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Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul quinto episodio di IT: Welcome to Derry.
Nelle scorse settimane abbiamo varcato il confine della cittadina del Maine per addentrarci nelle trame più squisitamente narrative di IT: Welcome to Derry, la nuova serie TV targata HBO, disponibile in Italia su NOW e Sky . Ora, però, è giunto il momento di fare un passo avanti, immergerci fino alle ginocchia nelle acque putrescenti delle fognature e trovare il coraggio di affrontare le nostre paure.
A differenza del romanzo di Stephen King e degli adattamenti televisivi di IT, in IT: Welcome to Derry vediamo un mescolarsi più omogeneo del mondo dei bambini e degli adulti rispetto alla creatura mutaforma. Nella narrazione a cui siamo abituati, gli adulti giocano un ruolo quasi passivo, fatta eccezione per il club dei Perdenti ormai cresciuti. I bambini sono in balia di se stessi e si ingegnano per combattere un male più grande di loro.
In IT: Welcome to Derry, invece, gli adulti hanno un ruolo più importante, sebbene rimangano caratterizzati da un’inconfondibile cecità.

Il club dei Perdenti di IT: Welcome to Derry non brilla per simpatia o perspicacia quanto Mike Hanlon, Beverly Marsh e compagni, ma rappresenta comunque il gruppo che ha il coraggio di vedere oltre la superficie. Ognuno di loro, per motivi diversi, è un emarginato.
Ognuno porta addosso il peso di un’infanzia macchiata e troppo pesante per le loro piccole spalle. Lo stesso Will, figlio del premuroso e impavido Leroy Hanlon, ci appare fragile e distaccato dal nucleo familiare: una madre immersa in battaglie sociali e un padre assorbito dal lavoro e dalle responsabilità. Al punto da poter sgattaiolare via di casa e intrufolarsi nelle fognature di Derry con la facilità di uno schiocco di dita. Ronnie porta addosso le ferite del razzismo radicato nella cittadina. Lilly sembra un peso insostenibile per una madre con la “testa tra le pillole”, e il povero Matty ci ricorda quanto la violenza domestica sia ancora più spaventosa di un mutaforma che incarna un male ancestrale.
Proprio la dinamica della violenza domestica ritorna centrale nel quinto episodio di IT: Welcome to Derry, e lo fa attraverso un personaggio destinato a diventare probabilmente fondamentale per la trama: Ingrid Kersh. Come sappiamo, IT: Welcome to Derry è una storia che si costruisce mattoncino dopo mattoncino, grazie a chi sa vedere oltre la nube e a chi invece si benda gli occhi. Ingrid Kersh appartiene alla prima categoria.
La donna è stata l’unica vera ancora di salvezza per Lilly a Juniper Hill: non solo l’ha ascoltata quando per il resto del mondo era semplicemente pazza, ma le ha anche creduto. Per certi versi, è stata lei a mettere in moto la “ribellione” dei Perdenti e la voglia di combattere IT. In questo episodio scopriamo che il suo ruolo non si limita a questo, ma che è anche l’amante segreta di Hank Grogan, ingiustamente accusato del massacro del cinema. Il modo in cui Hank scampa la sorte infausta a Shawshank è imprecisato, e probabilmente da attribuire proprio a IT. Ma perché, allora, il mutaforma vuole che Hank sopravviva e, soprattutto, che rimanga nei confini di Derry? Non escluderei che a salvarlo sia stato proprio il suo rapporto singolare con Ingrid.
Hank in precedenza si è rifiutato di rivelare il suo alibi per proteggere Ingrid, e ora comprendiamo perché. La donna ha il suo personale inferno tra le mura domestiche. Nessun posto a Derry è davvero sicuro, nemmeno le innocue casette rivestite di carta da parati.
Proprio lì – molto spesso – il male umano gira a braccetto con il male catartico. Ce lo aveva già insegnato la giovane Beverly Marsh in IT, e non è casuale che in IT: Welcome to Derry la tematica ritorni proprio con Ingrid Kersh: la signora Kersh.

Il nome vi ricorda qualcosa? Nelle trasposizioni televisive e nel romanzo di Stephen King, la signora Kersh è la vecchia donna che abita nella casa in cui Beverly Marsh è cresciuta. In quel luogo Beverly ha vissuto nella solitudine i suoi più orrendi incubi, e non parlo solo di quelli mutaforma spuntati fuori da un lavandino. In casa Marsh, il male si è insediato e ha proliferato come muffa. La signora Kersh nella versione originale di IT è una delle tante manifestazioni di IT, la serie di Andy Muschietti sembra voler ricollegare i puntini anche sotto questo aspetto, d’altronde la signora Kersh ha un rapporto molto particolare con casa di Neibolt Street, e nel romanzo (sotto forma di IT) dichiara di essere la figlia di Bob Gray aka Pennywise. Ovviamente “neanche quello era il suo nome, ma gli piaceva il suo numero” scrive Stephen King.
Il mostro mutaforma non si limita a uccidere le sue vittime: gioca con le loro menti finché non ne prende possesso in modo macabro e totale. Si diverte a prenderne le forme, come nel caso del povero Matty, e lo fa per giocare a scacchi con gli umani, ormai sue pedine. La paura diventa catalizzatrice quanto la malvagità umana e il suo ego. Considerando quanto abbiamo visto in IT, le cose non si prospettano rosee per la signora Kersh, ma il suo ruolo nella serie è ancora tutto da scoprire, così come quello di Dick Halloran. La “scatola” della mente è stata scoperchiata proprio grazie a IT, e non è escluso che in futuro in IT: Welcome to Derry ci saranno altri e più calzanti rimandi anche a Doctor Sleep, o forse no.
In ogni caso, l’operazione militare progettata con ego spropositato è fallita miseramente. L’uomo, dall’alto della sua meschinità, è convinto di poter ingabbiare la natura e governarla a piacimento. Tutto nelle mani dell’uomo diventa un’arma, ma qui anche la più avanzata delle tecnologie crolla come un castello di carte alla prima folata di vento. D’altronde, se abbiamo imparato una cosa da IT é che il progresso é semplice carta stagnola che riflette – male – la realtà. A volte sono proprio gli espedienti improvvisati (come una fionda di fortuna) o i simboli più antichi (come l’unica arma in grado di spaventare IT) a rivelarsi efficaci. Tutto il resto sono effetti speciali volti a far sembrare l’uomo più grande di quanto esso sia realmente, come ombre su un muro di carta che distorce le dimensioni.
IT non è una questione per “grandi”, e il modo in cui gli adulti affrontano la situazione in IT: Welcome to Derry ne è la conferma.

Siamo ormai nel cuore della serie tv, la quale procede a passo lento e felpato (forse troppo), ma finalmente regala ai fan di Pennywise e di Bill Skarsgård la gioia di poter vedere un volto inquietante e familiare. Il clown ballerino è tornato, ma anche in questo episodio di IT: Welcome to Derry, Muschietti si mantiene ben ancorato alla filosofia di base del romanzo di Stephen King, sottolineando con il pennarello rosso il fatto che IT non sia un semplice pagliaccio ma molto di più. É complesso e sfaccettato come le stanze lugubri del 29 di Neibolt Street: la dimora per eccellenza, il cuore pulsante del male che si ramifica in modo tentacolare in una città malata. Strato dopo strato, ciclo dopo ciclo riesce a penetrare sempre più a fondo nelle fessure di un’umanità fragile, nella sua violenza capillare che diventa specchio di chi siamo, anche quando non vogliamo riconoscerci.







