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Doctor Who speciale di Capodanno – Una rivoluzione non riuscita

Doctor Who
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L’anno appena trascorso è stato duro e rivedere Doctor Who dopo così tanto tempo è un piacevole ritorno alla normalità. Gli eventi riprendono esattamente da quel finale della dodicesima stagione che aveva riscritto la storia di una serie tv così importante e di un personaggio così iconico. Revolution of the Daleks guarda molto al passato.

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Se dovessimo scegliere una parola per descrivere questo nuovo episodio di Doctor Who, quella sarebbe nostalgia.

I primi a essere colpiti siamo proprio noi spettatori. Puntare sui Dalek solitamente è un’idea vincente ma non in questo caso: a parte il design spettacolare, sono piuttosto insignificanti. Potevano benissimo essere Cyberman o qualsiasi altra razza aliena desiderosa di invadere la Terra. L’unico momento degno di nota è lo scontro tra i Dalek impuri e quelli puri, un conflitto che è pure terminato fuori campo. E il Dottore poi li sconfigge con troppa rapidità.

I Dalek avrebbero dovuto essere la trama principale. Invece questa si è rivelata un qualcosa di rimaneggiato, già visto e senza un collante che tenesse insieme il tutto.

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Anche il gradito ritorno di Jack Harkness è sinonimo di nostalgia.

Dal momento in cui appare è come se non se ne fosse mai andato. È sempre lui: divertente, esuberante, farfallone. È grazie a Jack che il Dottore evade di prigione e così otteniamo la loro prima vera interazione da Journey’s End. Il momento è molto dolce e si vede che la loro relazione è cambiata. Del resto, è passato del tempo dall’ultima volta che si sono incrociati. C’è una profondità nuova, dovuta al dolore e alla maturità emotiva che hanno sperimentato nel corso della loro vita. Ciò è reso molto bene dalla chimica elettrica tra Jodie Whittaker e John Barrowman. Forse non ai livelli di Barrowman-Tennant o Barrowman-Eccleston, però le loro battute spiritose ci riportano indietro al Doctor Who di un tempo.

La nostalgia la sentiamo anche nelle parole dello stesso Jack nel momento migliore di questo episodio di Doctor Who: quel discorso a cuore aperto tra lui e Yaz. In una versione più seria, quasi da mentore, Jack le parla di cosa significa viaggiare con il Dottore:

“Non puoi scegliere quando lasciarla o quando ti lascerà. Goditi il viaggio mentre ci sei. Perché la gioia vale il dolore. “

C’è tanta emozione in Jack. Non dobbiamo dimenticarci di tutto quello che ha passato per il Dottore. E di quelle parole Yaz ne aveva dannatamente bisogno perché provengono da qualcuno che si è trovato nella sua stessa posizione e che ama il Dottore quanto lei. Anche se forse non l’ha realizzato pienamente. Nel corso di Doctor Who molti si sono innamorati del Signore del Tempo, pochi sono stati ricambiati. Yaz rientrerà in questa lista? Oppure sarà l’eccezione che conferma la regola? Siccome la ragazza tornerà nella prossima stagione, non ci resta che aspettare.

La stessa cosa non si può dire per gli altri companion in Doctor Who.

Già sapevamo che Ryan e Graham avrebbero lasciato la serie. Quando salgono a bordo della navicella Dalek con l’immortale Jack, c’erano precedenti che le cose potessero andare male. Aggiungiamo anche che i compagni del Dottore spesso lo lasciano in maniera traumatica. Basti pensare a Rose intrappolata in un universo parallelo, a Donna che non si ricorda niente, alla fine di Clara e Bill, a Amy e Rory spediti indietro nel tempo dagli Angeli Piangenti.

Chibnall gioca invece su quei dieci mesi di lontananza tra la Fam e Thirteen. A differenza di Yaz, Ryan va avanti. Fin dall’inizio di questo speciale di Doctor Who è chiaro che qualcosa è cambiato. Prima di viaggiare con il Dottore non sapeva che cosa fare della sua vita. Adesso però lo sa e ha capito quale sono le cose importanti per lui. La Terra è la sua casa e decide di rimanerci per difenderla.

Ma se Ryan non parte, allora nemmeno Graham lo fa. Anche se lo vorrebbe. Gli mancherebbe troppo il nipote per decidere di continuare a viaggiare con il Dottore. Ed è un bene. Sebbene sia il cuore del gruppo, è stato sempre più sottoutilizzato in Doctor Who. Questo fa più male del non vederlo affatto. Poi lascerebbe spazio a Yaz, la companion più interessante ma meno approfondita di tutti.

Questo addio però, pur essendo emozionante, non ci tocca nel profondo. Perché Doctor Who non ci ha mai dato l’opportunità di conoscere e affezionarci a quei personaggi così tanto da piangerne la partenza.  

Prima del loro saluto riusciamo finalmente ad avere una bella scena tra Ryan e il Dottore.

Un momento agrodolce e nostalgico perché ci mostra quello che Ryan avrebbe potuto essere. Quella sua natura empatica troppo poco mostrata. Quella crescita emotiva solo leggermente abbozzata. E poi ogni tanto è bello vedere il Dottore abbassare la guardia ed essere onesto con i suoi amici. È così che capiamo quanto le sconvolgenti verità della scorsa stagione di Doctor Who impattano su Thirteen. Anche perché, fino a quel momento, sembravano quasi irrilevanti.

Invece essere il Bambino senza Tempo la perseguita ancora. Forse è per questo che è così demoralizzata, apatica. Come bloccata.

In effetti non è dal Dottore aspettare che qualcuno venga a salvarla. In altre circostanze avrebbe trovato una soluzione perché lei è forse la rigenerazione più geniale di tutte. Certo, così si è riunita con Jack. Però, dobbiamo ammetterlo, anche se sapevamo che sarebbe evasa, è stato tutto un po’ troppo facile e senza complicazioni.

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Insomma, Revolution of the Daleks non è un episodio buono come avrebbe potuto essere. Ci sono tanti problemi, soprattutto di ritmo: quelle scene emotive lunghe sono importanti ma sarebbero dovute avvenire nel corso delle stagioni precedenti. Perché in questo speciale hanno tolto spazio alla trama principale. E i Dalek non possono essere trattati così. Eppure Chibnall ha dimostrato di essere capace di trovare un equilibrio tra spettacolo e sostanza (come in Spyfall) ma questa rivoluzione sembra essere sfuggita al suo controllo. Anzi, gli è rimasto il colpo in canna.

È un’ora di intrattenimento leggero ma, considerando alcuni speciali del passato, ci si aspettava qualcosa di più. Una nota positiva è Chris Noth nei panni di Jack Robertson – visto in Arachnids in the UK – che interpreta un nemico adatto per questa storia.

Yaz e Thirteen sembravano destinate a rimanere sole. Ma la BBC ha lanciato un annuncio dopo lo speciale: John Bishop sarà Dan, il nuovo companion. Le domande che si aprono sono tante. Per rispondere dovremmo aspettare la prossima ridotta stagione di Doctor Who.

E purtroppo l’attesa pare sia lunga.

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Scritto da Chiara Manetti

Amo scrivere; è la mia passione più grande. Datemi due personaggi e vi monto una storia in un baleno. Mi considero da sempre una scrittrice, anche se non ho mai pubblicato niente.
Amo le serie TV. Le ho scoperte quasi per caso ma, da quando l'ho fatto, non le ho più abbandonate. Ne divoro non so quante a settimana, al mese, all'anno.
Quindi che fare con due passioni come queste? La risposta è semplice: le ho unite. Ho fatto bene? Ovviamente. Il risultato? Beh, quello me lo dovete dire voi.

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