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Dear White People è una critica sociale riuscita a metà

dear white people
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Nel panorama televisivo attuale è sempre più complicato trattare argomenti delicati senza apparire banali o, peggio ancora, sfociare nel moralismo. Per questo motivo quando una Serie Tv parla di razzismo è bene andarci con i piedi di piombo. La vera sfida è provare a parlarne facendo a meno della retorica e senza dare allo spettatore l’idea del già visto. Dear White People ha accettato la sfida ma non è riuscita a vincerla in toto.

La Serie Tv targata Netflix, composta da 10 episodi dalla durata media di circa 30 minuti, aveva destato molta curiosità. Se n’era parlato molto nei mesi antecedenti al rilascio, proprio per il modo in cui si era deciso di trattare la tematica del razzismo (come si evince anche dal trailer). Inevitabilmente il buzz ne ha accresciuto l’hype che ha preceduto la messa in onda.

Dal punto di vista del mero intrattenimento Dear White People è un prodotto decisamente godibile. Ogni episodio, incentrato di volta in volta su un diverso personaggio, mette in evidenza una prospettiva differente di un’unica storia. L’aspetto comedy e quello drama sono, il più delle volte, sapientemente bilanciati. Il tutto coronato dalla vivace voce narrante di Giancarlo Esposito (il Gustavo Fring di Breaking Bad).

Poichè, tuttavia, in una serie del genere il messaggio costituisce la parte preponderante, il giudizio risente di una non sempre efficace gestione di questo aspetto. Ma procediamo con ordine.

La Serie Tv mira a costruire un discorso ben più ampio della questione razziale nelle università americane. Il punto focale della riflessione diventa l’individuazione dei limiti del razzismo, anche quando esso si maschera dietro la satira o, appunto, le accuse di moralismo.

Quella di Dear White People è una critica ambiziosa e legittima.

Soprattutto è una critica che travalica il contesto americano e può essere applicata ad ogni società. Basti pensare al dibattito sull’accoglienza degli immigrati: chi è a favore taccia di razzismo la parte avversa; chi è contro, viceversa, parla di finto buonismo. L’assunto della Serie è che l’atteggiamento irriverente nei confronti della questione razziale genera gli stereotipi che sfociano anche in casi estremi. Come gli omicidi ai danni degli afroamericani da parte dei poliziotti.

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Per quanto la Serie si chiami “Dear White People” – dal nome della trasmissione condotta da una dei personaggi – la critica non è discriminante, ma avvolge ambo le razze. Ad affrontare la questione con leggerezza non sono infatti soltanto i white people, ma anche gli stessi afroamericani, mostrati nell’interazione con gli altri, con il proprio orientamento sessuale o con i loro genitori.

Se i propositi, dunque, sono condivisibili, la messa in pratica è tutt’altro che perfetta.

Il messaggio diviene ridondante, restituendo una narrazione forzata e statica. Quando si insiste troppo col rimarcare un concetto, si finisce per ottenere l’effetto contrario. È ciò che accade a Dear White People che, probabilmente, avrebbe beneficiato di qualche taglio di situazioni e un minor numero di episodi.

Altro aspetto che non paga è quello di aver dato per scontato un evento chiave come il BlackFace Party. Soprattutto nei primi episodi diventa faticoso venire a capo della cronologia degli eventi. Per chi segue le Serie Tv sottotitolate, inoltre, il disagio viene amplificato sebbene la Serie non abbia demeriti diretti. Nei flashback iniziali, infatti, si verifica un accavallamento tra la voce narrante e alcune scritte in sovrimpressione, complicandone la lettura.

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Le maggiori perplessità, tuttavia, sono proprio quelle espresse in calce a questo articolo. Se la sfida è riuscire a proporre un punto di vista originale, va evitato il senso di già visto.

Dear White People alterna situazioni effettivamente originali a personaggi stereotipati che agiscono secondo cliché; l’afroamericana che si esalta guardando la soap, gli ipertecnologici che si esprimono tramite hashtag. Una Serie che vuole mettere in guardia dalle conseguenze degli stereotipi dovrebbe limitarli al minimo.

In conclusione Dear White People è un buon prodotto capace di offrire anche diversi spunti interessanti.

Ma se lo scopo è quello di lanciare un messaggio, bisogna anche attribuire a questo aspetto un peso specifico maggiore. Per questo vale la pena di essere guardata ma senza caricarla di chissà quale valore di critica sociale. Quella è riuscita solo a metà.

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Written by Vincenzo Di Somma

Il mio primo incontro con le serie TV avviene in tenera età quando scopro X-Files. Da lì nascono le mie tre domande esistenziali: siamo soli nell'universo? Diventerò mai figo come Duchovny? Smetterò di avere paura della sigla? Oggi come allora le risposte sono no, no e no.

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