Vai al contenuto
Home » New Girl

Il regista invisibile

rob_reiner_new_girl

Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere. Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu. E se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora Discover è un modo per farci sentire il tuo supporto.

Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti, liberi di scegliere cosa raccontare e come farlo. In cambio ricevi consigli personalizzati e contenuti che trovi solo qui, tutto senza pubblicità e su una sola pagina. Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.

➡️ Scopri Hall of Series Discover

Per alcuni è il regista di Stand By Me, per altri è il regista di Harry Ti Presento Sally. Due film che apparentemente nulla hanno a che vedere tra loro. La maggior parte, prima delle circostanze tragiche che ci hanno spinto a parlare nuovamente di lui, probabilmente nemmeno ricordava chi fosse il regista di queste due opere, così come di tante altre della filmografia di Rob Reiner.

Tra i registi importanti di Hollywood è davvero raro non riuscire ad associare un volto dietro l’opera, che spesso è conseguenza della sua cifra stilistica. Puoi prendere qualsiasi film di Quentin Tarantino e ricondurlo a lui. Puoi farlo con Scorsese, con David Lynch, persino tra i più divisivi come Michael Bay o Christopher Nolan. L’autore davanti all’opera, il regista come garante della qualità o, quanto meno, delle aspettative dell’opera stessa.

Se ti accingi a vedere un film di Rob Reiner non sai esattamente cosa aspettarti, a meno di non avere a mente la sua carriera. Film diversi, di diverso genere, di diversa ambizione, in cui si fa fatica a ritrovare un filo conduttore. Se non che si tratta, quanto meno, di un film godibile. Dal godibile a salire, chiaramente. È il paradosso di quelli bravi a fare tutto. Possono adattarsi a fare qualsiasi cosa, ma gli mancherà sempre un tratto distintivo, una specialità che ne eleva il grado.

Però quelli bravi a far tutto servono, servono sempre. Fanno funzionare qualcosa, il mondo, la vita, pur senza stare lì a prendersi gli omaggi della folla. E il tratto distintivo di Rob Reiner, in fondo, era questo: rendere iconico tutto quello che era dall’altro lato della macchina da presa.

Figlio d’arte, il padre Carl Reiner detiene ancora il primato per il numero di Emmy vinti in carriera, ben 9. Lo ricordiamo tutti nella parte di Saul, nella saga di Ocean’s Eleven. Dal papà, Rob ha senza’altro ripreso la sua grande ironia, che ha tratteggiato una parte della sua filmografia. Il suo primo film non è molto conosciuto, è un mockumentary sull’Heavy Metal: This is a Spinal Tap. Una parodia della vita delle rock star, giratacioè come se fosse The Office o una pellicola di Sacha Baron Cohen. Un successo, in termini di popolarità, forse impreventivabile persino per lui, ma che non chiarisce effettivamente quale sia il percorso autoriale.

Da fan accanito di Stephen King quale è, ci ha regalato due delle migliori trasposizioni delle opere del maestro dell’horror, con Stand By Me, film di culto vero e proprio, e Misery non deve morire, con una inquietante ed eccezionale Kathy Bates. Faticheremmo a pensare che sia lo stesso che ha saputo rinnovare il genere delle rom-com negli anni 90 meglio di tutti, girando Harry ti presento Sally e Il presidente – Una storia d’amore. La scena di Meg Ryan, sì, quella scena, non serve aggiungere ulteriori dettagli per farvi capire quali, è emblematica di quanto, con Rob Reiner, un film trascenda l’autore stesso.

Si è inserito nel filone del fantasy, con ottimi risultati, dando vita a La Storia Fantastica. Ha sfiorato l’Oscar con un solidissimo legal movie come Codice d’onore, passando poi per quello che meglio di tutti definisce la sua poetica: Non è mai troppo tardi. Un film con un’ironia profonda e amara, ma che ha anche una visione positiva e anche un filino retorica – ma ce la facciamo andar bene uguale – della vita. È il primo film che io ricordi di aver visto di lui ed è anche quello che mi porterei fino alla vecchiaia, se fossi costretto a sceglierne uno soltanto.

In tutte queste pellicole Rob ha lasciato che, a parlare per lui, fossero le scene e i personaggi. Lui perfetto Deus ex Machina a muovere invisibilmente i fili; i vari Jack Nicholson, Michael Douglas, Morgan Freeman, Meg Ryan, Billy Crystal, Demi Moore, Kiefer Sutherland a cominciare a scrivere o incidere la loro parte di storia a Hollywood. E in queste ore tutti loro lo stanno ricordando con immenso affetto.

Curiosamente a quanto caratterizzato dalla carriera da regista, quella da attore ha invece seguito una parabola opposta, almeno in termini di riconoscibilità.

Il suo faccione gentile, di quelli che ben predispongono gli spettatori, mettendoli subito di buon umore, ci ha accompagnato in varie fasi della nostra vita. I millennials come me avranno imparato a conoscerlo sin dalla piccola età, quando è apparso ne I Maghi di Waverly, al fianco di Selena Gomez e in Hanna Montana, al fianco di Miley Cyrus. È stato anche il padre di Jess in New Girl, a testimonianza di come l’ironia per lui sia un mezzo, ma anche un fine. E più recentemente è stato anche una gradita guest star nella quinta stagione di The Bear.

Al cinema ci sembra di ricordarlo ovunque, ma in realtà non ha preso parte a chissà quanti film (poco più di una decina, se non erro). È solo che da straordinario caratterista qual è, pur non essendo praticamente mai protagonista, è riuscito a infondere nello spettatore familiarità e iconicità. Per me sarà sempre e prima di tutto Mad Max, il padre di Jordan Belfort, in The Wolf of Wall Street. Lo sbrocco di quando squilla il telefono, proprio mentre sta per iniziare la sua serie preferita, è lo sbrocco delle nostre anime.

Non lo conoscevo di persona, ovviamente. I ritratti che ne fanno oggi i giornali lo descrivono come un uomo amabile e sempre in prima fila quando si tratta di diritti umani e civili. Sembra che negli ultimi tempi si stesse dedicando maggiormente all’attività politica. Di sicuro, quello che traspare dalla sue opere, è che abbiamo. perso una persona riflessiva e intelligente. con un rispetto profondissimo nei confronti del cinema. Un rispetto così grande da stare sempre un passo indietro, in funzione del mezzo.

Le prime indagini sulla sua morte e su quella di sua moglie, la produttrice Michele Singer, fanno emergere un’ipotesi orribile. E proprio a causa di questo, mai come questa volta si parla di Rob Reiner. Per i motivi più sbagliati, ingiusti e drammatici, il regista invisibile è finito in primo piano.

Mio caro amico, chiudi gli occhi e lasciati trasportare dal fiume fino a casa.

(Carter – Non è mai troppo tardi)