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Glass Heart – La Recensione di un J-drama musicale, fragile ma dal suono limpido

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Glass Heart, distribuita da Netflix lo scorso 31 luglio, è un drama musicale giapponese che si distingue per la sua capacità di fondere un’estetica musicale accattivante con una narrazione intensa e psicologicamente stratificata. La storia ruota attorno ad Akane Saijō, una giovane studentessa universitaria e batterista che viene esclusa dalla sua band proprio prima di un’importante esibizione pubblica. Evento che la destabilizza profondamente ma che rappresenta anche un punto di svolta nella sua vita. Così, l’incontro con Naoki Fujitani, un musicista di talento dal carattere enigmatico, interpretato da Takeru Satoh, dà infatti inizio a un nuovo capitolo emotivo e artistico per lei.

Naoki, infatti, la invita a unirsi al suo nuovo progetto musicale, una band chiamata Tenblank, che si propone come alternativa autentica e profondamente espressiva rispetto alla scena musicale commerciale giapponese. Nel contesto della serie, la musica non è semplicemente una cornice narrativa. Diventa, piuttosto, un vero e proprio linguaggio emotivo attraverso il quale i personaggi comunicano tra loro e con il mondo. Akane affronta non solo le difficoltà legate all’arte e alla performance. Ma anche quelle più sottili e profonde, legate all’identità personale, al senso di appartenenza e al bisogno di essere riconosciuta come artista e come persona.

La sua è una battaglia interiore continua tra la paura del fallimento e la necessità di affermarsi come individuo in un ambiente dove la fragilità viene spesso mascherata dall’apparenza del successo. Naoki, dal canto suo, rappresenta un modello molto diverso da quello della protagonista. È un genio tormentato (ecco i migliori geni delle serie), segnato da un passato complesso e da un perfezionismo che spesso sfocia nell’autodistruzione. La sua decisione di formare i Tenblank non è solo un gesto creativo. Ma è anche una dichiarazione di bisogno umano, di relazione e collaborazione, pur nella sua apparente distanza emotiva.

Una scena di Glass Heart (Netflix Lovers)

Le dinamiche interne alla band sono un punto forte di Glass Heart

La tensione tra i membri è palpabile e verosimile. Tale da riflettere le difficoltà reali che possono nascere in un gruppo artistico, dove ogni componente porta con sé aspirazioni, ego, vulnerabilità e paure spesso inespresse. La musica diventa quindi non solo un campo di prova per il talento individuale. Si manifesta anche come spazio in cui i rapporti umani si mettono alla prova, esasperati e, alle volte, trasformati da momenti di crisi e confronto intenso.

In parallelo si sviluppa anche una rivalità sempre più accesa con un’altra band, gli Over Chrome, guidati da Toya Shinzaki, interpretato da Masaki Suda. Questi è una figura carismatica e provocatoria che rappresenta una visione opposta rispetto a quella dei Tenblank. Toya, infatti, è più orientato allo spettacolo, all’eccesso e all’affermazione pubblica che non all’autenticità artistica. Inutile aggiungere, poi, quanto l’inaspettata rivelazione del legame parentale tra Toya e Naoki, rendesse ancora più intrigante ed emozionante la faziosità tra le parti coinvolte.

Ma non è solo questo che colpisce chi guarda. Glass Heart, di fatto, si distingue anche per la sua raffinata messa in scena. Le sequenze dei concerti sono visivamente potenti, costruite con grande attenzione alla luce, alla regia e alla composizione sonora. Per questo, riescono a trasmettere un senso di immersione e di realismo che coinvolge lo spettatore tanto quanto i personaggi. Non a caso, la serie nasce chiaramente per esplorare le emozioni più profonde attraverso una forma espressiva come la musica, che viene trattata con rispetto e consapevolezza, come veicolo di contenuti interiori e non semplicemente come intrattenimento.

Dal punto di vista tematico lo show si avvicina a produzioni precedenti

Tra le altre, menzioniamo Given, dove la musica è un mezzo attraverso cui i protagonisti elaborano dolore e identità. Oppure a Nana (qui i motivi per amare l’anime), che racconta anch’essa la vita di musicisti alle prese con relazioni complicate, sogni e disillusioni. Tuttavia, Glass Heart assume un tono più adulto, più riflessivo e meno incline al melodramma romantico. Tanto che preferisce esplorare le implicazioni psicologiche della performance artistica e le complesse dinamiche di gruppo che ne derivano. Anche rispetto a teen drama come Heartstopper, che pure affronta il tema della crescita personale in un contesto giovanile, Glass Heart si colloca su un piano emotivamente più cupo e strutturato. E pone maggiormente l’accento sul conflitto interno piuttosto che sulla scoperta sentimentale.

Pertanto, Glass Heart si distingue come una serie che fonde musica, emozione e cultura giapponese in un racconto ambizioso, visivamente curato e profondamente legato al mondo delle band emergenti. Non a caso, uno degli elementi più forti della serie è senza dubbio la colonna sonora. Di fatto, questa è realizzata con un approccio che va oltre la semplice funzione di accompagnamento musicale. Le canzoni originali, composte da Yojiro Noda e Masahiro Tobinai, sono autentiche nel suono e nella struttura. Tanto da funzionare anche al di fuori del contesto narrativo. La scelta di far suonare realmente gli attori e di riprendere le esibizioni dal vivo con una regia dinamica e coinvolgente dona alla serie un realismo che trascende la finzione. E la colloca più vicina a un’esperienza quasi documentaristica che a un drama tradizionale.

Toya e Naoki (Netflix)
Netflix

L’autenticità musicale contrasta con lo sviluppo sbilanciato dei personaggi

Analizzando tutti i charatchers, la protagonista Akane rimane ancorata a un modello piuttosto idealizzato, personificando l’archetipo dell’eroina pura, talentuosa, determinata ma priva di un reale conflitto interiore. Di contro, i personaggi secondari offrono spunti ben più articolati. Sho Takaoka e Kazushi Sakamoto, in particolare, riescono a emergere con personalità complesse e dinamiche. Sho, interpretato da Keita Machida, ha un percorso narrativo più denso. Possiede, infatti, delle sfumature che lo rendono credibile sia nei momenti di tensione con Naoki che nel modo in cui affronta il successo e le fragilità che lo accompagnano. Anche la rivalità con i membri degli Over Chrome aggiunge tensione e profondità a un racconto. Qui, la storia, trova spesso la sua forza nei dialoghi e negli scontri emotivi tra questi personaggi apparentemente secondari ma strutturalmente portanti.

Anche il contesto culturale in cui si inserisce la serie è un ulteriore elemento che ne arricchisce il valore. Ambientata nel Giappone urbano contemporaneo, Glass Heart si muove nel mondo delle band universitarie e delle realtà indipendenti. Quindi, offre uno spaccato abbastanza fedele di una scena musicale meno nota ma molto viva. Questo ambiente, fatto di piccoli locali, autogestione, ambizioni collettive e lotte personali, è mostrato con realismo e rispetto. Senza le eccessive stilizzazioni spesso tipiche di produzioni giovanili.

Tuttavia, è anche vero che la serie sembra oscillare tra una volontà di autenticità e una narrativa ancora legata a certi stereotipi culturali (ecco le serie piene di stereotipi). Tra gli altri, ad esempio, il personaggio di Akane, sembra ricalcare l’immagine della musa ispiratrice, presente ma non pienamente autonoma. Di contro, i personaggi maschili restano i veri motori della narrazione. Questa scelta narrativa, pur coerente con certi codici della cultura pop giapponese, risulta anacronistica nel contesto di una produzione che per altri versi si propone moderna e progressiva.

Cosa pensa il pubblico di Glass Heart?

La serie, in linea di massima, è stata accolta con curiosità e interesse. In particolare per il cast, che comprende attori molto noti e apprezzati come Yu Miyazaki, Takeru Satoh, Keita Machida, Jun Shison e Masaki Suda. Alcuni spettatori hanno già espresso apprezzamenti per la qualità visiva, per la colonna sonora intensa e per il modo in cui la trama riesce a evitare facili semplificazioni emotive, mantenendo una tensione narrativa costante e coinvolgente. Sulle piattaforme social si percepisce un’attesa positiva attorno allo sviluppo della serie. Anche se non mancano osservazioni critiche sul rischio che l’estetica possa talvolta sovrastare lo sviluppo della trama, mantenendo alcuni snodi narrativi lievemente prevedibili. Soprattutto per chi ha già familiarità con altri prodotti simili.

In definitiva, dunque, lo show funziona bene come esperienza musicale e si fa apprezzare per il modo in cui racconta l’ambiente delle band indie giapponesi. Offre, difatti, uno sguardo maturo sulle difficoltà della vita creativa e sulle relazioni che nascono e si trasformano in quel crocevia di vulnerabilità e potere che è la musica. Rimane, però, parzialmente irrisolta sul piano della costruzione narrativa e dell’equilibrio tra i personaggi. Pertanto, si definisce indubbiamente come una storia che pulsa al ritmo delle sue canzoni… Ma il suo cuore, come suggerisce il titolo, è forse più fragile che trasparente.

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