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Il laboratorio sperimentale di RaiPlay è sempre più interessante (ma il pubblico continua a non notarlo abbastanza)

Una delle serie tv in arrivo su Raiplay: Faccende Complicate

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Ok, noi ci riproviamo: sarà perché ci teniamo al tema o semplicemente perché apprezziamo l’idea che il servizio pubblico sappia ancora comportarsi da tale, offrendo qua e là prodotti interessanti, ma siamo qui per ribadire un concetto. Un concetto già espresso in un articolo di qualche tempo fa, nel quale avevamo evidenziato le gigantesche potenzialità di RaiPlay, espresse finora solo in parte. Non solo un laboratorio del presente, ma soprattutto un hub proiettato al domani con un occhio rivolto alla lunga e importante storia della nostra tv di Stato. Sì, allora: ci avevamo già provato, e altrettanto avevamo fatto con articoli dedicati ad alcune tra le produzioni più intriganti in circolazione – il geniale Faccende Complicate di Valerio Lundini, ma anche il coraggioso Hot Ones Italia guidato da Alessandro Cattelan – ma ora è il momento di tornare sul tema.

Perché RaiPlay, la piattaforma di streaming della Rai, continua a essere esplorata solo in minima parte dal grande pubblico. E spesso in una direzione piuttosto… conservativa.

Per intenderci: pur non avendo a disposizione i dati che avrebbero certificato la tesi, è piuttosto evidente che la fruizione primaria di RaiPlay sia sempre la stessa: guardare o riguardare quello che passa sulle tv lineari pubbliche in quel periodo. Nel momento in cui scriviamo, la top ten disponibile sul sito è dominata dalla “solita” Affari Tuoi, dall’immortale Un giorno in pretura o da fiction di grande successo come Montalbano o L’allieva.

Fin qui, niente di strano: ci sta, ed è fisiologico. Mentre la tv lineare perde pubblico di giorno in giorno, a favore di una fruizione on demand al passo coi tempi e sempre più scelta anche dagli over 50, RaiPlay sta perdendo l’opportunità per dimostrare di non essere solo questo. È anche questo, sì. Le luci degli storici prodotti generalisti, tuttavia, rischiano di mettere in secondo o terzo piano gli innumerevoli esperimenti che la piattaforma ha portato avanti negli ultimi anni. Serie tv e format televisivi di vario tipo, con grandi nomi o con giovani talenti in attesa di una sacrosanta opportunità per esprimersi: RaiPlay sta dando una voce a idee, visioni ed esperimenti alternativi, fondamentali per costruire i cardini della tv del domani con una vocazione al passo coi tempi.

Consolidiamo, allora, il discorso che stiamo portando avanti da oltre un anno: da una parte ci sono dei presupposti imprescindibili che giustificano e restituiscono ancora una centralità assoluta alle “solite fiction” o ai prodotti più datati, ma dall’altra c’è la necessità di rinnovarsi sul serio, già analizzata con proposte di sviluppo nell’articolo su RaiPlay citato in precedenza. Una necessità che la piattaforma potrebbe assecondare benissimo, a patto che venga sostenuta sui media tradizionali e sui social con maggiore forza.

RaiPlay: di tutto, di più

L'effetto Dorothy serie tv da vedere su RaiPlay
Credits: Rai

Nell’ottica di un processo di scoperta reale di quanto stia offrendo RaiPlay in termini di innovazione, uno dei primi titoli che vengono in mente è L’effetto Dorothy. Ne avevamo già parlato qualche tempo fa in un articolo dedicato alle serie tv nascoste da vedere sulla piattaforma, esprimendoci così: “L’effetto Dorothy è un esperimento interessantissimo. Girato con la tecnica del mockumentary – il falso documentario – segue le vicende di un gruppo di ricercatori guidati dal professor Dorotei, docente di Psicologia Cognitiva Evoluzionistica interpretato da Ninni Bruschetta.

E ancora: “Il racconto ha un tono satirico e grottesco. L’attività del docente viene costantemente filmata perché il dipartimento, per ricevere un cospicuo finanziamento proveniente dal Belgio, ha accettato la presenza dei documentaristi a testimonianza del loro lavoro. Emerge così un prodotto che riesce a sfruttare le immense possibilità del mockumentary, viste ad esempio in titoli leggendari come The Office o What We Do in the Shadow. Al contempo però veicola anche un tema molto caro alla produzione nostrana, ovvero la crisi delle strutture accademiche“.

Non dilunghiamoci oltre, anche perché nello stesso articolo avevamo parlato di altre serie tv che meriterebbero maggiore attenzione: Rumors, Bangla e Nudes.

Titoli di livello ancora nascosti nei meandri di RaiPlay, ai quali aggiungiamo ora la splendida Passeggeri Notturni. Tratta da un ciclo di racconti di Gianrico Carofiglio, è diretta da Riccardo Grandi con protagonista Claudio Gioè. La centralità offerta a L’Effetto Dorothy, tuttavia, ci permette di sottolineare un altro aspetto: la serie, vincitrice del Premio Solinas e acclamata dalla critica, è ancora ferma al pilot e al momento non è prevista la commissione di un’intera stagione. Un peccato, assoluto. L’esempio chiave che mostra quanto un progetto tanto ambizioso, che avrebbe molto da offrire al grande pubblico anche sulla tv lineare, non abbia ancora trovato lo spazio per potersi esprimere al meglio.

Altrettanto potremmo dire a proposito di Flash, diretto da Valerio Vestoso, o Mi hanno sputato nel milkshake, ideata e sviluppata da Carolina Cavalli con protagonista Aurora Ruffino. Sono esempi, nobili negli intenti e chiari nella sottolineatura dello spazio che meriterebbero. Parliamo oltretutto di titoli che “ce l’hanno fatta” e hanno visto la luce, seppure timidamente. Solo in minima parte, ma ce l’hanno fatta. Per i pochi che ce la fanno – ripetiamo, in minima parte – ce ne sono tantissimi che non arrivano nemmeno al pilot e si fermano prima, chissà dove e chissà perché. Non per mancanza di talento, ma per l’incapacità del sistema di valorizzarli e portarli in alto.

RaiPlay è un riferimento assoluto in tal senso. È ricca di spunti del genere, ma il pubblico continua a ignorarli. Non tanto per colpa sua, quanto di chi dovrebbe promuoverli con modalità più adeguate. Così diventa pressoché impossibile fare dei passi in avanti.

Dark Lines, un interessante format televisivo
Credits: Rai

Tutto ciò vale per le serie tv, ma potremmo dire altrettanto a proposito dell’imponente catalogo di film presenti sulla piattaforma, in cui si alternano armonicamente grandi classici del cinema, spesso ignoti ai più giovani, e titoli di autori e attori che stanno cercando di apportare degli elementi di reale novità al panorama cinematografico italiano. RaiPlay, per fortuna, è anche questo. Sfortunatamente, pochi lo sanno e finiscono spesso per puntare sui soliti titoli. Ancora più se sono reduci da un passaggio televisivo recente.

La trasmissione dei palinsesti dalla tv lineare a quella on demand favorisce sì la distribuzione che meritano a loro volta attenzione, ma porta anche alla dimenticanza di titoli interessanti di autori all’esordio o con una breve carriera alle spalle.

In tal senso, sarebbe doveroso suggerire un’evoluzione che possa garantire maggiore rilievo anche ai prodotti di secondo piano. Spesso considerati tali solo per il prestigio che il grande pubblico attribuisce ai titoli già noti.

Una prima soluzione passa dall’interfaccia stessa di RaiPlay. Oggi la home privilegia quasi sempre i titoli generalisti reduci dalla tv lineare: Affari Tuoi, Montalbano, Un Posto al Sole. Per dare vera visibilità agli originali basterebbe poco. Un carosello “Original RaiPlay” sempre in primo piano, per esempio. Oppure banner settimanali che spingano un titolo nuovo. Le piattaforme a cui siamo abituati lo fanno da anni, e non è un caso se le loro produzioni riescono a emergere anche quando non hanno nomi noti o traini televisivi.

Non è tutto: anche sul piano dello sviluppo dei format televisivi, ci sono degli esperimenti interessanti che meritano una menzione. Già detto di Faccende Complicate e di Hot Ones Italia, passati successivamente anche sulla tv lineare, citiamo brevemente Dark Lines – Delitti a matita. Condotto da Valentina Romani, è un true crime ibridato con la graphic novel animata. Parliamo di un linguaggio visivo molto innovativo: al di là delle opinioni a riguardo, è un’operazione che merita un plauso anche solo per la vocazione allo sviluppo di idee nuove.

Il nodo è la promozione: troppo spesso un titolo come Dark Lines arriva in sordina, senza una vera campagna social o una spinta sui media tradizionali. È un errore: se la Rai spingesse i suoi originali con la stessa forza con cui pubblicizza i grandi eventi su Raiuno, RaiPlay potrebbe diventare davvero un brand riconoscibile. Oggi, invece, la percezione resta quella di un archivio più che di una fucina di novità.

Una domanda sorge spontanea, a questo punto: quanti di voi avevano sentito parlare, finora, di Dark Lines? Quanti di voi hanno sentito parlare di Mudù, Skillz o anche di Conversazione, uno dei titoli di maggiore successo tra i citati?

Avevate idea del fatto che su RaiPlay esista un format guidato da Giorgio Panariello intitolato Nel Garage, in cui il popolare artista toscano parla con visionari, esperti, imprenditori e studiosi, più in generale persone che si confrontano col futuro nei loro rispettivi ambiti? È stato distribuito alcuni mesi fa: può piacere come può non piacere, ma è in ogni caso un tentativo di raccontare altro con altri linguaggi. Anche in questo caso, però, l’attenzione è stata scarsa. Neanche un nome come quello di Panariello è sufficiente per dare maggiore spazio a operazioni del genere.

Lo ribadiamo, in chiusura: non tutto quello che abbiamo menzionato o che comunque trova spazio sulla piattaforma è davvero valido e in generale ben fatto.

Non sempre si parla di buone idee, anche se in gran parte dei casi lo sono. Non tutti i film sono capolavori, non tutte le serie tv memorabili, non tutti i format riusciti. Però sono nuovi, sul serio. Sperimentali, davvero. Guardano al presente con la volontà di raccontare ancora qualcosa, sfuggendo alle solite logiche vetuste negli ambiti di riferimento.

Infine, serve una strategia più chiara nel rapporto tra RaiPlay e i canali lineari. Relegare i progetti digitali in seconda o terza serata non basta: occorrono finestre adeguate che permettano a chi non frequenta la piattaforma di scoprire cosa lì sta nascendo. Così si creerebbe un circolo virtuoso: la tv lineare alimenterebbe la curiosità, e RaiPlay diventerebbe lo spazio naturale dove continuare la scoperta. Ultimamente ci sono stati timidi passi in avanti: Faccende Complicate, per esempio, è stata programmata intelligentemente con trasmissioni quotidiane alle 20.15 su Raitre. È qualcosa, ma non è ancora sufficiente.

Il problema, quindi, è sempre lo stesso: anche quando RaiPlay propone qualcosa con un altissimo potenziale, sono sempre gli agenti esterni a favorirne la diffusione.

L’altra volta parlammo di Mare Fuori, diventata quello che è diventata grazie al passaggio su Netflix, mentre ora potremmo citare Dieci Capodanni, serie tv spagnola disponibile in esclusiva sulla piattaforma che ha costruito le sue fortune sul passaparola e non su campagne promozionali mirate. Ecco la solita questione: quante opportunità del genere stiamo perdendo? Quante Mare Fuori o Dieci Capodanni sono attualmente disponibili nell’indifferenza generale? Molte, moltissime. Potrebbero piacervi o potreste detestarle, ma è fondamentale venirne a conoscenza. Con la speranza che in futuro non si debba più contare sul passaparola fortuito o sul passaggio in un’altra piattaforma. È arrivato il momento che RaiPlay faccia un salto di qualità definitivo: le idee ci sono, i talenti non mancano, le offerte pure. Ora tocca a tutto il resto.

Antonio Casu