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È la solita, triste vecchia storia che ha scritto le pagine dei libri di successo, dato il titolo a grandi film e generato celebri Serie Tv. Il solito caso fatto di apparenze senza sostanza. Una vita perfetta, acqua e sapone di lusso, che da fuori sembra invidiabile ma, da vicino, è un inferno. Questo è ciò che è davvero Murdaugh: Morte in famiglia. Una Serie Tv, questa, basata non solo su eventi realmente accaduti, ma anche recenti. Era il 2021, appena quattro anni fa, quando Alex Murdaugh veniva condannato all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso sua moglie e suo figlio in quella che sembrava una notte qualunque. E dopo tanto rumore.
A volte basta una sola notte per cancellare un secolo di storia familiare, per stravolgere la percezione pubblica, rimuovere la patina dorata e lasciare solo una fragile impalcatura. Plastica che, in questa storia, brucia e s’infiamma, distruggendo tutto ciò che la famiglia Murdaugh ha cercato per anni di costruire tanto da diventare più forte di tutto, perfino della legge. Cent’anni passati come procuratori o avvocati fanno questo, agli occhi del mondo: rendono una famiglia insospettabile, la incoronano, le attribuiscono il potere di fare ed essere tutto. Tutto ciò che è scomodo, che non può essere detto né raccontato, può essere nascosto sotto il tappeto. Come se non fosse mai successo. Tutto, per difendere e rendere intoccabile il nome dei Murdaugh.
Ma a un certo punto la polvere inizia a puzzare, a diventare troppa, ingestibile. Non riesce più a rimanere nascosta sotto il tappeto. Ed è allora che l’immagine della famiglia perfetta crolla, rivelandosi al mondo per ciò che è davvero

Tre episodi. Tre prime puntate che chiariscono immediatamente, fin dal primo fotogramma del primo episodio, cosa accadrà in quella terribile notte del 2021. Ma prima di quel momento, prima dell’omicidio, prima di uccidere una moglie e un figlio e mettere un punto definitivo alla dinastia dei Murdaugh, Murdaugh: Morte in famiglia torna indietro nel tempo, raccontando le menzogne, le apparenze e il momento preciso in cui la famiglia ha smesso di camminare per strada a testa alta, come se fosse padrona di tutto ciò che toccava, nel cuore del Sud Carolina.
Una gita in barca, guidata da un figlio indisciplinato – la pecora nera della famiglia, a detta di tutti – può diventare un problema per chi ha troppi segreti da proteggere. Soprattutto se quella gita si trasforma in una ragazza scomparsa, poi ritrovata morta, e in un’accusa di guida in stato di ebbrezza.
Ma quella pecora nera, costantemente sotto gli occhi di tutti, rappresenta in realtà l’apertura del sipario, l’inizio dello show. Uno show basato sulla realtà cruda di una famiglia che non era affatto migliore di quel figlio malvisto, simbolo di una perfezione finta, di qualcosa di molto più grande di un capro espiatorio in una casa di brave persone. E sono forse gli occhi del nonno, il padre di Alex Murdaugh, a mostrare più di chiunque altro il declino verticale dei Murdaugh.
Lui, che di danni ne ha insabbiati tanti, guarda ai suoi successori come a dei fallimenti: borghesi vuoti, arricchiti grazie a un secolo di privilegi che ha permesso loro di sedersi su poltrone occupate in passato da uomini di un altro spessore, ma dello stesso sangue. Il declino è tutto lì. In quel padre, marito e avvocato manipolatore e opportunista, convinto di poter evitare la prigione al figlio pilotando le emozioni di altri genitori, due dei quali senza più una figlia.
Questo è il vero obiettivo di Murdaugh: Morte in famiglia: raccontare l’inesorabile, inarrestabile crollo di una famiglia che ha cercato di fingere a ogni costo, alimentando un’immagine di sé che nulla aveva a che fare con la realtà. E che, con la stessa arroganza, ha tentato non solo di rappresentare la legge, ma di superarla. Perché se riesci a piegarla, a manovrarla, a comprarla, allora ti senti invincibile. Ed è così che hanno vissuto. Fino a quando la maschera è caduta. E il sipario si è alzato. Dando inizio al terribile spettacolo.

I primi tre episodi di Murdaugh: Morte in famiglia (disponibili su Disney+) anticipano le dinamiche future, raccontano il declino e mettono in luce le prime ombre mostruose della famiglia. Dalla gita in barca alla dipendenza di Alex, tutto viene narrato con equilibrio, senza mai sfociare nel sensazionalismo, e concedendo pochissimi spazi alla finzione o a ricostruzioni romanzate. All’apparenza, infatti, Murdaugh: Morte in famiglia sembrerebbe essere una Serie Tv intenzionata a ricostruire fedelmente i fatti, senza stravolgerli né attribuire alla narrazione il compito di reinventare la storia. Questa, da sola, basta per individuare il problema di una società che troppo spesso finge e si affida a pregiudizi o leggi non scritte.
Una famiglia ricca che si abbraccia in una foto non ambisce necessariamente al Nobel per la pace. I segreti più oscuri possono annidarsi ovunque, anche lì dove non oseresti mai guardare. Proprio dove non penseresti mai di trovare le risposte. E quante risposte, in effetti, sono stati costretti a dare i Murdaugh.
Con una Patricia Arquette in stato di grazia (già nota in questo genere anche grazie a Serie Tv come The Act), pronta a regalarci l’ennesima straordinaria interpretazione, e un Jason Clarke quasi irriconoscibile e perfettamente dentro il ruolo, Murdaugh: Morte in famiglia è pronta a trascinarci in una storia che per troppo tempo ha sussurrato nell’ombra, tentando di celare l’orrore dietro feste di beneficenza, buone maniere e lauree prestigiose. Da ora in poi, l’incubo dei Murdaugh – e in particolare di Alex Murdaugh – non resterà più confinato nella quieta ipocrisia del South Carolina. Attraverserà l’oceano, varcherà ogni confine, raggiungendo milioni di schermi. E lo farà per ricordarci, ancora una volta, che ogni famiglia infelice è infelice a modo proprio. E che dietro l’apparenza, spesso, si nasconde l’indicibile.







