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Panic: se il desiderio di evadere diventa irresponsabile follia – La recensione della serie Amazon

Panic

Don’t Panic. Non si tratta di una canzone dei Coldplay e neanche della copertina di Guida Galattica per gli Autostoppisti. In questo contesto è lo spassionato consiglio di un’adolescente texana che ci presenta il cuore pulsante dell’ultima scommessa di Amazon Prime Video: Panic. Un teen drama dai toni dark di cui vi avevamo anticipato qualcosa in questo articolo della scorsa settimana. Panic è disponibile sulla piattaforma dal 28 maggio ma non abbiamo ancora udito di nessuno che sia andato in iperventilazione durante la sua visione. Eppure qualche scena al cardiopalma c’è. Spunti per ottime polemiche social anche.

Due sono le cose dunque: o non avete ancora visto la serie di Prime Video o lo avete fatto e avete preferito leggervi un libro di Stephen King per ricordarvi cosa sia il brivido.

No dai, non vogliamo essere cattivi. In realtà Panic non è il peggio che si sia visto negli ultimi anni. Un discreto lavoro di effetti speciali e di cliffhanger riesce a tenere lo spettatore – se non incollato allo schermo – per lo meno interessato a sapere come vada a finire questa storia. E tutto sommato la serie tratta dall’omonimo libro di Lauren Oliver intavola discorsi su tematiche interessanti, fornendo spunti di riflessione sui quali si potrebbe discutere.

Di questi temi ne avevamo anche parlato con una delle attrici protagoniste, Jessica Sula (la Natalie Williams della serie) durante l’intervista che abbiamo condotto con lei un paio di settimane fa (la trovate qui). Panic è una serie tv piena di tutte quelle dinamiche tipiche dei teen drama, dagli amori alle amicizie passando per i progetti futuri dei protagonisti e le problematiche familiari. Ma a differenza di tanti teen drama che hanno costellato il panorama televisivo degli ultimi anni, Panic non mette al centro della narrazione un gruppo di ragazzini ricchi e viziati immersi nel glamour delle grandi metropoli.

Panic riporta la narrazione su un piano popolare, parlando di storie che coinvolgono strati della società in cui non è tutto gossip e shopping. In cui gli adolescenti sono ben lontani dall’indossare divise firmate in costose scuole private, pensando solo alla prossima avventura e al prestigio del college che i genitori pagheranno per loro. Questo teen drama parla di ragazzi che affrontano il lato oscuro della medio-bassa borghesia, dei piccoli centri degli stati del sud e di progetti futuri che si scontrano spesso con indigenza e famiglie complicate.

Su questo terreno di gioco Panic costruisce la base della propria trama per raccontare la storia di un gruppo di adolescenti che pur di evadere dal proprio soffocante contesto affrontano sfide al limite della follia irresponsabile.

“Panic” consiste in una sorta di “gioco” a prove affrontato dai senior del liceo locale ogni estate. Attorno alla prova si cela un’aura di oscurità e mistero che sembra perdurare da anni. Tutti sanno ma nessuno parla. Tra i ragazzi protagonisti della storia vige un’omertà dai contorni tanto inquietanti quanto malati. Nessuno sa chi abbia inventato Panic e tutto ciò che c’è attorno sembra tramandarsi di anno in anno, di generazione in generazione col solo potere delle parole e della leggenda.

Il gioco – se così lo si può definire – consiste in una serie di sfide a punti che metterebbero a dura prova chiunque. Prove che giocano non solo con le più basilari paure dell’essere umano (altezza, animali periolosi, buio, ignoto) ma anche con quelle più personali di ogni giocatore. Entra così nel cuore di quella che diventa più una sfida psicologica per ogni partecipante che una prova di reale resistenza, ed è infatti a quel punto che la maggior parte di loro cede. O resta in piedi mostrando quanto forte sia la propria motivazione.

Panic

Ciò che spinge ogni ragazzo a giocare infatti è il cospicuo montepremi di decine di migliaia di dollari, che permetterebbe al vincitore di poter scappare via da Carp, cittadina del Texas in cui la storia è ambientata, nella speranza di una vita migliore, di un buon college o di qualunque altra cosa che possa dar loro una speranza.

Ovviamente non sempre le cose vanno bene. La storia si sviluppa sin dall’inizio seguendo la “nuova edizione” di Panic assieme alle indagini sulla morte di due ragazzi che vi avevano preso parte l’anno prima restandone vittime. Come si può immaginare dunque assistiamo anche qui al tipico cliché dei ragazzini-detective che si infilano in situazioni più grandi di loro riuscendo in qualche modo a scoprire più cose degli adulti. Gli stessi adulti che in questa serie rivestono un ruolo tutt’altro che edificante, nonostante a fronte vi siano, a fare da protagonisti, un branco di 17enni totalmente preda della propria irresponsabilità (al netto delle loro comprensibili ragioni).

Dunque questo è Panic. Un gioco che speriamo a nessuno venga in mente di emulare. Scene alquanto difficili per chiunque soffra di vertigini, misteri da risolvere e colpevoli inaspettati. Tutto condito da una buona spruzzata dei più comuni cliché da teen drama: la ragazza intelligente con la madre disastrata, il belloccio nuovo in città che fatica d aprirsi ma fa innamorare tutte, la storia d’amore tra lo Step e la Baby della situazione. Don’t Panic potrebbe riferirsi anche a tutto questo oltre a essere la regola fondamentale dello sciagurato gioco di Carp.

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Insomma un po’ la Twin Peaks dei poveri, senza sovrannaturale, con gli abitanti che hanno la “sindrome di Winden”.

Nel senso che poi vorrete rivedere la serie di David Lynch per ricordarvi cosa sia un piccolo paesino sperduto degli Stati Uniti in cui tutti nascondono un monte di segreti e in più hanno questa fissa di lasciare il proprio odiato paesino come e più dei protagonisti di Dark. Che in fondo comprendiamo benissimo: chi vorrebbe vivere ai piedi di una centrale nucleare nel cuore della Germania? E chi vivrebbe in un paese in cui il Rodeo è ancora il massimo del divertimento popolare?

Gusti. Come gusti sono quelli di chi potrebbe apprezzare Panic come esperienza di entertainment senza troppe pretese. Alla fin fine tale potrebbe essere il modo migliore di descrivere l’ultima serie di Prime Video. Non un capolavoro, ma una decina di ore di intrattenimento in cui una delle regole fondamentali resta non andare in panico. E non farsi troppe domande.

Leggi anche: Panic – La nostra intervista a Jessica Sula, protagonista della nuova serie Prime Video

Written by Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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