Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler fino alla sesta puntata di Pluribus.
L’uomo ha bisogno di etichette. Ha bisogno di schematizzare la complessità del mondo e ridurla a modelli semplici, essenziali. Si ritrova costantemente a dividere ogni cosa tra bianco e nero, con la paura di perdersi nel vuoto del grigio. Un grigiore che impregna ogni nostra azione, ogni nostra convinzione. Tutto è giusto o sbagliato. Sì, certo: positivo o negativo. Ma poi c’è un orizzonte sterminato oltre l’uscio di casa nostra. Al di là delle idee che abbracciamo o delle nostre convinzioni più radicate, c’è un mondo da abbracciare con un senso critico che spaventa, fisiologicamente. Umanamente, oserei dire.
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