una crudeltà che trascende la parola e diventa fisica.

Eppure, anche quando parlano, i due non comunicano mai davvero. L’incessante flusso di coscienza al quale assistiamo per cinque episodi non riesce a colmare quel vuoto che ormai si staglia, inesorabile, tra loro. Jonathan e Mira si vomitano parole che nessuno dei due è mai davvero disposto a sentire, chiusi nel loro dolore e in un senso di incomprensione a cui non sanno dare un nome. Così, spesso è il corpo a parlare per loro o, soprattutto, a parlare di loro: l’asma di lui, il nuovo look di lei, il sesso tra loro consumato su un divano poco prima di “uccidersi” nuovamente.

Scene da un matrimonio

Questo viaggio brutale nella separazione avviene nel corso di anni, inframmezzati da incontri tra i due che scandiscono il tempo e l’evoluzione della rottura. Meraviglioso il modo in cui ogni scena si colleghi alla precedente nonostante lo scorrere del tempo fittizio all’interno della storia: l’abbandono su due piedi di Mira, nel secondo episodio, diventa quello di Jonathan nel quarto; il tema della solitudine nel terzo viene ripreso nel quinto. Jonathan e Mira orbitano come due pianeti al di fuori di qualsiasi sistema solare, nulla sembra toccarli se non l’influenza che esercitano l’uno sull’altro. Si urlano, si odiano per poi amarsi e desiderarsi nuovamente in un ciclo infinito e ossessivo.

Solo dopo sette anni i due sembrano in grado di lasciare andare, superando i confini della coppia e vivendo una relazione illecita. Quello che davvero traspare, però, è il liquore amaro con il quale entrambi continuano a dissetarsi, quasi inconsapevolmente. Definitivamente distrutti, nessuno dei due è riuscito davvero ad andare avanti rimanendo invischiato in un rapporto senza identità. Jonathan si è risposato, ha un figlio ma è un disilluso, drogato del suo amore per Mira, dalla quale non riesce mai a prendere definitivamente le distanze. Mira, a sua volta, si autoconvince di essere una donna emancipata che non ha bisogno di legami, quando è lacerata internamente dalla scelta presa tanti anni prima.

Scene da un matrimonio indaga il rapporto di coppia, quello che nessuno ti mostra, quello di cui nessuno ti avverte. Lo fa con spietata onestà, interrogandosi su cosa resta quando tutto è ormai marcio, se il dolore della separazione ne valga la pena.

Scene da un matrimonio

A fare da sfondo a ogni singola scena del quadro è la casa, il resto non ha importanza. Il luogo familiare si trasforma presto in una “valle di lacrime” in cui il dolore dipinge le pareti e il risentimento è servito a tavola. Una casa che osserva la trasformazione e che, a sua volta, viene trasformata fino a venire, prima abbandonata, e poi ritrovata per un ultimo atto di amore.

All’interno di questo spazio teatrale, Scene da un matrimonio prende vita e si agita come una bestia in gabbia.

Poi, quando tutto diventa troppo da gestire, la scena teatrale si spezza mostrandoci la finzione. Ogni puntata viene, infatti, introdotta o conclusa da una rottura della quarta parete che ci mostra gli attori prepararsi per il ciak o terminare le ultime riprese. Un modo per avvertirci che quello che stiamo vedendo non è vero, si può tornare indietro, niente è perduto per sempre. Però l’avvertimento rimane, Scene da un matrimonio è un’operazione a cuore aperto sull’amore e sui rapporti umani, uscirne illesi non è cosa da poco.

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