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Pálpito – La Recensione: il cuore (letteralmente) al centro di tutto nella nuova soap Netflix

Tra le uscite di aprile, Pálpito è la nuova serie di successo prodotta da Netflix che ha conquistato il primo posto nella classifica dei contenuti più visti della piattaforma. Il titolo non potrebbe essere più esplicativo: il battito del cuore è il protagonista della storia e costante sottofondo della narrazione. Da sempre, sin dall’antichità, quest’organo viene identificato come la sede dei sentimenti che smuovono l’animo umano, oltre a essere il responsabile fondamentale della vita biologica. Diventato un emblema universale, Palpito asseconda una visione consolidata dalla tradizione letteraria e dalla credenza popolare e racconta la storia di una donazione senza consenso, di un trapianto non destinato ad accadere e delle drammatiche conseguenze derivate da questo evento. Ma andiamo con ordine, partendo con una breve introduzione della trama: due storie si incontrano e si incrociano indissolubilmente.

Valeria e Simón sono una giovane coppia innamoratissima. Li vediamo cantare nella loro auto a squarciagola spensierati quando, all’improvviso, un tremendo incidente li porta fuori strada. La donna rimasta illesa e vigile chiede aiuto a tre uomini che le si accostano all’apparenza per aiutarla ma che si riveleranno essere i suoi inseguitori e assassini.

Dall’altra parte c’è Camila, la moglie di Zacarías, un ricco e potente uomo invischiato nella gestione degli affari politici della Colombia. La donna, fotografa appassionata e profondamente dedita al suo lavoro, soffre di un’incurabile patologia cardiaca. La sua unica speranza risiede in un trapianto tempestivo, tuttavia la lista d’attesa è molto lunga e da anni non si hanno notizie a riguardo. Questo spinge Zacarías a sfruttare le sue conoscenze per contattare una banda di criminali responsabili di un losco mercato di traffico di organi.

A fronte del pagamento di un’ingente somma di denaro, in pochi giorni, la donatrice ideale è stata trovata: il suo nome è Valeria Duque, la moglie di Simón. Il marito della donna, madre di due figli, non riesce a darsi pace dopo il tremendo lutto e, per questo motivo, sceglie di andare a fondo nella ricerca degli assassini. Il suo piano subisce una svolta inaspettata quando sul suo cammino incontrerà Camilla e gestire i suoi sentimenti diventerà estremamente complicato.

Il cuore – letteralmente – di tutta la storia è lì: tutto ciò che – dopo un trapianto – può continuare a vivere nella persona che accoglie l’organo. Subito dopo l’operazione, Camila inizia a vivere il suo “nuovo cuore” come una presenza “indesiderata” nel suo corpo. Quello che ne segue è pressoché surreale, oltre a non poter essere considerato in alcun modo plausibile e razionalmente giustificabile. I personaggi agiscono come burattini nelle mani di un destino super partes di cui non ci viene – neanche per sbaglio – omesso qualche dettaglio. Ogni cosa ci è nota sin dal principio per cui i colpi di scena possiamo classificarli come non pervenuti, tranne in qualche rarissimo caso. Ciascuno dei protagonisti segue il suo lineare svolgimento, fornendo il proprio prevedibile contributo allo scorrere inesorabile degli eventi. Sempre al posto giusto, nel momento giusto: il risultato è un’intreccio di linee narrative alquanto scontato e poco accattivante. Lo sappiamo che le cose andranno in una direzione e a dircelo sono i (palesi) dettagli disseminati in ogni episodio.

L’impianto soap è presente non solo nella narrazione un po’ stereotipata ma anche nel modo di trasmettere il travaglio interiore di ciascun personaggio. Nonostante il cast scelto non possa essere criticato sotto ogni punto di vista, la performance lascia un po’ a desiderare in alcune scene di maggiore tensione. Da questa serie non ci aspettavamo certo una sceneggiatura da Oscar ma i dialoghi sono stati funzionali oltre che perfettamente in linea con tutto il tono soap della serie: prolissi, con quel pizzico di poeticità che alle soap non manca mai e qualche lacrima e drama di troppo. Non esistono evoluzioni di personalità o tridimensionalità, al contrario, ogni personaggio ha una propria monoliticità inscalfibile anche davanti al susseguirsi di drammatici eventi di cui si compone la trama.

La sceneggiatura, di certo, non aiuta affatto nella creazione di un ritmo narrativo avvincente e non riescono a imprimere una svolta. Dopo il primo episodio di Pálpito ci è chiaro che non possiamo parlare di un’interessante novità entrata a far parte del catalogo ma dell’ennesima serie adatta ad un normale binge-watching ma di cui non resterà pressoché nulla se non – per noi italiani almeno – la gioia di aver visto preparare una buona pizza senza ananas al di fuori del nostro Bel Paese. A parte questa grande “sorpresa”, tutti gli altri colpi di scena non stanno in piedi perché non sono stati proprio concepiti come tali, anzi, tutto ci viene svelato nei primi episodi, privandoci completamente di quella suspense che caratterizza anche i teen drama più ripetitivi e banali a cui Netflix ormai ci ha abituati.

Pálpito non si stanca di insistere sull’idea infondata – e alquanto affascinante ed esoterica – che il corpo di Camila abbia accolto il cuore di Valeria accogliendone anche ogni sorta di emozione: tutto quello che Valeria amava, le persone con cui aveva un rapporto particolarmente intenso, tutte le sue passioni sono nel corpo di questa donna impreparata a sopportarne le conseguenze. Siamo palesemente davanti ad una soap travestita da un giallo – forse con qualche sfumatura di rosa di troppo – e riconoscere questo mascheramento non è sicuramente un compito arduo. Insomma, non è possibile negare l’evidenza.

Tuttavia, gli episodi scorrono abbastanza veloci, la sintonia tra gli attori scelti non da l’impressione di essere costruita – vogliamo parlare di quanto siano carini la figlia di Simon e il ragazzaccio maledetto che si rivela essere un orsacchiotto dal cuore tenero? – e le parole melense (e di troppo) non risultano mai (troppo) fuori luogo, anzi, contribuiscono ad accentuare quell’aria di soap che mai ci abbandona durante tutta la visione. Se avete voglia di una serie senza troppe pretese, capace di intrattenervi e farvi riscoprire una visione dell’Amore abbastanza idealistica, Pálpito è la serie che fa per voi. Buona visione!

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