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La reazione di Sophie Turner alla lettura del finale di Game of Thrones

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Se è vero che un percorso lungo otto anni mette a dura prova le barriere emotive degli spettatori, c’è allora da immaginare quanto possa essere amplificata l’emozione della fine per chi quella lunga esperienza l’ha vissuta in prima persona. I personaggi di Game of Thrones ne sanno qualcosa, e la gentile indiscrezione rivelata da Sophie Turner, interprete di Sansa Stark nella serie, è un saggio di quella che può diventare la visione passionale e collettiva di una “chiusura”.

Sophie Turner avrebbe infatti rivelato, in una recente intervista, l’emozionante reazione del cast della serie durante la lettura degli episodi finali dell’ottava e ultima stagione, che andranno in onda nel 2019. Queste le sue parole:

Un po’ di tempo fa abbiamo letto insieme il copione e alla fine eravamo tutti in piedi, applaudendo e piangendo. C’erano tutti presenti, tutte le persone che hanno contribuito a realizzare la serie. E’ stato fantasticoAvevamo chiuso le tende e ci eravamo isolati dal resto del mondo, trascorrendo sei ore in questa stanza, semplicemente leggendo tutto, piangendo e ridendo. Ci siamo lasciati andare alle emozioni e poi abbiamo pensato: “bene, ora abbiamo otto mesi di lavoro. Dobbiamo ancora vivere molte cose!””. 

Non risulta difficile, dato l’affiatamento per il quale il cast di Game of Thrones è noto, immaginare un commovente tripudio alla lettura del finale.
Otto mesi di lavoro che avranno un sapore agrodolce attendono quindi Sophie Turner e tutto il cast, e per quanto inconsciamente la giovane attrice provi a esorcizzare la paura di dover dire addio a una parte della sua vita, la verità è che manca ormai davvero poco al faccia a faccia con la dura realtà: l’inverno a Westeros è appena arrivato, e, comunque vada, con questo arriverà anche la fine.

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Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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