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Il mio anno a Oxford è il nuovo film Netflix che fa piangere e somiglia (un po’) a Me Before You

I protagonisti

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C’è stato un tempo in cui i film romantici non erano solo carini ma ti lasciavano svuotata l’anima con gli occhi lucidi e il cuore a pezzi. Il mio anno a Oxford prova a inserirsi in quel filone malinconico fatto di sentimenti profondi e lacrime inevitabili. Perché, se le storie liceali sanno farci rivivere i traumi giovanili, pensa rivivere quelli della prima vita adulta. Tratto dall’omonimo romanzo di Julia Whelan, che è anche attrice e sceneggiatrice, già dalla prima scena cerca di farci respirare quell’atmosfera sospesa tra amore e fine. Oppure fra fine e nuovi inizi, per come la si vuole vedere.

Il protagonista volto ormai noto per chi ha visto Queen Charlotte, dove interpreta Re Giorgio, è intenso, malinconico, perfetto nella sua fragilità. Accanto a lui c’è Sofia Carson, la protagonista di Purple Hearts, che anche qui dimostra di sapere reggere ruoli pieni di sentimento e ombra. Insieme funzionano e non solo per l’alchimia: ci si crede a questo amore che nasce sottovoce tra una lezione di poesia vittoriana e una battuta tagliente. Insomma, un amore in costume quasi principesco, sotto le spoglie odierne.

La trama è semplice ma efficace: lei è una studentessa americana brillante in viaggio studio a Oxford. Lui è il suo (inaspettato) professore. Tra i due si sviluppa un rapporto inizialmente fatto di stoccate intellettuali, poi di intimità e infine di amore. Chi dice che nei nuovi romance non ci sia spazio per un viaggio sapiosessuale? Ma lui ha una malattia genetica rara e la sua decisione di non curarsi per evitare la sofferenza cambia il loro tempo insieme in qualcosa di breve ma assoluto. L’amore diventa un fiume in piena, ma purtroppo il mare è molto vicino.

Protagonista Il mio anno a Oxford
credits: Netflix

È impossibile guardarlo senza pensare a Io prima di te. Le somiglianze sono evidenti: una giovane donna piena di speranze, un uomo segnato e una storia d’amore che arriva tardi. Ma c’è una grande differenza. Perché se abbiamo deciso di parlarne, non è per dire che si tratta di una semplice copia. In Io prima di te Will sceglie attivamente di porre fine alla propria vita. È una decisione drastica che ha diviso il pubblico. In Il mio anno a Oxford, invece, la morte è già in arrivo: il protagonista non cerca di anticiparla ma sceglie semplicemente di non posticiparla a qualunque costo. Non vuole diventare un paziente a tempo pieno, vuole restare un uomo, un compagno, finché può. In effetti, se ci si pensa bene, nessuno di noi sa quando il proprio tempo scadrà, quindi l’amore va comunque vissuto intensamente.

Uno dei temi più forti di Il mio anno a Oxford è proprio il tempo. Non solo come scadenza imposta dalla malattia, ma come lente attraverso cui rileggere ogni scelta. Quando sai di avere poco tempo, tutto acquista un peso diverso: ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo si carica di significato. Ogni istante può essere l’ultimo, perciò perché non far sì che sia intriso di passione?

Il film ci mostra cosa significa amare sapendo che si tratta di un amore a tempo determinato. Ma lo fa con pudore, senza moralismi. Non c’è un invito a vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, bensì un più realistico “sii presente anche se durerà poco”. E in un mondo che corre veloce questa lentezza fa bene. Invece che metterci la fretta di amare, ci dimostra come persino chi ha poco tempo decide di gustarsi ogni momento.

Il tono è molto più delicato rispetto ai grandi colpi allo stomaco del genere. Colpa delle stelle ti fa piangere a singhiozzi. Io prima di te ti lascia senza fiato. Il mio anno a Oxford, invece, è una sorta di nodo in gola. Ma non per questo bisogna prenderlo alla leggera, sia chiaro. È un film che si prende il suo tempo, che non grida ma sussurra. Che forse non ti resta impresso per una scena in particolare ma per la sensazione che lascia. Perché in un mondo televisivo di colpi di scena, cliffhanger e trame intricate, bisogna anche saper trovare un’emozione in una storia di per se scontata.

Uno dei primi incontri fra i due protagonisti
credits: Netflix

Certo, non tutto è perfetto. Alcune scelte sono prevedibili e alcune emozioni sembrano trattenute, quasi troppo educate. Ma la sincerità della storia e la dolcezza dei due protagonisti rendono l’esperienza comunque coinvolgente. A colpire davvero è il messaggio finale: anche l’amore breve può trasformare una persona per sempre. Anche la perdita può lasciare qualcosa di buono. Anche un semplice sguardo, una parola o una frase detta sottovoce possono radicalmente trasformarci.

Dopo la morte del protagonista, la giovane protagonista decide di vivere per entrambi. Compie le esperienze che avevano sognato insieme, visita i luoghi desiderati, legge ancora quelle poesie che li avevano uniti. Ed è proprio la poesia, nel film, che prova a fare da colonna vertebrale emotiva (anche se un pelino in più io ne avrei messa). Perché, se il mondo decide di eccedere, la poesia, con i suoi pochi versi, cerca di riportarci a uno stato più profondo dell’emotività. Non è solo una disciplina accademica ma un modo per interpretare ciò che accade. I versi diventano rifugio, specchio, salvezza. E quando tutto sembra perso, restano le parole. Non parole incise nel marmo, ma leggermente segnate con l’inchiostro, su un foglio bianco.

Jamie e Anna
credits: Netflix

Personalmente Il mio anno a Oxford mi ha colpita proprio per la sua semplicità. Non ho pianto come con Io prima di te, non ho avuto il cuore spezzato come in One Day, ma ho provato qualcosa di più sottile. Una tristezza dolce, una malinconia elegante, una scossa gentile. È uno di quei film che non ti rovinano la giornata ma ti lasciano in silenzio qualche minuto dopo i titoli di coda. Ti fanno pensare alle promesse fatte, alle persone perse, alle versioni di noi stessi che ci siamo lasciati alle spalle. E lo fa con grazia, senza mai cercare il colpo basso. Perché per quello, ci pensa la vita.

Ed è proprio per questo che, anche se non è un capolavoro assoluto, resta un piccolo film importante. Uno di quelli che magari non riguarderai mille volte ma che porterai con te più di quanto avresti immaginato. Che quando ci ripenserai lo farai con un sorriso malinconico, come di un vecchio peluche che da piccola amavi e che ora si trova in uno scatolone. Hai apprezzato Il mio anno a Oxford anche se ti aspettavi un po’ più di devastazione emotiva? Allora non preoccuparti ci penso io: dai un’occhiata al nostro articolo i 7 film che potrebbero farti piangere seriamente!

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