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Il quinto episodio di Gomorra: Le origini (potete recuperarlo qui) è forse, per ritmo, il più lento della serie fino ad ora. Lentezza che però non significa affatto meno intensità. Al centro del racconto si consolida il legame tra Pietro e Imma, un’unione che nasce nel sangue e nella consapevolezza condivisa di essere già oltre ogni possibile redenzione. La puntata abbandona i ritmi serrati per concentrarsi su silenzi, sguardi e atmosfere, restituendo una Secondigliano primordiale, viva e apparentemente libera, ma già attraversata da tensioni sotterranee. Parallelamente, emerge con forza la figura inquietante di Anna, capace di insinuarsi nei delicati equilibri del potere camorristico con una presenza del tutto destabilizzante. Tra origini finalmente chiarite, fame di riscatto e presagi di guerra imminente, Gomorra: Le origini arriva a un punto decisivo della narrazione.
Il quinto episodio di Gomorra: Le origini è quello in cui nasce, ufficialmente, la storia tra Pietro e Imma
Non poteva che essere altrimenti, tra Pietro e Imma, dopo le vicende dello scorso episodio. Due destini connessi, legati da un filo sottilissimo che li mantiene fisicamente distanti soltanto nelle origini familiari. Pietro e Imma sono due assassini. Si proclamano tali, o meglio, non hanno paura di farlo. Per Pietro non avevamo dubbi, lo si leggeva nei suoi occhi fin dal primo episodio che qualcosa, in lui, si era rotto parecchio tempo fa. La freddezza di quel gesto, poi, è stata soltanto una conferma (se pensiamo a quanto tremava suo figlio, perlomeno). Mentre Imma è stata, e continua a essere, una sorpresa. All’inizio del quinto episodio di Gomorra: Le origini non piange di paura, ma di felicità. Non è scossa da un gesto che nemmeno pensava di essere in grado di compiere. E’ felice, perché se lo meritava. Poche parole, un significato profondissimo. L’amore di Pietro e Imma nasce insieme a una convinzione.
La convinzione che loro due, uniti, saranno più forti. Ma anche quella che ci sia una giustizia che vada ben oltre i confini della legge. Che sia plasmabile. La regia abbandona i ritmi forsennati della scorsa puntata in favore di tempi più dilatati. Tornano dunque i lunghi silenzi, per favorire gli sguardi e i cenni d’intesa che consolidano l’unione tra i due giovani protagonisti. Imma segue Pietro nella sua quotidianità, nel suo nido. Lo segue in una Secondigliano primordiale, lontana anni luce dal freddo del cemento di Gomorra. Tra polvere e stracci, ma con molti più colori – letteralmente – e molta più vita. Questa porzione di racconto sembra appartenere a un’altra dimensione. Più fanciullesca, più spensierata. Secondigliano è finalmente libera, o perlomeno, così si dice. Ma nessuno sa da cosa, nessuno comprende davvero cosa significhi quella libertà e che cosa, invece, stia per travolgere l’intera comunità.
Tra il quarto e il quinto episodio di Gomorra: Le origini, abbiamo assistito alla genesi di uno dei personaggi più inquietanti della serie
Stiamo parlando di Anna, sorella di ‘O Paisano, interpretata da Veronica D’Elia. All’inizio della quinta puntata di Gomorra: Le origini, si ha subito la percezione che ci sia qualcosa di strano, di irregolare. La sua presenza si sente eccome. Annaré, che dal carcere sembrava più una pecorella smarrita, è protagonista di un’azione di rottura totale. Durante la celebrazione del funerale di Nicola Varriale, la donna si palesa, non tanto per porgere le proprie condoglianze, ma per presentare un’offerta. Chiede ascolto. Ma la sua richiesta non è quella di una nota donna di camorra, non è quella di qualcuno che se lo può permettere. Nell’indignazione generale, Anna compie la sua marcia funebre, scortata da ombre che amplificano il senso di inquietudine. Un’aura, la sua, né positiva né negativa: emana una sensazione mistica, tra lo spirituale e il folle. Così come lo sguardo e le parole di suo fratello.
Anna sfrutta un momento solenne, e ottiene ciò che vuole: un incontro con tutti i capi. Un incontro in cui tutti i boss stanno ad ascoltarla. Anna è di bassa statura, ha una vocina stridula che quasi suscita ilarità. Ciò che chiede è improponibile, nessuno la prende sul serio. Nessuno riesce a cogliere il peso di quella che – per lo spettatore – suona più come una minaccia che come una proposta. Nessuno tranne Don Antonio Villa. Che ha dovuto cedere alle richieste di Angelo, per colpa della spregiudicatezza di ‘O Santo. E’ in questi scambi che Gomorra: Le origini ci ricorda ancora una volta che Gomorra è sempre Gomorra. Nella sacralità con cui si gestisce una trattativa, nei pugni chiusi al momento di sigillare un accordo. Ma soprattutto nel maremoto che si genera lentamente, impercettibile ma presente. Don Villa incontra ‘O Paisano a Poggioreale, e sembra l’unico, tra i regnanti, a voler dare manforte a un esercito di sottoposti, pronti a una ribellione senza precedenti.
Un quinto episodio che forse ha smorzato un po’ troppo i ritmi in vista del finale di stagione, ma che d’altra parte ha finalmente indagato a dovere sulle origini del protagonista
Oggetto di grande discussione, di dibattiti e critiche. Le origini di Pietro Savastano necessitavano un punto. Non per forza una spiegazione che filasse con la “storia”, ma quantomeno una definitiva sulla genesi del personaggio. Pietro non è il “figlio di nessuno” che la narrazione sembrava suggerire. Per quanto le sue origini, ora spiegate, accendono improvvisamente una luce su tante dinamiche che ritroviamo in Gomorra. E non parliamo soltanto di quel nome, Gennaro, sussurrato dalla mamma di Pietro, che va a chiudere un cerchio perfetto. Ma anche di un aspetto che lega profondamente il giovane Pietro non solo a suo figlio Genny, ma anche al destino di Ciro Di Marzio. Con quest’ultimo, infatti, condivide qualcosa di ancora più forte: la fame. La fame di chi arriva dal basso, dal niente.
La fame di chi, in assenza di una famiglia, in assenza di una guida, si lega profondamente a ciò che ha. A quel poco che conosce. E quel poco, nel caso del giovane Pietro, è Secondigliano. Casa sua. Lo scambio tra Pietro e sua madre vale tutta la puntata in termini di tensione narrativa. Pietro è ancora ben lontano da quelle sembianze da mostro. Ora, però, è un uomo fatto e finito. Lo è agli occhi di sua madre e lo è ai suoi. Ma mentre nell’ombra la terra sotto i suoi piedi comincia timidamente a tremare, ha ancora una scelta da compiere: può ancora salvarsi. Sappiamo che non lo farà, ma ora sappiamo che deciderà di non farlo con consapevolezza, dopo essere diventato, definitivamente, uomo. A Secondigliano, intanto, la calma era appena tornata ma sta già per terminare, in favore di un finale di stagione – quello di Gomorra: Le origini – che promette soltanto guerra.








