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Monster: The Ed Gein Story – La recensione dell’attesissima serie Netflix: un viaggio negli orrori della mente

Un'immagine tratta dall serie Netflix Monster: Ed Gein

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Prima di Jeffrey Dahmer, prima di Ted Bundy, prima di Richard Ramirez c’è stato lui: Ed Gein. Non lo si può certo definire il primo serial killer della storia (l’abitudine a commettere omicidi seriali è antica come la specie umana), ma sicuramente è stato il primo a incidere così tanto sulla cultura di massa da far nascere un vero e proprio filone cinematografico, musicale, artistico e ad aver lasciato un segno indelebile nella cultura popolare. 

Monster – the Ed Gein Story, di Ryan Murphy e diretta da Max Winkler e Ian Brennan, è un omaggio a questa cultura, soprattutto cinematografica, che ha elargito a piene mani dalla terrificante vicenda di quest’uomo di provincia, mai uscito dal paesino di poche centinaia di anime, Plainfield, in Wisconsin, che ha scosso fin dalle fondamenta e sul quale ha lasciato una ferita impossibile da guarire. 

Un’interpretazione, quella degli autori, più che una biografia.

Diciamolo chiaramente: se volete conoscere la storia reale di Ed Gein, questa non è la serie che fa per voi. Monster – the Ed Gein Story, infatti, è più un viaggio nella mente del serial killer più famoso d’America che una serie biografica. Decisamente troppe, infatti, sono le licenze poetiche che si prende la serie, a cominciare dalla storia d’amore (malata, perversa e assolutamente tossica) che l’Ed Gein di Charlie Hunnam (che mostra tutta la sua capacità camaleontica “indossando” letteralmente il personaggio, dal fisico fino alla voce flebile e stridula) intraprende con Adaline Watkins, nella serie ritratta come “la strana del villaggio”, una sorta di controparte femminile di Ed, non è dimostrata dalle fonti. Eveline, nella realtà, conosceva Ed e ha ammesso di aver avuto con lui una frequentazione (salvo poi ritrattare), ma non ci sono prove che tra i due ci sia mai stata una relazione romantica. Tantomeno una sorta di “complicità” nei crimini di Ed Gein, in primis dissotterrare i cadaveri e praticare la necrofilia.

Anche sulla figura di Evelyn Hartley, la babysitter che nella serie viene rapita e uccisa da Ed, non c’è un inattaccabile riscontro storiografico: le fonti dell’epoca mostrano, in effetti, che Ed Gein fu uno dei sospettati per la sua sparizione, ma venne poi scagionato dal suo omicidio (che resta ad oggi un caso irrisolto). Anche su alcuni aspetti “minori” la serie Monster- The Ed Gein Story scricchiola: il vero Ed Gein dichiarò, infatti, di aver provato ad avere rapporti con i cadaveri che dissotterrava, ma di aver desistito a causa del forte odore che emanavano. La serie, invece, sembra suggerire che la sua parafilia arrivasse al punto da rifiutare il corpo caldo di Evelyn perché troppo diverso da quelli freddi e rigidi che profanava.

Anche il “trigger” che aveva sperimentato nell’infanzia, la visione dei suoi genitori che scannavano un maiale nel fienile, viene raccontata nella serie in maniera totalmente diversa dalla realtà. Nella finzione Ed dice di essere svenuto e di aver vomitato, nella realtà confessò che, vedendo quella scena raccapricciante, aveva avuto il suo primo orgasmo. Associando, da quel momento in poi, l’eccitazione fisica con la violenza, con tutte le conseguenze devastanti che questa equiparazione avrebbe avuto nella sua psiche e nelle vite di tante persone intorno a lui.

Monster – The Ed Gein Story, quindi, non è una serie per chi si approccia in maniera “vergine” alla storia di Ed Gein.

Viene quasi da chiedersi che bisogno c’era, in una vicenda che non manca certo di materiale e di risvolti narrativi da approfondire, di creare una sorta di realtà parallela. Monster- The Ed Gein Story si dimostra invece estremamente solida e ricca di spunti quando intreccia la vita del serial killer con quella di coloro che, nel futuro, hanno tratto ispirazione dalla sua parabola criminale per creare film che sono rimasti nell’immaginario collettivo. In primis Psycho, che anche un non appassionato di horror saprà essere ispirato al personaggio di Ed Gein, in primis al suo rapporto distorto con la madre.

Augusta Gein, interpretata da una gelida e implacabile Laurie Metcalf, era a tutti gli effetti una madre-padrona. Rigidamente religiosa, la sua fede sfiorava la follia e il suo disprezzo per le pulsioni sessuali (nonché il desiderio mai esaudito di partorire una femmina, che la porterà a distorcere l’identità di genere di Ed fin dall’infanzia), sono ritratte magnificamente nella serie. Augusta è la presenza che mai se ne va dalla testa di Ed. A costo di tenerla con sé, “l’unica donna che ti potrà mai amare”, Ed è disposto anche a trasferire la sua essenza e il suo ricordo nel corpo di una donna estranea, dissotterrata dalla tomba di fianco a quella di Augusta.

E, quando anche questo non basta più, a indossare i suoi panni, a lasciarsi abitare da lei, in una sorta di perverso rituale edipico. 

Monster – The Ed Gein Story è una serie che si basa molto sulla sensorialità, soprattutto sull’olfatto e sul tatto. Percepiamo l’odore di putrefazione, di stantio, la spazzatura che si decompone accanto ai corpi, la polvere che si posa sugli oggetti sparsi per la casa di Ed, che diventa sempre più buia, disordinata, sporca e marcescente di pari passo con la decadenza della sua sanità mentale. Ma, soprattutto, percepiamo ciò che Eddie tocca. La pelle prima calda, poi sempre più fredda e rigida delle sue vittime. La sensazione viscida e avvolgente, languida, delle viscere, la pelle indossata come un vestito e, prima ancora, il bisogno di indossare biancheria femminile e di nascondere i genitali maschili. 

La condizione mentale di Ed Gein è materia per addetti ai lavori e, probabilmente, non sarà mai veramente chiarito di quali e quanti disturbi mentali soffrisse e quali (e quante) fossero le sue devianze. Ma quello che Monster – The Ed Gein Story fa è anche mostrare come Ed sia il prodotto di una società che ha normalizzato, dissacrato, indossato la violenza proprio come Ed Gein indossa la pelle delle sue vittime. Non per nascondersi, ma per mostrarsi per ciò che è realmente. Nato e cresciuto nella violenza, nella sopraffazione psicologica e fisica della madre e nell’inerzia paterna, i riferimenti culturali e sessuali di Eddie diventano i fumetti hot basati sull’orrenda vicenda della “cagna di Buchenwald”, Ilse Koch, che realizzava paralumi e tappezzeria con la pelle dei prigionieri.

Nella coscienza e negli impulsi di Ed si posa l’anestesia della ripetizione, della normalizzazione della violenza e della sopraffazione dell’altro, in un’America ancora sconvolta per l’immane tragedia della seconda guerra mondiale e pronta a sprofondare in altre guerre, sempre più sanguinose. Lo dice chiaramente Tobe Hooper, il regista di The Texas Chainsaw Massacre, che l’America è cambiata, ha gettato la maschera per mostrare il suo vero volto o meglio, ne ha indossata una che rivela chi è realmente. Nel ghigno sinistro di Norman Bates, interpretato in Psycho da Anthony Perkins (che nella serie è il bravissimo Joey Pollari), nell’orgia di sangue a ritmo di motosega di The Texas Chainsaw Massacre e nella danza cristologica di Buffalo Bill ne Il silenzio degli innocenti. E questi sono solo alcuni dei film citati, anzi messi proprio in scena, da Monster – The Ed Gein Story.

“Lo spettatore ha scoperto un nuovo mostro: se stesso”, dice Alfred Hitchcock, nella serie un irriconoscibile Tom Hollander. 

Se Monster – The Ed Gein Story spesso latita quando si tratta di mostrare la “vera” storia del serial killer, non perde un colpo nell’indagare i meccanismi che muovono le sue perversioni. Inscenando persino una inverosimile “telefonata a tre” tra Ed Gein e i suoi modelli di riferimento: Ilse Koch e Christine Jorgensen, una delle prime donne transgender al mondo. Una seduta di psicoterapia di Ed Gein con se stesso, con le sue pulsioni violente e indicibili e con la tensione verso il raggiungimento di un’identità che neanche lui conosce. In un’epoca in cui essere transessuali o omosessuali era un delitto, l’immedesimazione di Anthony Perkins nel ruolo di Norman Bates risulta un commovente tentativo di trovare una risposta a pulsioni che non riesce a reprimere né a dominare. E che alla fine, insieme all’enorme fama conquistata in seguito a Psycho, ne faranno una meteora, autore di un’interpretazione tanto leggendaria quanto irripetibile. 

Monster – The Ed Gein Story è un’opera non esente da difetti ma quanto mai necessaria in un’epoca in cui, di nuovo, l’essere umano sta mostrando il suo vero volto e in cui la violenza diventa intrattenimento, assuefacendo il mondo a ciò a cui aveva detto, più volte nel corso della storia, “mai più”. Una serie politica, quasi, forse la più politica tra i precedenti capitoli ma, proprio per questo, ancora più necessaria.