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Gomorra: Le origini – La Recensione del terzo episodio: profumo di rivoluzione

Gomorra: Le origini

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Gomorra: Le origini si presenta fin dai primi episodi come un racconto profondamente radicato nell’immaginario del gangster novecentesco. Un racconto rielaborato attraverso lo sguardo cupo e stratificato di una Napoli solo apparentemente unita. Il terzo episodio (che potete recuperare qui), in particolare, usa il rito del battesimo come potente dispositivo narrativo. Una celebrazione che, dietro il velo della sacralità e del lusso ostentato, rivela dinamiche di potere, rivalità silenziose e ambizioni pronte a esplodere. Sorrisi di facciata, doni simbolici e gerarchie non dichiarate. E’ in questo scenario che emergono figure giovani e irrequiete, destinate a mettere in crisi l’ordine costituito. Mentre Napoli lentamente si trasforma e diventa il teatro di una rivoluzione sotterranea fatta di attese, tradimenti e passaggi di consegne. È solo l’inizio di una crescita forzata, personale e criminale, che segnerà il destino di un’intera generazione. Ne parliamo nella nostra recensione.

Gomorra: Le origini ha un’identità fortemente radicata nella cultura gangster novecentesca

Angelo e Pietro seduti al tavolo al battesimo
credits: Sky

E’ una Napoli unita ma segretamente frammentata quella che ci viene presentata all’inizio del terzo episodio di Gomorra: Le origini. Il battesimo della figlia di Corrado Arena apre la puntata riportandoci indietro nel tempo e strizzando l’occhio alla lunga tradizione del gangster moderno. Un festa che, piuttosto, si rivela essere una competizione tra le famiglie a chi porta il dono più vistoso al contrabbandiere più importante di Napoli. Il setting richiama prepotentemente la scena iniziale del primissimo Padrino: lusso e sfarzo, sacralità e quel buonismo di facciata che contraddistingue i rapporti tra gangster, tra famiglie. E’ una Napoli di finti sorrisi, strette di mano e notorietà pesata in contanti. Che si traffichi droga o tabacco di contrabbando, il sunto è che il contorno non cambia: c’è sempre qualcuno che vuole fare le scarpe a qualcun altro. In ogni caso, la gara al regalo più luccicante la vince, a sorpresa e a mani basse, il giovane ribelle.

Angelo ‘A Sirena, fieramente scortato dai guaglioni di Secondigliano, dona al suo mentore una coppa sacra in oro. In uno scambio che, più che un richiamo al battesimo della bambina, sembra essere un rito di iniziazione personale per lo stesso Angelo. Quest’ultimo, tuttavia, sa bene di aver scatenato l’ira di Don Antonio. Ma non sa ancora che, in realtà, si trova tra due fuochi: da una parte l’anziano boss di Forcella che vorrebbe il suo scalpo, dall’altra l’erede al trono, ‘O Santo, pronto a reclamare ciò che gli spetta. In tutto ciò, il giovane Pietro si muove con cautela. Per lui, Angelo è un esempio, il mito del quartiere. Ma, come avevamo detto nella scorsa recensione di Gomorra: Le origini, Pietro non è affatto uno sprovveduto. Sa bene che per certi affari ci vuole tempo e sa anche che vista la sua giovane età la cosa migliore da fare è fidarsi della sua gente, della gente di Secondigliano.

Finalmente Scianel e, soprattutto, finalmente Donna Imma

Imma e Scianel, interpretate da Tullia Venezia e Fabiola Balestriere
credits: Sky

Si è parlato tanto, forse troppo di più rispetto alla qualità del prodotto, dello scivolone sull’età di Imma. Si tratta sicuramente di un errore di continuità imperdonabile e incancellabile dalla mente dei fan. Ma in questo terzo episodio è venuto fuori qualcos’altro che, perlomeno, può alleviare il dolore di chi guarda. E’ venuto fuori tutto il carattere della futura Donna Imma. La Imma della giovanissima Tullia Venezia, che nel primo episodio sembra quasi una indifesa e ingenua figlia di papà, in realtà, è sempre stata la leonessa che abbiamo visto in Gomorra. Per quanto si tratti di un personaggio con poco screen time in questa fase del racconto, le è bastato pochissimo per imporsi. La sua amicizia con Scianel – nonostante suoni un po’ raffazzonata – fa emergere gli albori dell’evoluzione del ruolo femminile nei clan di camorra in Gomorra: Le origini.

Scianel è perfetta, esattamente come ce la saremmo immaginata in giovane età. Piena di grinta e di quella verve che aveva portato un po’ di colore tra i vicoli di Secondigliano in Gomorra. La sua è una storia triste e profondamente attuale. La storia di una sposa bambina costretta a crescere troppo in fretta e a dover imparare a difendersi già tra le mura del proprio nido. Fabiola Balestriere si cala alla grande nel ruolo della giovane Annalisa, che non rinuncia a imporsi e farsi rispettare nemmeno di fronte alla furia del marito orco. Da lei Imma trae ispirazione, ma soprattutto comprende. Comprende che Pietro aveva ragione: nessuno a Secondigliano, nemmeno lei, appartenente a una famiglia “libera”, è realmente padrone del proprio destino. E di fronte a questa triste scoperta, Imma getta le basi per una trasformazione che la porterà presto al fianco di Pietro. La rivoluzione, in Gomorra: Le origini, è appena cominciata.

Gomorra: Le origini è appena cominciato, ma è già tempo di crescere e di prendersi le proprie responsabilità, sia per Pietro che per Angelo

Angelo e Fucariello tra i fuochi
credits: Sky

Il progetto di Gomorra: Le origini è palesemente destinato a un racconto suddiviso in più stagioni. Ce lo suggerisce il canonico incontro con il misterioso ‘O Paisano nei sotterranei di Poggioreale in coda a ogni episodio. E ce lo conferma la sapiente caratterizzazione dei ruoli in questa prima fase della narrazione. A Napoli si sente aria di rivoluzione: sia dentro Poggioreale che miez a via. Gli unici a non essersene resi conto, con ogni probabilità, sono i vecchi capo clan. Ma mentre tutti sono impegnati a fare a gara a chi ce l’ha più grosso, ‘O Santo non vuole limitarsi al trono che gli spetta di diritto. Il giovane Villa vuole combinarla grossa, portando a Napoli, per la prima volta, i francesi. I francesi di Marsiglia, più nello specifico: quelli che, già da tempo, gestiscono il traffico di eroina in Europa. Ma per farlo serve l’aiuto di qualcuno che di contrabbando se ne intenda e che, come lui, sia incline a una rivoluzione.

Qualcuno di giovane, in sostanza. Qualcuno come Angelo. Ma la differenza tra Angelo e Michele (‘O Santo) è che il secondo gli affari li ha nel sangue, così come la freddezza. La freddezza di servirsi di un solitario come Angelo per poi sbarazzarsene quando gli fa comodo. Le basi per un progetto longevo partono proprio da qui: da una guerra di camorra che si fa largo sotto traccia. Una guerra destinata a esplodere in breve tempo e a causare un effetto domino che inevitabilmente smantellerà il sistema attuale, lo status quo. E in questo caos ai nastri di partenza tra i grandi protagonisti c’è anche Pietro, di cui tuttavia continuiamo a sapere ben poco. Il giovane futuro re di Secondigliano che muove i primi passi in una Napoli senza né déi né padroni. Che guarda tutti dal basso con ammirazione ma che presto, molto presto, dovrà cominciare a studiare il nemico. A meno che non abbia già iniziato a farlo.