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Il quinto episodio di Avvocato Ligas segna un evidente cambio di passo, spostando il focus dal puro meccanismo procedurale alla costruzione più intima del suo protagonista. Dopo averlo conosciuto come un avvocato brillante, spregiudicato e apparentemente inattaccabile, la serie comincia infatti a incrinare quell’immagine granitica, lasciando emergere le prime crepe. È un passaggio fondamentale: perché è proprio quando un personaggio sembra funzionare alla perfezione che diventa interessante metterne in discussione le certezze. E questa puntata (che potete recuperare qui) lo fa con lucidità, senza stravolgere Ligas, ma accompagnandolo lentamente verso una dimensione più umana e vulnerabile. Il caso di giornata resta centrale, ma diventa quasi un pretesto per raccontare altro: un uomo costretto, forse per la prima volta, a fare i conti con sé stesso. E quando questo equilibrio sembra finalmente a portata di mano, la narrazione decide di colpire, aprendo la strada a conseguenze che promettono di ridefinire tutto. Ne parliamo, come sempre, nella nostra recensione.
Il quinto episodio di Avvocato Ligas alza ulteriormente l’asticella, questa volta concentrandosi di più sul personaggio
L’avvocato Lorenzo Ligas, fin dal primo episodio della serie Sky, ci è stato presentato come un uomo sicuro di sé. Un uomo risoluto, astuto e senza scrupoli. Si tratta di un modo molto comune di raccontare personaggi di questo tipo: presentarli al pubblico in tutto il loro splendore. E’ utile per renderli subito accattivanti e per metterli al centro della narrazione, ma anche per far capire a chi guarda che, per quanto apparentemente infallibili, il racconto, prima o poi, li metterà a nudo. Una costruzione potente ed efficace che non preclude una decostruzione, anzi, la fortifica. Di fronte a un personaggio “perfetto” lo spettatore è portato a interrogarsi ancora di più sui suoi segreti, sui suoi punti deboli. A volte la spiegazione arriva in modo improvviso, tutta insieme, altre volte un evento fa accendere una miccia che arde lentamente e innesca l’inevitabile.
Quest’ultimo è il caso di Avvocato Ligas. Dopo il disastroso epilogo dello scorso episodio, Lorenzo Ligas non poteva far finta di niente. Ma la gelosia, che fino ad ora sembrava l’unico sentimento in grado di muovere qualcosa dentro di lui, non c’entra nulla. O meglio, è il fatidico evento che scatena il meccanismo, ma che rivela ben altro della personalità del protagonista. L’episodio comincia con Ligas all’interno dello studio di uno psicologo. La sua seduta non dura tanto, ma il cliché dell’uomo tutto d’un pezzo che non crede nell’analisi interiore è solo una copertura. Quello del quinto episodio è un Ligas molto più pacato, introspettivo, persino più cortese. Qualcosa si è finalmente accesa in lui. Dopo quattro mesi passati in un albergo di lusso, circondato dal caos e dai suoi abiti di sartoria sparpagliati per la stanza, Ligas ha deciso di fare ordine dentro il suo armadio.
Lorenzo Ligas che vuole mettere ordine nella sua vita è come Hannibal Lecter che scopre il tofu
Citiamo direttamente Paolo Scarpelli, interpretato da Flavio Furno, per rendere l’idea. E il riferimento all’armadio non è un caso, perché Ligas decide di tornare, dopo tanti anni, a casa sua. Una semplice casa di ringhiera, attempata e abbandonata, un rifugio lontano dallo sfarzo dei locali e degli studi che Ligas è abituato a frequentare. Un ritorno alle origini per trovare uno spazio sicuro in cui rimettere insieme le idee e da cui ripartire. All’avvocato Ligas, in realtà, l’umiltà non è mai mancata, e le sue origini ne sono la conferma. Non bisogna confondere sfrontatezza e superbia. E Ligas lo dimostra ancora una volta nel caso della puntata. Il caso decisamente meno “politico” della prima stagione di Avvocato Ligas, ma che risulta avvincente tanto quanto i precedenti. La puntata ha una crescita costante che va di pari passo con il coinvolgimento emotivo del protagonista, il quale risolve la questione grazie all’aiuto di sua figlia.
Le intuizioni di Ligas hanno sempre un significato, e in questo caso arrivano nel momento esatto in cui il protagonista si ricongiunge definitivamente al suo ruolo paterno. Tutti possono sbagliare, anche gli adulti, ma quando è in pace con sé stesso, Ligas non fallisce mai. Tuttavia, c’è da riconoscere un aspetto fondamentale che di per sé rende credibile il racconto se misurato al personaggio. Finora Ligas ha sempre risolto i suoi casi senza preoccuparsi davvero delle conseguenze che finiscono per ricadere su chi resta coinvolto. “Noi vogliamo che i nostri clienti siano liberi, non che ci amino”. E non ci sono eccezioni (almeno fino ad ora). Non c’è un coinvolgimento emotivo, e questo aspetto rende Lorenzo Ligas un personaggio tanto forte quanto reale, intellettualmente onesto, autentico. Nel momento di maggiore pathos dell’episodio Ligas non ci pensa due volte a sbugiardare una ragazzina. Risolve il caso e salva la sua cliente: problemi? In tal caso, rivolgersi a Ligas.
Ma proprio mentre tutto sembra girare per il verso giusto, arriva la prima vera mazzata per Ligas, costretto alla ritirata
Dopo una trattativa serrata con un importante studio inglese, Ligas si sbottona anche con la sua giovane spalla Marta. I due escono insieme, festeggiano – decisamente troppo presto – e danno sfoggio della loro sempre più evidente affinità. Marta, dal canto suo, ci prova davvero a essere come lui, ma – per sua fortuna – riesce focalizzarsi soltanto sui lati positivi del carattere del suo mentore. In ogni caso, il rapporto tra i due è sempre più forte soprattutto sul lato umano e l’appuntamento con Marta è la prova del cambiamento intrapreso da Ligas. Dopo il suo ritorno a casa l’avvocato tutto d’un pezzo è un uomo nuovo, un uomo che ha finalmente iniziato a riconoscere i propri limiti e che sembra pronto a cambiare. Ma questa ventata d’aria fresca gli ha fatto abbassare la guardia.
Il momento clou della puntata è sicuramente la walk of shame riservata a Ligas sul finale. Un’umiliazione architettata da Petrello nei minimi dettagli e, con ogni probabilità, assistita dal doppiogiochismo di Paolo. Ligas viene letteralmente smascherato davanti a tutti, processato in pubblica piazza di fronte all’élite dell’Ordine degli Avvocati milanesi. In men che non si dica tutto si ribalta e i suoi sogni di gloria si frantumano al suolo. Lo studio inglese revoca la proposta e l’ambito premio gli scivola dalle mani. Ciò che segue è un’uscita di scena evocativa. Ligas abbandona la sala e i riflettori facendosi largo tra gli sguardi curiosi e giudicanti dei suoi colleghi. Esce di scena consapevole di ritrovarsi di nuovo – e più che mai – alle strette. Nel finale di stagione, l’avvocato Ligas dovrà tirare fuori di nuovo gli artigli e prepararsi a un inevitabile scontro con la realtà.









