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Avvocato Ligas 1×03 – La Recensione del terzo episodio: o tutto o niente

Avvocato Ligas
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Nel panorama delle serie legal italiane, Avvocato Ligas sembra aver scelto una strada precisa: raccontare casi impossibili, quelli che l’opinione pubblica ha già risolto molto prima di un tribunale. Il terzo episodio (che trovate qui) prosegue esattamente su questa linea e mette il protagonista davanti a uno di quei processi mediatici che non lasciano spazio al dubbio. Il caso Iezzi, infatti, appare fin da subito come una condanna scritta: un uomo che incarna perfettamente lo stereotipo del colpevole ideale, costruito più sull’immagine che sui fatti. Ed è proprio qui che la serie prova a fare qualcosa di interessante. Attraverso lo sguardo di Lorenzo Ligas, lo spettatore è invitato a interrogarsi sul peso delle apparenze, dei social e di quella giustizia sommaria che nasce molto prima di qualsiasi processo. Ma mentre il caso diventa sempre più intricato, resta una domanda più grande sullo sfondo: chi è davvero Lorenzo Ligas?

Il terzo episodio di Avvocato Ligas presenta un caso per niente scontato che sfida, ancora una volta, l’opinione pubblica

Giulio Beranek nell'ultima puntata di Avvocato Ligas
credits: Sky

Sembra essere questa la linea presa dalla serie e condivisa dallo stesso protagonista: quella dei casi impossibili. Ma Ligas non è di certo l’avvocato delle cause perse e, soprattutto, non può permettersi di diventarlo. Il caso Iezzi è uno di quelli che smuove le masse, che scatena il pubblico e inevitabilmente annebbia la vista di chi dovrebbe difendere il presunto assassino. Ma Ligas parte proprio da questo aspetto: per lui è più una questione di principio. Come dice a Marta, la cui carriera è ormai legata al filo sulla quale si regge quella dello stesso Ligas: non sono di certo quattro imbecilli sui social a poter stabilire una colpevolezza. Però occhio a non confondere i santi. Ligas non è mosso da alcun eroismo, non è un benefattore. E’ consapevole di essere finito in una posizione scomoda, ed è pronto a qualsiasi cosa pur di uscirne.


Quello che cerca non è una semplice vittoria. Ligas ha bisogno di un’impresa, e quale migliore impresa c’è, nell’Italia contemporanea, di ribaltare completamente un caso che per l’opinione pubblica è già scritto? La stessa Marta, che è tutto fuorché un’ingenua, è convinta che Iezzi non possa che essere colpevole. Il profilo è quello del perfetto assassino: un uomo rude, ignorante. Vittima stessa dei social e dell’apparenza. Bodybuilding, orologi, gioielli vistosi, vacanze di lusso e foto a torso nudo: lo stereotipo della mascolinità tossica secondo il presunto linguaggio dei social. Ma è proprio su questi dettagli che Ligas si concentra per fare leva sulla condanna certa. Laddove tutti vedono una certezza, accecati da sentimenti contrastanti (tra cui, sicuramente, anche l’invidia collettiva) lui riesce a scovare un paradosso netto. Un elemento piccolo, sì, ma su cui è possibile creare una versione totalmente diversa.

Il diavolo, secondo Ligas, si nasconde nei dettagli

Lorenzo Ligas interpretato a Luca Argentero
credits: Sky

E’ interessante il modo in cui gli autori stiano raccontando, puntata dopo puntata, le varie sfumature dei cosiddetti casi mediatici. Nelle prime due puntate il centro della narrazione era occupato da un caso ridondante che, tuttavia, aveva caratteristiche completamente differenti da quello del body builder Iezzi. Un volto noto, anch’egli sinonimo in qualche modo di mascolinità negativa, ma che sicuramente faceva una presa differente sul pubblico. Pubblico che, in quel caso, era più portato a provare simpatia: sia quello reale, da casa, che quello di finzione. Nel terzo episodio di Avvocato Ligas, invece, la prospettiva si ribalta completamente. Davanti allo spettatore c’è uno stereotipo estremizzato che, se fosse realmente accusato di omicidio, susciterebbe in lui la stessa reazione dell’opinione pubblica all’interno della serie. In questo senso, Avvocato Ligas ci sta obbligando a riflettere su un aspetto che il protagonista ha reso il suo motto.

Ligas non può permettersi di perdere, ma allo stesso tempo crede profondamente in ciò che fa. La sua non è solo dedizione, è passione pura. E da una piccola falla che sembrava invisibile, Ligas costruisce un caso completamente diverso. Anche qui, la serie ci invita a una nuova riflessione. Può essere che un uomo preferisca essere condannato per omicidio piuttosto che svelare un giro di prostituzione di cui fa parte? Che cosa è più accettabile da un punto di vista mediatico? Finora Avvocato Ligas non ha sbagliato un colpo, e non lo diciamo in relazione alla forza magnetica di Argentero, quanto più alla profondità dei sotto testi. La serie invita a scavare, a non fermarsi alle apparenze, ma non lo fa per millantare l’onnipotenza del proprio protagonista. Lo fa per smuovere qualcosa in chi sta guardando.


L’avvocato Ligas ha appena iniziato e si trova già con le spalle al muro

L'avvocato Lorenzo Ligas
credits: Sky

Ciò che manca – almeno per il momento – all’avvocato Lorenzo Ligas, è un motivo. Un evento scatenante, un senso compiuto, una spiegazione più o meno lineare alla sua tendenza autodistruttiva. L’impressione che si ha sul suo conto fin dal primo episodio è quella di un uomo che ha rinunciato a una vita perfetta. Una carriera brillante, una splendida famiglia, un futuro radioso. Tutto svanito per l’esigenza – tanto smodata quanto artificiale – di eccesso. Non quadra. Non torna. Avvocato Ligas, per il momento, mantiene quasi del tutto spente le luci sull’io del suo protagonista. Il pubblico ad un certo punto avrà bisogno di spiegazioni, avrà bisogno di una profonda decostruzione dell’infallibile avvocato. Ligas, in soldoni, non può averla sempre vinta. Ma non si tratta mica di un discorso di prevedibilità, anzi. Questa onnipotenza è sicuramente destinata a schiantarsi, prima o poi.

Calcare la mano sullo sviluppo orizzontale della trama potrebbe senz’altro bilanciare le cose. Diciamoci la verità. Finora abbiamo capito che Ligas è un figo, che ha anche dei principi niente male (per quanto in questo episodio se ne infischi altamente del reale colpevole), ma non sappiamo niente di lui. Non sappiamo cosa lo abbia portato a rovinarsi il matrimonio, ad andare a letto con la moglie del suo capo (no, l’antipatia di quest’ultimo non può bastarci) e nemmeno che cosa lo spinga sulla via dell’alcolismo. Sono tutti dettagli – quelli tanto cari a Ligas – che ad un certo punto sicuramente verranno fuori. Ma fino ad ora non può bastarci constatare l’ingombrante paragone con Raz Degan come nuovo spasimante della sua ex moglie. Insomma, mentre Avvocato Ligas procede su ottimi binari, è l’uomo – Lorenzo Ligas – che deve ancora emergere.