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Negli ultimi anni Luca Argentero ha costruito gran parte della sua popolarità televisiva indossando un camice, diventando uno dei volti più riconoscibili della fiction italiana. Con Avvocato Ligas (disponibile qui), la nuova serie targata Sky Italia, l’attore cambia completamente registro e si confronta con un personaggio lontano anni luce dalle figure rassicuranti a cui il pubblico si è abituato. Lorenzo Ligas è tutto ciò che non ci si aspetterebbe da un protagonista classico: brillante ma arrogante, seducente ma autodistruttivo, capace di dominare l’aula di tribunale tanto quanto di sabotare la propria vita privata. È un antieroe moderno, imperfetto e spesso irritante, che vive costantemente sul filo del caos. Ed è proprio questa ambiguità a rendere la serie interessante. Dietro la superficie di un legal drama apparentemente tradizionale, Avvocato Ligas nasconde il ritratto di un uomo costretto, prima o poi, a fare i conti con le proprie contraddizioni. Ne parliamo nella nostra recensione dei primi due episodi.
Dal camice alla toga: la nuova e inaspettata versione di Luca Argentero
E’ un ruolo del tutto nuovo per Luca Argentero, quello dello sfrontato avvocato Lorenzo Ligas. Ci aveva abituati ad altri scenari e, soprattutto, ad altri toni. Ma come confessato dallo stesso attore, è proprio questo il bello di un ruolo simile in un momento della carriera come quello che sta vivendo attualmente. E Sky, in questo senso, ci ha visto decisamente lungo. L’avvocato Ligas è un personaggio di rottura, tendente all’anarchia totale. Un antieroe fatto e finito: frivolo, autodistruttivo, profondamente narcisista. La sua complessità interiore, prima ancora che nella sfera personale, la si nota in quella lavorativa. Ligas è bravo tanto quanto pericoloso. Non soltanto per la sfilza infinita di amanti che lo portano in poco tempo a rovinargli la carriera, quanto più per i modi irriverenti che lo contraddistinguono a telecamere spente. Ligas, oltre a essere cintura nera di diritto penale, è anche un maestro di sotterfugi e di scorciatoie.
Per uno come lui non esistono problemi che vengono per nuocere. Nella sua tormentata e disordinata esistenza piomba in modo del tutto rocambolesco la giovane Marta, interpretata da Marina Occhionero. Una timida e impacciata praticante che decide di mettersi in gioco e che, di fatto, assume le sembianze della parte razionale che manca al protagonista. Il duo si completa perfettamente. La sua presenza diventa il contrappeso ideale al carattere di Ligas: più istintivo, disincantato e segnato dal peso dei propri errori. E’ così che si va a creare un duo perfetto per quel tipo di cause che nessun altro vorrebbe seguire. Così come il suo nuovo mentore, anche Marta vive un’esistenza complicata dalle sue stesse scelte. Avvocato Ligas, prima di essere un legal, è la classica storia di chi è obbligato a fare i conti con sé stesso prima ancora che con ciò che lo circonda.
Il primo episodio di Avvocato Ligas è un pilota eccezionale: efficace, vi ha già convinto ancora prima della fine.
Nel primo episodio di Avvocato Ligas tutte le sfumature più seducenti del protagonista vengono fuori in modo dirompente. Chiariamo subito una cosa: non c’è niente di mai visto prima. Sky voleva una serie non scomoda, ma che riuscisse a dimostrare che anche in Italia gli stereotipi del genere legal possono essere ribaltati. E così è stato, grazie ad altri stereotipi tipici di archetipi a cui il pubblico di Sky – a differenza di molti altri – è già abituato. Non sarà la prima, ma Ligas è una rockstar. E anzi, a lungo andare potrebbe essere proprio questo uno dei limiti della serie. Ligas è tanto, forse troppo per lasciare sufficiente spazio ad altri interpreti, ma questo ce lo dirà solo il tempo. Ciò che abbiamo visto nei primi due episodi è una dichiarazione di intenti a tutti gli effetti. Il protagonista è un uomo segretamente – ma neanche tanto – tormentato, che si rifugia in alcol, sesso e lavoro.
Soprattutto quest’ultimo, in realtà, perché a Ligas interessa vincere più di qualsiasi altra cosa. Ma per un primo episodio travolgente e carico a pallettoni di situazioni e informazioni, ce n’è un secondo che dilata i tempi. Rallenta (giustamente) l’enfasi e si concentra sull’aspetto più atavico del genere. E anche qui, potenzialmente, c’è tanta carne al fuoco. Il primo caso di Ligas, infatti, riguarda una tematica di estrema attualità: gli episodi di malagiustizia italiana. Di fronte alle solite congetture della stampa e a quelle degli inquirenti, Ligas riesce a guardare oltre e a offrire uno sguardo alternativo. L’elemento critico non scontato riguarda proprio il fatto che, per arrivare alla verità, spesso si è costretti a infrangere le stesse regole che dovrebbero preservarla. La messinscena di un legal è fondamentale e se la serie saprà conciliare il presente con la forza dei suoi personaggi sarà senza dubbio un successo.
Per il suo prima legal drama, Sky non poteva di certo fare le cose in modo banale: Avvocato Ligas è l’ennesima dimostrazione di un progetto solido che punta più all’internazionalità
Dove va a posizionarsi Avvocato Ligas nel panorama seriale italiano? E’ la domanda a essere sbagliata. Da anni Sky è l’unica potenza italiana a investire su un tipo di qualità delle produzioni nostrane che mira ben oltre i confini nazionali. Così come tanti altri esempi, Avvocato Ligas offre una dimensione di rottura totale rispetto a ciò che siamo abituati a vedere da queste parti. La messinscena è uno degli elementi più convincenti di queste prime due puntate. Così come la regia che ci porta in una Milano superficiale e frenetica catturandone a pieno le sfumature. Si passa in poche sequenze dal lusso a luci rosse dei segreti notturni di un avvocato alla fatiscenza (non soltanto strutturale) che non si trova più per forza nei sobborghi narrati in altri contesti, ma anche nel bel mezzo dei Navigli e della giungla urbana.
In tutti questi elementi di rottura restano strascichi di tradizione, riconducibili a un certo modo – obsoleto e ancora troppo italiano – di intendere i protagonisti come dei super eroi. Ma anche per questo c’è tempo di rimediare. Ciò che emerge, seppure in modo minimo, dalla fine del secondo episodio, è che Ligas ha un Io ferito e, soprattutto, pensante. Sarà interessante – oltre che la vera prova del nove per constatare la maturità di questa serie – esplorare il suo rapporto con la figlia e la sua quasi ex moglie. Per il momento ciò che abbiamo visto in merito ha contribuito alla costruzione del personaggio, ma è con la sua decostruzione che si potrà realmente passare a un livello successivo. Fino ad ora: davvero niente male, Avvocato Ligas.









