Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere. Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu.
Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora DISCOVER è un modo per farci sentire il tuo supporto.
Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti e liberi di scegliere cosa raccontare, e in cambio:
✓ Accedi a oltre 700 articoli premium all'anno
✓ Ricevi consigli personalizzati su cosa vale la pena vedere
✓ Navighi senza pubblicità e su una sola pagina
Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.
C’è un momento preciso, nelle serie tv, in cui si capisce se un progetto ha davvero qualcosa da dire oppure se si limita a replicare formule già viste. Il quarto episodio di Avvocato Ligas (che trovate qui) coincide esattamente con questo passaggio. La serie rinuncia al rassicurante meccanismo del crime per mettersi a nudo, affidandosi completamente alla forza della scrittura, dei personaggi e dei conflitti morali. È una scelta rischiosa, soprattutto per un legal drama italiano che fino a questo momento aveva trovato nel caso di puntata più “forte” il suo principale traino narrativo. E invece è proprio qui che la serie compie un salto in avanti evidente. Senza omicidi da risolvere e senza il ritmo incalzante dell’indagine, l’episodio si concentra sulle ambiguità, sulle sfumature e sui punti di vista, costruendo un racconto più denso e riflessivo. Una sottrazione che diventa valore e che segna, con chiarezza, il momento di maggiore maturità raggiunto finora da Avvocato Ligas. La nostra recensione.
Il quarto episodio di Avvocato Ligas è forse il più maturo finora
Nella quarta puntata di Avvocato Ligas la serie – soprattutto in termini di scrittura – tocca il suo picco più alto fino ad ora. L’episodio è il primo senza casi di omicidio da risolvere, il primo a non avere dalla sua il sempreverde traino del crime. Doveva succedere, prima o poi, soprattutto poiché il protagonista affronta un momento in cui i casi importanti sono più unici che rari. Ligas, privo di uno studio, può affidarsi soltanto alla sua rete di contatti e al suo istinto da imprenditore di sé stesso. Ciò che conta per lui, ora, non sono i numeri: non è tanto la quantità, ma la qualità. Occorrono casi altisonanti, che facciano scalpore. Casi che permettano all’avvocato di ritrovare una certa costanza all’interno delle aule di tribunale, ma anche e soprattutto sulle prime pagine dei quotidiani. Ligas è a un punto di svolta della sua carriera e non può permettersi passi falsi.
E il caso trattato all’interno del quarto episodio è precisamente ciò che sta cercando. Sandro Masi, noto conduttore radiofonico di una irriverente trasmissione di cronaca, finisce sul registro degli indagati per istigazione a delinquere. Un caso che consente agli autori di veicolare il messaggio della puntata su un tema profondamente attuale: la libertà d’espressione. Masi è un personaggio eccentrico, polarizzante, evidentemente compiaciuto della propria ambiguità. Non possiamo che constatare una certa somiglianza, perlomeno nell’oratoria, con conduttori attuali (senza fare né nomi e né tantomeno cognomi), ma l’attualità si gioca tutta su un altro aspetto. Il caso in questione nasce da un episodio di violenza subito da una assessora (Anita Vietti), vittima di un’aggressione che le ha provocato una cecità parziale. L’accusa sarebbe quella di aver istigato gli ascoltatori contro di lei. Masi non sembra non capacitarsi della gravità della sua posizione, e Ligas prova in qualche modo a sfruttarne il punto di vista.
Una questione di punti di vista: c’è per forza un bene e un male?
Il caso Masi apre un cortocircuito molto interessante, che riguarda il delicatissimo tema del politicamente scorretto e di tutte le sue implicazioni. Lo stesso Ligas non prende mai una posizione rispetto al punto di vista del proprio cliente, anzi. Come abbiamo anticipato, riesce a trarne vantaggio. Più che analizzarlo, più che provare a comprenderlo, lo sfrutta come meglio può. La posizione di Masi è chiara e si appella alla libertà d’espressione. Un tema complesso, sicuramente tra i più ricorrenti nella cronaca odierna del nostro paese (e non solo). La linea tra ciò che si può e non si può dire è sempre più sottile, ma Avvocato Ligas si interroga su un aspetto ancora più delicato: la sensibilità di chi ascolta. L’auto citazione di Sky al noto (e per fortuna ormai sterile) dibattito sugli effetti di Gomorra sulla criminalità organizzata è una provocazione brillante.
La serie non prende posizione sull’argomento, come è giusto (ma non banale) che sia. Offre molteplici punti di vista e invita lo spettatore a interrogarsi a sua volta. Da una parte c’è l’estremizzazione teorica del personaggio di Masi, dall’altra la democraticità delle istituzioni. Ma soprattutto, in mezzo, si trova l’indignazione popolare. Un cortocircuito complesso, che non restituisce alcuna verità assoluta ma che, a livello narrativo, vale tutta la puntata. Una puntata senza sangue e senza un whodunit totalizzante, ma che provoca un tipo di approccio ben diverso alla visione. Constatare tutto questo in un legal nostrano è davvero sorprendente. Avvocato Ligas, per un momento, mette in pausa ogni forma e si concentra esclusivamente sul contenuto, elevando sensibilmente il dialogo con lo spettatore.
Ma no, non ci siamo dimenticati di tutti i complessi di Marta e dei problemi irrisolti del buon Ligas
Dopo la scorsa puntata avevamo storto il naso in merito a un aspetto fondamentale nello sviluppo della narrazione: una macchinosa progressione orizzontale. Avvocato Ligas, con ogni probabilità, è un progetto destinato a durare nel tempo, e qualora questa stagione non dovesse consegnarci le risposte che attendiamo, ci sarà sicuramente tempo di rimediare. Ma comunque, qualcosa, si muove. A sentire Petrello, il passato di Ligas (perlomeno quello lavorativo) non è limpido, non è privo di falle. Mentre il suo ex capo trama contro di lui, Ligas non sospetta niente. E nonostante finisca per risolvere l’ennesimo caso grazie a una rissa, appare evidente che non riesca a fare il minimo passo in avanti sul piano personale. Anzi. Così come il proprio mentore, anche Marta non se la passa benissimo sul piano sentimentale. Nel quarto episodio di Avvocato Ligas i due si scontrano, o meglio, fanno un frontale con la realtà.
Avvocato Ligas, dopo questa quarta puntata, ha raggiunto una maturità importante anche sul piano simbolico. C’è un elemento emblematico che ritroviamo all’inizio e alla fine dell’episodio e che simboleggia gli estremi dell’arco narrativo ma anche lo stato d’animo dei protagonisti: i palloncini. I palloncini che nella breve sequenza iniziale sfuggono al cagnolino sono come un monito: così come Ligas che invano tenta di mantenere tutto sotto controllo. Così come Marta che non riesce a emergere dalla ingenuità. Mentre il lavoro va a gonfie vele, sembra che i due protagonisti abbiano sempre meno forza da dedicare alla propria sfera privata. E’ come se questa infallibilità sia l’unico modo che entrambi abbiano per sentirsi al sicuro, per non sentirsi in difetto. Per il resto non c’è spazio. Avvocato Ligas ci ricorda che a volte può essere molto più semplice ribaltare un caso impossibile in tribunale che azzeccare il regalo per la propria figlia. E nel mentre, il vento, si porta via i palloncini.










