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La Classifica dei 6 migliori villain di Ozark

I Navarro

4) Omar Navarro

Omar Navarro
Credits: Netflix

Il capo del cartello della droga messicano non è un tipo a cui piace sporcarsi le mani, ma preferisce piuttosto farlo fare ad altri. Nonostante questo la sua strategia di azione risulta insidiosa quanto (se non peggio) quella di altri villain dell’elenco. La sola presenza di questo personaggio in una stanza sembra rendere tossica l’aria che si respira. E tutto ciò che lo circonda pare essere avvolto da uno strato rovente, con il quale ci si può scottare al minimo tocco. Ogni oggetto, ogni pietanza, ogni crepa nelle pareti trasuda calore e impazienza. La sua calma apparente cela una personalità imprevedibile ed egocentrica, facilmente assimilabile all’onnipotenza. Lui è lui e gli altri non sono nulla.

Guardando Navarro muoversi tra le mura della sua residenza in pietra, mi è tornata alla mente la tortura cinese della goccia. Non so se la rammentate ma, per farla breve, consisteva nel far cadere ripetutamente delle gocce d’acqua sulla fronte delle vittime, fino a consumarne o perforarne il cranio. Il gioco perverso che fa il boss messicano è esattamente questo. Giorno dopo giorno, telefonata dopo telefonata, corrode la psiche di coloro che stanno dall’altra parte della conversazione, conducendoli sull’orlo dell’impulsività e della sconsideratezza. E se si prova a controbattere, o a rispondere semplicemente alle sue domande, bisogna dire precisamente ciò che lui vuole sentirsi dire. Non una parola di più né una di meno. Non una frase lasciata a metà. Non un silenzio. Altrimenti? Bè, chiedetelo a Helen Pierce.

3) Darlene Snell

Darlene Snell
Credits: Netflix

Di una cosa siamo sicuri: quando c’è un fucile c’è Darlene e viceversa. Nessun villain di Ozark è così strettamente connesso a un’arma quanto lo è la signora Snell e state pur certi che, nel momento in cui il grilletto verrà premuto, il colpo andrà a segno. Al cento per cento, senza indugi. Infatti quando questa donna uccide, lo fa con la stessa noncuranza e naturalezza con cui sbuccia una mela o taglia una verdura. Poco importa che la vittima sia una ragazza incinta, un’esponente del cartello messicano o il capo della mafia di Kansas City. L’essenziale è sparare, occultare il corpo e continuare a cucinare o passeggiare in mezzo ai terreni agricoli di proprietà della sua famiglia. Tutto come se niente fosse. Senza rimorsi né pentimenti.

Eppure Darlene non è la tipica antagonista crudelmente prevedibile. Al contrario, il suo legame con la terra e con la storia passata di Ozark la rende un personaggio sfaccettato e ribelle. A volte persino fragile, quando si tratta di proteggere il bambino che ha adottato, ad esempio. Darlene è una tipa indipendente ed emancipata, in grado di cavarsela con le sue sole forze (seppure con metodi innegabilmente folli e violenti), ma troppo ossessionata dai suoi possedimenti e dalla tradizione rurale del suo paese per riuscire a rinnovarsi. Pretende rispetto ma non lo dà neanche per finta o per convenienza. E questo è il suo più grande tallone d’Achille. La causa che condurrà la sua storyline a un finale infelice e drammatico.

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