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ATTENZIONE: il seguente articolo può contenere spoiler su Mayor of Kingstown 4.
Kingstown, la città che divora se stessa, non cambia mai. E con Mayor of Kingstown 4, questa verità si fa ancora più cruda. Possono cambiare certi volti, certi nomi ma la sostanza, quella, resta la stessa di sempre. Immutabile. È una città condannata, dove la giustizia è una parola svuotata di significato e la pace un concetto che esiste solo nei sogni di chi non sopravvive abbastanza a lungo da perderli. Mayor of Kingstown 4 riporta lo spettatore proprio lì, nel cuore di quell’inferno urbano che ormai conosciamo bene, ma con una forza nuova, più cupa, più viscerale. Più disperata.
Il primo episodio della nuova stagione, Coming ’Round the Mountain è una dichiarazione di intenti. La serie non solo non ha perso la sua intensità, ma la amplifica, mescolando violenza fisica e dramma emotivo come solo Mayor of Kingstown sa fare. Il sangue torna a scorrere sull’asfalto. Stavolta, però, non è soltanto un segno di vendetta o di potere ma il prezzo dell’amore, della lealtà, della sopravvivenza in una città in cui tutti sono colpevoli e nessuno è innocente davvero.
La regia, cupa e tagliente, ci trascina immediatamente nel caos. Il tempo trascorso tra la terza e la quarta stagione è quasi inesistente, eppure tutto sembra diverso. Mike McLusky (Jeremy Renner), il sindaco senza carica e senza pace, è ancora lì a cercare di tenere insieme un mondo che si sbriciola a ogni passo. Ma questa volta, le crepe non sono solo fuori: sono dentro di lui.
Mayor of Kingstown 4: un inizio al cardiopalma
La première di Mayor of Kingstown 4 si apre con un’immagine che è già un manifesto. Frank Moses, interpretato da un magnetico Lennie James (Morgan nell’universo di The Walking Dead), schiera un gruppo di uomini sui binari di un treno, condannandoli a un destino inevitabile. Il treno arriva, e il massacro è rapido, silenzioso, inesorabile. Moses non parla, agisce. Il suo è un messaggio, da scolpire nella pietra. Lui è la nuova legge di Kingstown, la manifestazione più pura del potere criminale: freddo, efficiente, privo di esitazioni.
La scena è un pugno nello stomaco ma anche una promessa. Il messaggio è chiaro, impossibile equivocare. I vecchi mostri sono morti ma i nuovi sono già pronti a reclamare il trono. E questo nuovo villain di Mayor of Kingstown 4 ha tutta l’aria di essere un avversario all’altezza di Mike. Forse persino superiore, perché (per il momento) non ha debiti, non ha passato. E, soprattutto, non ha scrupoli.
Kyle McLusky e la discesa agli inferi
Il cuore dell’episodio, però, è Kyle McLusky (Taylor Handley), il fratello minore di Mike. Dopo gli eventi sul ponte, Kyle finisce in prigione, pagando al posto di un collega colpevole ma intoccabile. La scena del suo addio alla moglie e al figlio è struggente: poche parole, sguardi pesanti. La consapevolezza che ogni gesto potrebbe essere l’ultimo. Ancora più toccante è l’addio al bar, con gli amici che gli rendono onore nel modo più silenzioso possibile. Nessun abbraccio, nessuna promessa: solo alcol e rispetto, quello vero. Quello che nasce tra uomini che sanno di essere condannati.
Eppure, anche Kyle non è un santo. A Kingstown nessuno lo è. “Tu stai mandando in prigione l’unico uomo buono tra noi tutti”, dice Mike alla procuratrice Evelyn Foley (Necar Zadegan) nel loro confronto faccia a faccia, uno dei momenti più intensi della puntata. È un’affermazione che rivela molto più di quanto sembri perché se Kyle è il più buono, significa che anche lui è corrotto, solo un po’ meno degli altri. Il marcio, a Kingstown, è una condizione naturale.
Quando Mike le dice “per me sei morta”, sancisce non solo la fine di un rapporto umano e politico ma anche la propria condanna. Senza Evelyn, senza un contatto nel sistema, Mike si espone come mai prima d’ora. È un passo dettato dall’orgoglio e dal dolore, ma anche un segno di debolezza. Per la prima volta, il Sindaco perde il suo equilibrio mostrando la sua vera natura. Non un mediatore. Non un uomo di potere. Ma un delinquente che ha imparato a parlare il linguaggio della legge solo per sopravvivere.
La prigione come specchio della città

All’interno di Anchor Bay, la tensione esplode immediatamente. Nonostante le richieste di Mike di tenere il fratello al sicuro, Kyle viene aggredito brutalmente pochi minuti dopo il suo ingresso. Un pestaggio feroce, crudo, che mette subito le cose in chiaro: in carcere, come a Kingstown, la giustizia è solo un’altra forma di violenza.
Del resto la prigione non è più il regno di Kareem. La nuova direttrice, Nina Hobbs (una meravigliosa Edie Falco), rappresenta un cambio radicale. Fredda, intelligente, inflessibile, rifiuta ogni compromesso con Mike. “Io non faccio accordi”, gli dice, con una calma che fa più paura di mille minacce. Il loro confronto è la vera rivelazione di questo episodio di Mayor of Kingstown 4 perché finalmente qualcuno mette tiene testa a Mike mettendolo al suo posto.
La loro interazione è una danza di potere: lui abituato a controllare tutto, lei decisa a ristabilire l’ordine con la forza della legge. Eppure, dietro la sua rigidità si percepisce una volontà morale, una convinzione sincera di poter raddrizzare un sistema irrimediabilmente storto. Mike, invece, mostra la sua natura primitiva. Reagisce con rabbia, con minacce, come un uomo che non sa più distinguere tra ciò che è giusto e ciò che serve.
Il contrasto tra i due è potente, roba da leccarsi le dita. E prepara il terreno per un rapporto esplosivo. Nina Hobbs è la prima vera avversaria morale di Mike McLusky: una figura che non cerca di distruggerlo, ma di smascherarlo.
Bunny, Raphael e la guerra che cova sotto la superficie
Fuori dal carcere, Bunny Washington (Tobi Bamtefa), leader dei Crips e alleato storico di Mike, è al centro di un attacco in pieno giorno. La violenza è improvvisa, teatrale, ma carica di significato. Bunny sopravvive perché è sopravvissuto a tutto. Ma questa volta l’attacco arriva da fuori, da un altro stato. E quel regno che ha sempre osservato dal tetto di casa sua improvvisamente non sembra più tanto circoscritto e sicuro.
Parallelamente, nella prigione, Raphael Johnson e Roberto Cruz si contendono il potere, in una lotta che rispecchia perfettamente ciò che avviene per le strade. Mayor of Kingstown 4 mostra come le linee tra dentro e fuori siano ormai inesistenti. La prigione è solo un’estensione della città, e la città un’estensione della prigione. Tutti i personaggi vivono in una cella, visibile o meno.
Il peso morale del potere

Uno degli aspetti più affascinanti di Mayor of Kingstown 4 è come riesca a far convivere il dramma umano con la brutalità del potere. Ogni personaggio è intrappolato in un ruolo che lo consuma. Mike nel suo senso di responsabilità, Kyle nella colpa, Evelyn nella fedeltà alla legg,. Persino la nuova direttrice, Hobbs, sembra destinata ad affogare nella propria integrità. E tutti, a modo loro, ne pagano il prezzo.
La serie continua a esplorare il tema del potere come maledizione. Mike cerca di fare la cosa giusta ma ogni volta che interviene peggiora la situazione. Il suo controllo è un’illusione, un gioco di equilibri precari che lo sta lentamente distruggendo.
Nina Hobbs, al contrario, rappresenta la possibilità di un cambiamento reale ma anche lei è destinata a scontrarsi con un sistema che non permette la purezza (per modo di dire…). Il loro rapporto è lo specchio perfetto della serie stessa. Una lotta tra ordine e caos, tra redenzione e condanna, tra umanità e sopravvivenza.
Questa lotta, da un punto di vista tecnico, è confermata da una regia sporca e non sempre a fuoco perfetta per lasciare in sospensione continua lo spettatore. La fotografia, poi, grigia e piena di ombre è azzeccatissima nel suo dare un senso di soffocamento. Ogni scena di Mayor of Kingstown 4 è costruita in maniera quasi maniacale per trasmettere il peso di un mondo che si sta sgretolando.
Anche le musiche, tese e minimali, accompagnano la caduta senza mai sovrastare mentre silenzi e primi piani lasciano emergere la tensione emotiva e la violenza, trattenuta, quasi ritualistica, che esplode solo nei momenti giusti.
Mayor of Kingstown 4: un ritorno feroce, una promessa mantenuta
Mayor of Kingstown 4 non è soltanto una nuova stagione: è una rinascita. Dopo il rischio enorme della terza, che aveva spazzato via molti dei personaggi principali, la serie torna con coraggio e visione. Introduce nuovi volti, ridefinisce i rapporti di forza e soprattutto approfondisce la complessità morale dei protagonisti.
La première ci regala tutto quello che speravamo: tensione, emozione, brutalità. Ma anche momenti di sincera umanità. La scena del treno con Frank Moses è un biglietto da visita perfetto per il nuovo villain. Quella dell’addio di Kyle alla moglie e agli amici è pura poesia del dolore. Iris non c’è più ma il suo posto (nei nostri cuori) lo ha già preso Cindy (Laura Benanti) Ogni dettaglio è calibrato per farci sentire parte di un mondo che non ha scampo ma che non possiamo smettere di guardare.
Mike McLusky non è più un eroe tragico. È un uomo che ha perso il controllo, che vive di istinti e di rabbia, e che sta diventando ciò che ha sempre combattuto. E forse è proprio questo che rende Mayor of Kingstown 4 così potente: non c’è redenzione, ma c’è verità.
La nuova stagione promette di essere una lunga, inesorabile discesa negli inferi dell’animo umano, dove la violenza non è spettacolo ma linguaggio, e dove ogni gesto, anche il più piccolo, ha un peso devastante.
Se questo primo episodio è l’assaggio, allora Mayor of Kingstown 4 sarà una stagione di fuoco: epica, dolorosa, irresistibile. E noi, spettatori intrappolati come i suoi protagonisti, non possiamo fare altro che restare a guardare Kingstown bruciare, ancora una volta.







