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Riverdale 5×04 – Riverdale non è più Riverdale

Riverdale 5x04

ATTENZIONE: questa recensione contiene spoiler sull’episodio 5×04 di Riverdale.

A distanza di sette anni, Riverdale non è più Riverdale. Finalmente, dopo che nella 5×03 abbiamo avuto un assaggio di quello che sarebbe stato il destino dei protagonisti, in questo episodio scopriamo cosa ne è stato di Archie, Betty, Chery, Jughead, Veronica e Toni nel corso dei sette anni in cui sono stati lontani, sfatando l’ipotetica morte di Archie sul fronte di cui vi ho parlato nella scorsa recensione.

Devo dire che per tutte le cose in cui gli autori della serie sono manchevoli, quello in cui sono riusciti benissimo nel corso di questi cinque anni è farci affezionare ai personaggi e alla non così ridente cittadina di Riverdale.

In questo episodio, infatti, non succede un granché. Si tratta di una puntata che ci dà una visione d’insieme delle vite dei personaggi e che ci aggiorna su com’è Riverdale sette anni dopo. Eppure, nonostante non sia uno degli episodi ricchi di trash e azione a cui siamo abituati, sapere cosa ne è stato di Riverdale ci interessa, così come ci interessa capire chi sono diventati i suoi abitanti nel tempo trascorso lontano da casa.

Riverdale

La maggior parte dei background dei protagonisti sono abbastanza coerenti con i personaggi che abbiamo conosciuto in questi cinque anni – anche se ammetto che quando ho visto Toni esibirsi nell’ex La bonne nuit sono rimasta un po’ interdetta, ma la successiva spiegazione sul suo percorso lavorativo mi ha fatta ricredere – tranne Veronica. Non sono rimasta soddisfatta di ciò che è diventata la giovane Lodge nei sette anni trascorsi lontano da Riverdale. Veronica, infatti, è palesemente la copia di sua madre e, altrettanto palesemente, ha sposato un tipo che è tale e quale a suo padre.

Non mi scaglio, però, completamente contro all’evoluzione di Veronica, perché ho avuto l’impressione che lei stessa si sia resa conto che la sua vita ha preso una piega che non le piace: il suo sguardo quando riceve l’uovo Glamergé (un nome che richiama le famosissime uova Fabergé) sembra dire tutto sulla sua presa di coscienza. Quindi, chissà, forse ben presto Veronica si ribellerà a un destino che sembra essere quello di diventare Hermione Lodge e a Riverdale ritroverà se stessa.

Un altro punto un po’ deludente riguarda Hiram Lodge, imperituro cattivo della serie.

Il patriarca di casa Lodge compare pochissimo in questo episodio, però che ci sia lui dietro alla decadenza della città ci viene detto a chiare lettere da Toni (un personaggio che dobbiamo aspettarci di vedere di più in questa stagione, finalmente, anche grazie alle rimostranze mosse dalla sua interprete). Hiram Lodge ha dato del filo da torcere agli abitanti di Riverdale fin dal suo arrivo in città e nessuno di noi ha dimenticato il casino combinato con il Gargolye King e la Jingle Jangle, ma forse sarebbe stato meglio fargli dismettere i panni del cattivo e affidare questo compito a qualche nuovo personaggio.

Di questo passo, il padre di Veronica rischia di diventare uno di quei cattivi inizialmente perfetti ma che poi, a furia di esserci sempre loro dietro a ogni disgrazia, diventano noiosi e prevedibili. Quello che spero vivamente, però, è che il circolo vizioso che vede Hiram fingersi migliore per Veronica e lei cascarci per poi rimanere delusa si spezzi adesso che è un’adulta (e anche perché all’ingenuità c’è un limite).

Nonostante la puntata non sia stata particolarmente ricca di eventi, Riverdale non sarebbe fedele a se stessa se non proponesse un po’ di trash. Oltre a Hermione Lodge che veste i panni di una delle Real Housewives of New York (ancora non ho superato lo shock di questa rivelazione), ci sono stati altri momenti che mi hanno fatta morire dal ridere. Come il sogno di Archie a inizio episodio: forse sono un po’ cattiva, dato che la sua fantasia è chiaramente frutto del trauma vissuto in battaglia, ma vedere il campo della Riverdale High popolato da soldati e cheerleader ha reso molto difficile prendere la cosa sul serio.

Anche le relazioni di Betty e Veronica hanno toccato picchi interessanti di cringe, in particolare quella di Betty con il suo capo. Mi dispiace per il poveretto che non ha ancora capito quanto alla ragazza interessi poco della loro relazione (o sono solo io ad aver colto un certo disinteresse?). Per non parlare di Jughead che scappa dagli esattori ed è costretto a cedere al ricatto di un’aspirante scrittrice-stalker. Amo tutto in realtà.

Riverdale

Un personaggio per cui ho provato profonda empatia, invece, è Cheryl. Vederla così spenta e intrappolata a Thistlehouse, vittima di un preludio di pazzia, mi ha stretto il cuore. Inoltre non capisco se Nana Rose trami qualcosa di losco oppure no: finora mi era sembrata l’unica Blossom sana di mente, ma l’affare dei quadri e lo sguardo di Cheryl – che sembra essere in qualche modo vittima della nonna – mi ha fatto venire diversi dubbi.

Concludo con il momento amarcord della puntata: Jughead che torna la voce narrante della storia. Iniziare l’episodio senza la voce del giovane Jones è stato strano e, lo ammetto, il suo ritorno nel ruolo di narratore è stato un bel tocco finale. Inoltre, il fatto che Jughead torni a raccontarci cosa succede a Riverdale ci fa capire che il ritorno a casa gli farà ritrovare l’ispirazione e che gli eventi che ci aspettano nei prossimi episodi saranno la base per il suo secondo libro.

Devo dire che questa introduzione mi ha messo una certa curiosità sugli episodi a venire. Anche se non apprezzo molto la scelta di aver reso Hiram nuovamente il cattivo della situazione, non vedo l’ora di vedere come la vita adulta cambierà le dinamiche tra i protagonisti. Ognuno ora ha un nuovo bagaglio di esperienze e gli anni passati lontano gli uni dagli altri influiranno sicuramente sugli equilibri del vecchio gruppo di amici. Nell’attesa faccio uno scongiuro affinché il Barchie, che si vocifera avrà un po’ di spazio in questa stagione, abbia la vita più breve possibile.

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Scritto da Elisa Frassinelli

Vivo in bilico tra libri, università e serie tv. Nel tempo libero cerco di avere una vita sociale e non diventare schiava del mio gatto (fallendo, ovviamente). Un altro dei miei passatempi preferiti è cercare di non implodere quando ho appena finito una stagione ma ho solo me stessa con cui parlarne.

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