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L’arduo compito della seconda stagione di Narcos

Pasqua

La seconda stagione di Narcos è ormai vicina. Il 2 settembre partiranno su Netflix i nuovi dieci episodi che comporranno il quadro (presumibilmente) definitivo della serie. Come è stato più volte sottolineato, la prima stagione è stata un successo di critica e pubblico, grazie allo stile caratteristico (il lasciare lo spagnolo per la veridicità dell’ambientazione) e alle ottime interpretazioni degli attori (nello specifico, quella del protagonista Wagner Moura che gli è valsa una Nomination ai Golden Globe). Sceneggiatori e regista sono riusciti a rendere una storia vera estremamente avvincente e caratterizzata, nonostante questo aspetto (la storia vera) possa a volte rivelarsi, per una Serie Tv, ingabbiante o limitativo. Dunque la domanda è: riuscirà questa seconda stagione ad essere all’altezza della prima?

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Uno dei primi aspetti da considerare è quello relativo al tempo. Da un punto di vista di “lunghezza” della storia, e dunque della sua durata, fra la prima e la seconda stagione ci sarà un abisso; infatti, come abbiamo notato, la prima stagione si svolge in un arco temporale molto ampio: raccontando la storia di Pablo Escobar fin dalle origini, e percorrendola attraverso le sue numerose sfaccettature, la serie copre un periodo di più di quindici anni, dalla fine degli anni ’70 ai primi anni ’90. La seconda, invece, per una questione di logica storica non ha più l’elemento temporale a disposizione: nel dicembre del 1993 Escobar muore, e il finale della prima stagione è nel luglio del 1992, momento in cui egli riuscirà ad evadere da “La Cathedral”. Dunque, l’arco a disposizione è di poco più di un anno. Per questo motivo, specialmente in relazione ai ritmi, ci aspettiamo una stagione diversa dalla precedente, visto che devono essere concentrati pochi mesi nello stesso numero di puntate in cui sono stati concentrati più di 15 anni.  Ma questo non è tutto.

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Il fatto di essere legati ad una storia vera ha finora portato ottimi risultati; tuttavia, questo aspetto di per sè comporta dei limiti che devono essere ben gestiti per evitare un flop. Innanzitutto, non si sa molto in relazione agli eventi che hanno toccato Escobar fuori dalla sua “prigione privata”, se non in relazione ai momenti precedenti alla cattura. Questo costringe di fatto gli sceneggiatori ad andare al di là dei fatti e lavorare più di fantasia rispetto a quanto abbiano fatto nella prima stagione. Sarà al proposito molto importante il lavoro di Wagner Moura: a lui sono affidate (e fino ad ora il risultato è stato brillante) le interpretazioni delle sensazioni, delle paure, delle certezze di Escobar, che si troverà in una situazione nuova, con pochi elementi a proteggerlo rispetto all’esercito che paradossalmente comandava quando era a “La Cathedral“. I due agenti protagonisti, invece, continueranno di fatto a rappresentare con maggiore chiarezza (frutto di interpretazione degli autori, ovviamente) quelle che sono, nella storia vera, le nubi relative al ruolo degli Stati Uniti nella cattura e in generale nella gestione del caso Escobar.

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Altro aspetto a cui si è fatto brevemente riferimento è probabilmente il più determinante: la storia deve finire. Possiamo ben immaginare quanto questa cosa da un lato possa essere un vantaggio (non ci sono rischi su finali discutibili o che possono non piacere), ma d’altro lato un limite; infatti, già il fatto stesso che la serie possa proseguire per una terza stagione (cosa che molto probabilmente non avverrà) sarebbe sinonimo di successo di pubblico, ma di fallimento di gestione della trama. È troppo chiaro che una serie simile non può prolungarsi troppo, e l’arrivo di un finale è proprio quello di cui ha bisogno per rimanere negli annali.

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Il punto è, in conclusione, che la seconda stagione ha tutti gli elementi per essere grandiosa come la prima; tuttavia, è davvero difficile immaginare che possa essere come la prima. Infatti, se lo stile potrà rimanere identico, per forza di cose gestione della trama, ritmi e interpretazioni dei personaggi dovranno cambiare per adeguarsi al racconto della storia vera. Possono modificarsi in meglio, o anche in peggio: la certezza è che se verranno riproposti gli standard delle prime dieci puntate, la seconda stagione sarà un nuovo successo.

 

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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