Vai al contenuto
Home » Prison Break

Prigioni visibili e invisibili: oltre le sbarre di Prison Break

Prison Break (640x360)

«L’evasione era solo l’inizio.»

Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.

Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, DISCOVER è il modo per sostenerci.

Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.

Scopri Hall of Series DISCOVER

Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜

Lo sanno bene i protagonisti di Prison Break. Quella di Michael, Lincoln, Sara, Sucre…non è solo un’evasione dal carcere di Fox River (e da tutti quelli in cui si ritroveranno in seguito), è un’evasione personale. Un’evasione dal senso di colpa. Un’evasione dagli spettri del passato.

Il nostro protagonista si troverà a farsi rinchiudere in carcere per salvare il fratello. Ma, forse, è proprio quando riuscirà a evadere, che si sentirà rinchiuso ancora di più dentro delle sbarre. Quelle sbarre emotive, che non gli permetteranno di viversi una vita tranquilla e lo faranno vivere sempre sull’orlo di un burrone. Prison Break non è solo vita carceraria, e le sbarre non sono solo quelle fisiche visibili a tutti, ma anche quelle personali, invisibili a occhio nudo.


Prison Break
Credits: 20th Century Fox Television

Prison Break segue la straordinaria e pericolosa missione di Michael Scofield, un ingegnere brillante e metodico, che decide di commettere un crimine deliberatamente per essere incarcerato nella prigione di Fox River. Il suo obiettivo è salvare suo fratello Lincoln, che è stato condannato ingiustamente alla pena di morte per l’assassinio del fratello della vicepresidente degli Stati Uniti.

Michael è convinto che suo fratello sia vittima di un complotto ordito da una misteriosa organizzazione governativa. Determinato a salvarlo a ogni costo, elabora un piano di fuga geniale. Nel frattempo, Sara Tancredi, la dottoressa del carcere e figlia del governatore, si avvicina a Michael e si ritrova coinvolta nel suo piano, sia professionalmente che emotivamente.

Dopo la prima evasione, però, la storia si evolve ben oltre i muri di Fox River. Le stagioni successive esplorano le conseguenze dell’evasione: la fuga, le cacce all’uomo, i giochi politici. La serie prende una piega sempre più ampia e internazionale, con colpi di scena, missioni sotto copertura e nuove prigioni da cui evadere.

Prison Break è una serie ad alta tensione, ricca di suspense, complotti e strategie ingegnose. Ma è anche una storia di fratellanza, determinazione, sacrificio e redenzione. I protagonisti sono costretti a sfidare il sistema, ma soprattutto se stessi, pur di sopravvivere e trovare giustizia.

serie tv
Credits: 20th Century Fox Television

Le sbarre di Fox River sono difficili da superare, ma non quanto le sbarre emotive che tengono rinchiuso Michael. Sbarre che lo accompagnano per tutta la serie, anche quando è fisicamente libero. Inizialmente è il senso di colpa che funge da gabbia mentale: Michael è tormentato da un senso di colpa per la sorte di Lincoln. Anche se la responsabilità oggettiva non è sua, lui se la assume interamente, e questa colpa diventa la sua missione personale, al punto da sacrificare tutto: carriera, libertà, relazioni e persino la salute.

Inoltre, Michael è profondamento fragile, ma nasconde tutto dietro un’apparente freddezza. È un genio ingegneristico, ma usa la razionalità e il controllo come meccanismi di difesa. È sempre calmo, lucido, apparentemente impassibile. Non si concede mai il lusso di crollare o di chiedere aiuto. Il suo bisogno di tenere tutto sotto controllo diventa una prigione psicologica, che lo isola dagli altri. Proprio per questo, Michael vive la sua intelligenza come un dono, da usare obbligatoriamente per aiutare gli altri, anche a costo della propria vita. È un prigioniero della sua stessa nobiltà d’animo.

Ma, soprattutto, Michael è prigioniero della sua stessa identità. E delle molteplici che ha avuto nella vita. Nel corso di Prison Break, cambia continuamente ruoli, luoghi, identità: a un certo punto non è più chiaro chi sia veramente. Anche quando evade, anche quando è libero, non ha mai pace. Il passato lo perseguita, i sensi di colpa lo seguono ovunque. È prigioniero di un’identità che ha costruito, ma che non gli appartiene più davvero. Michael è prigioniero di un sistema emotivo fatto di doveri autoimposti, colpa, controllo e sacrificio. La sua vera evasione, quella personale, è la più difficile.

Prison Break
Credits: 20th Century Fox Television

Ma quelle sbarre invisibili non tengono in ostaggio solo Michael. In Prison Break sono molti i personaggi che vivono una prigione emotiva e psicologica. Ognuno di loro è intrappolato da qualcosa di invisibile: traumi, legami tossici e scelte morali complesse.

Lincoln si sente responsabile del disastro che ha colpito la sua famiglia. È schiacciato dal senso di essere un peso per Michael, che si è rovinato la vita per salvarlo. Inoltre, vorrebbe essere un padre migliore per suo figlio, ma si sente costantemente inadatto e fallito. Sara è una figura chiave emotiva della serie: vive un conflitto tra etica professionale e sentimenti personali, poiché si innamora di un detenuto, mentre è medico del carcere. Vive, inoltre, un trauma personale legato alla dipendenza da droghe e al difficile rapporto con il padre. Ma, le sbarre più costringenti sono probabilmente quelle che la legano a Michael. Vivono una relazione intensa, ma piena di dolore, fatta di separazioni, pericoli e sacrifici.

Sucre fa tutto mosso dall’amore per Maricruz, la donna della sua vita. Tuttavia, è costantemente separato da lei. È la sua speranza a tenerlo in vita, ma è anche la catena che lo lega a un futuro incerto, a una felicità che sembra sempre sfuggirgli. T-Bag è uno dei personaggi più complessi e disturbanti. È emotivamente instabile, narcisista, ma anche tormentato da un passato fatto di abusi e marginalizzazione. Vuole appartenere a qualcosa, ma è schiavo della sua stessa oscurità, incapace di redimersi fino in fondo.

Sono molti i personaggi che potrebbero essere presi in esame, ma ciò che è certo, è che tutti sono dei prigionieri, anche fuori dalle loro celle.

Innumerevoli narrazioni vedono come sfondo corridoi bui, sbarre, secondini. In queste, la prigione è quasi sempre metafora di detenzione emotiva, morale e personale. Il sentimento di Michael in Prison Break è lo stesso di Paul Edgecomb ne Il miglio verde. Paul, la guardia carceraria, è prigioniero di una coscienza tormentata: sa che sta per eseguire una condanna ingiusta. Entrambi i mondi mostrano che la vera prigione non ha sbarre: è fatta di doveri morali, traumi e amore impossibile. In entrambi i casi, la prigione è un luogo in cui i personaggi si confrontano con il loro destino e la loro umanità. Inoltre, Michael si trasforma in una figura quasi messianica: si sacrifica per gli altri. Ne Il miglio verde, John Coffey è la rappresentazione dell’innocenza sacrificata e della sofferenza redentrice. I due protagonisti scelgono il dolore altrui come loro missione personale, per seguire un destino doloroso, ma significativo.

Una lezione opposta ci insegna Andy Dufresne ne Le ali della libertà. Se Michael, in Prison Break, è in costante tensione, poiché il tempo è contro di lui, Andy usa il tempo a suo favore: studia, legge, scava. La sua resistenza è paziente e invisibile. Questo non vuol dire che il secondo non condivida con il primo le stesse sbarre emotive. Entrambi i protagonisti sono imprigionati, ma uno lotta con l’azione, l’altro con la resistenza silenziosa. Entrambi, però, lottano per non diventare prigionieri dentro. Michael fugge dalla prigione per salvare gli altri; Andy fugge dalla prigione per ritrovare sé stesso. Entrambi ci insegnano che la libertà vera comincia dentro: nel non arrendersi mai, nel credere in qualcosa che sta oltre le sbarre.

Con le sue sbarre, visibili e invisibili, Prison Break è sicuramente una delle serie che merita assolutamente di essere vista. Ogni personaggio riuscirà a entrarvi nel cuore, anche quelli più improbabili. È una serie piena di azione, ma anche di tanta umanità. Ve lo assicuriamo, non vi pentirete di aver iniziato questo viaggio. E, come direbbe Faber, sicuramente è una serie perfetta per chi potrebbe dire: “di respirare l’aria di un secondino non mi va”.

Prison Break: 40 curiosità che (forse) non sapevate sulla Serie Tv